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Mozilla forzerà entro maggio quegli utenti che utilizzano ancora Firefox 3.6 a passare a Firefox 12, tramite un aggiornamento automatico. Al contempo, giunge Firefox 13 a pochi giorni dalla release precedente, che è già disponibile per il download in versione preliminare su PC, Mac e Linux e che porta una serie di novità.
Per quanto riguarda Firefox 3.6, Mozilla non ha ancora diramato la data precisa in cui distribuirà l’update automatico alla versione 12 del noto browser, ma ha fatto sapere che lo stesso sarà attivato nel prossimo mese. Lo sviluppatore ha deciso di portare avanti una decisione del genere per fare in modo da focalizzare le proprie risorse sulle versioni successive del browser e per fare in modo che gli utenti aggiornino il programma a una versione migliore, anche dal punto di vista della sicurezza.
Chi per qualche motivo ha la necessità di rimanere con la versione 3.6 di Firefox, deve disabilitare gli update automatici (basta deselezionare la voce “Installa automaticamente aggiornamenti” dalla sezione “Aggiornamenti” della scheda Avanzate delle Preferenze).
Firefox 13 è invece già scaricabile in versione beta da alcuni giorni: vengono qui introdutte una serie di novità interessanti per l’utente, come ad esempio una homepage ridisegnata e che offre un accesso preferenziale a strumenti di uso comune, come la scheda Download, il manager delle estensioni e i preferiti.
Aprendo una nuova scheda in Firefox 13, l’utente avrà quindi a disposizione i link ai siti più visitati o ai preferiti e in caso di crash, al successivo riavvio del browser si avrà la possibilità di ripristinare le schede aperte in precedenza. Infine, sono stati introdotti nuovi strumenti dedicati agli sviluppatori.
Alcuni membri di Anonymous hanno realizzato una piattaforma musicale, denominata Anontune, dai toni social e che pesca la musica da tutto il Web. Lo ha scoperto la redazione di Wired, che con un articolo ha spiegato quelli che saranno i punti che contraddistingueranno la soluzione del gruppo di hacktivisti dalle altre presenti in Rete.
A quanto pare, gli utenti di Anontune resteranno anonimi e potranno creare playlist musicali e condividerle sui social network, tramite una piattaforma che raccoglierà i brani dai vari canali online. L’obiettivo di Anonymous è pertanto quello di raccogliere l’intero ecosistema musicale presente sulla Rete e distribuirlo gratuitamente agli utenti, che dovranno registrarsi per usufruire del servizio.
Il noto gruppo di hacker sta preparando l’Operazione Mozart contro le grandi major dell’industria musicale, e stando ai creatori di Anontune, la piattaforma combinerà le possibilità d’ascolto gratuito offerte da vari canali quali ad esempio MySpace, Yahoo! e YouTube. Ha un motore di ricerca interno e un lettore capace di organizzare le liste musicali da ascoltare. Oggi vanta poco più di un migliaio di utenti, ma in futuro si prevedono possibilità di espansione.
V’è anche un attacco alle multinazionali della musica, come già avvenne ai tempi della chiusura di Megaupload: “Stiamo per arrivare a un modello di consumo in cui l’ascolto di musica verrà pagato a tempo”, dicono gli hacker. Per usufruire di Anontune, basta collegarsi al sito, creare un account e poi stilare una playlist con i titoli delle canzoni che si desidera ascoltare; è inoltre possibile collegare l’iPod e importare i brani caricati sul lettore di Apple: a quel punto, il motore di ricerca della piattaforma andrà a cercare i titoli sul Web. “Abbiamo molti progetti, come lo sviluppo di software per aiutare gli utenti a raggiungere il massimo dell’esperienza musicale – ha detto un cofondatore di Anontune a Wired – È già tutto lì, e questa è la parte più interessante del progetto”.
La brutta vicenda di Italia-Programmi.net si sposterà nelle aule di tribunale. Alcuni cittadini italiani, infatti, hanno già sporto denuncia per truffa ai carabinieri, atto che permetterà ora una regolare indagine sull’attività di questa società, la Estesa limited, con sede alle Seychelles.
La storia di questa clamorosa truffa si può dividere in diverse fasi: gli abbonamenti coatti sul sito, la multa dell’Authority per comportamento scorretto, le email e lettere di ingiunzione al pagamento della società, le proteste degli utenti per questa strategia minacciosa, la presa di posizione delle forze dell’ordine e degli inquirenti, e infine l’oscuramento imposto dopo che tra le vittime è stato scoperto esserci persino il Quirinale.
Il provvedimento della Procura di Milano è tuttavia soltanto un sequestro preventivo contro ignoti. La vera battaglia comincerà soltanto dopo che le denunce dei cittadini truffati comporranno una possibile class action, utile in particolare per chi ha pagato il bollettino di 96 euro (a volte anche di più) magari spaventato dal tono della lettera e convinto di essere nel torto.
Le associazioni dei consumatori si stanno già attivando e il consiglio è sempre lo stesso: se avete ricevuto questa lettera, conservatela, informatevi su eventuali azioni collettive da parte di associazioni nella vostra città e se ritenete aderite. Da vittime, ora gli utenti possono ribaltare il gioco e chiedere i danni e giustizia al capo di questa impresa, internazionale (Austria, Germania, Grecia, Cipro, Usa, sono molti i paesi coinvolti) dedita alla truffa su Internet: un cittadino ungherese di 64 anni sulla cui identità poco si conosce.
Firefox 12, ovvero la nuova versione del browser di Mozilla, è già disponibile per il download in lingua italiana – ma anche nelle altre lingue. Apporta una serie di novità, sebbene non vi sia nulla di eclatante, come ad esempio la semplificazione del processo di aggiornamento e alcuni nuovi supporti dedicati ai developer.
Prosegue dunque il ciclo di sviluppo rapido di Firefox, giunto nel giro di pochissimi mesi dalla versione 4 a quella numero 12, sebbene le novità introdotte tra una versione e l’altra siano quasi sempre destinate esclusivamente a migliorare le performance del browser targato Mozilla. In Firefox 12, il processo di aggiornamento è stato semplificato e richiederà un’operazione in meno nei sistemi Windows, dunque l’operazione viene velocizzata.
Sia gli utenti Windows che quelli Mac e Linux potranno poi godere dell’ottimizzazione dello strumento “Trova” e del download automatico di tutti gli URL copiati nella finestra del download manager. Tra le altre novità, figurano quelle dedicate agli sviluppatori, come ad esempio migliorie apportate sulle proprietà CSS, dove sono state implementate column-fill e text-align-last e dove Mozilla ha aggiunto il supporto sperimentale ECMAScript 6 Map e Set objects.
Si ricorda che Firefox 12 è l’ultima versione del browser a supportare Windows 2000, Windows XP RTM o Windows XP Service Pack 1. Chi possiede ancora un sistema operativo vecchio dovrebbe aggiornare al Service Pack 2, altrimenti sarà costretto in futuro a cambiare browser. Firefox 13 debutterà il 5 giugno e Firefox 14, invece, il 17 luglio.
Con Cicero Latin Tutor, gli studenti potranno fare le versioni di latino online, sul Web, ma senza copiare: è infatti una nuova piattaforma di e-learning, distribuita in Rete, che aiuterà nelle traduzioni e darà anche un voto. È realizzata dalla startup italiana Maieutical Lab e ci sono voluti due anni per svilupparla.
L’applicazione sarà disponibile in versione completa dalla prossima settimana e si propone di aiutare gli studenti liceali con un funzionamento davvero semplice: il docente assegnerà il compito, a casa l’alunno utilizzerà l’interfaccia dinamica per scrivere la propria versione e, seguendo le istruzioni fornite nella parte destra dello schermo, verranno mostrate informazioni utili a realizzare ogni preciso passaggio. Cicero Latin Tutor potrà anche essere utilizzato per esercitarsi, qualora lo si desideri.
La piattaforma di e-learning non solo verificherà la correttezza della versione, assegnando anche un voto, ma chiederà anche allo studente di analizzare gli elementi linguistici del testo in latino prima di tradurlo, feature che potrà agevolare l’apprendimento dello stesso; fornirà al docente i dati sulla valutazione e sulle capacità dello studente e, grazie al sistema sviluppato, impedirà a tutti di copiare.
La demo online di Cicero Latin Tutor è già disponibile ed è possibile che in futuro la struttura e l’impostazione venga utilizzata anche per supportare le traduzioni in altre lingue, non solo da quella latina a quella italiana. Ha delle grandi potenzialità: attualmente sono disponibili una dozzina di versioni, ma presto il numero dei testi verrà esteso. Di seguito un video che mostra il funzionamento del software online.
You know that dream you have about trading places with Michael Jordan, or, well, any famous athlete/actor/celebrity? You probably think it would be pretty great, don’t you? All that money, all that fame, and all that ability. The world would be your oyster, right? Nothing could touch you, right? But what happens if you share the same name as that famous icon, but not any of the attributes that made them famous? How fun would life be then?
Let’s ask Michael Jordan. No, not that one. This one:
Man, that has to suck, right?
What we have is another great commercial from ESPN, and it captures the reactions and the subsequent disappointment almost pitch-perfectly. Yes, this is fiction, but a quick search of the White Pages finds hundreds of results, meaning there are probably more than a few Michael Jordans out there who go through something similar. The worst thing about this would have to be the looks of disappointment when they realize you aren’t THE Michael Jordan, rather, someone who shares the same name.
Be strong all you non-Air Jordans out there. Who knows, maybe you can snatch the “real” Michael Jordan’s identity and get access to some of that Nike money.
UPDATE: Bloomberg is now reporting that Simon & Schuster, HarperCollins, and Hachette have, in fact, agreed to settle out of court. There are no details of the settlement as yet.
ORIGINAL STORY:
Earlier this morning we brought you news that the U.S. Department of Justice might file suit against Apple and several book publishers for e-book price fixing. Now it looks like that suit has actually been filed.
According to a report from Bloomberg, the DOJ has filed suit against Apple and all five of the publishers listed in the original investigation: Simon & Schuster, Hachette, Penguin, MacMillan, and HarperCollins. The suit alleges that the agreements between Apple and the publishers made prior to the launch of the original iPad and iBooks in 2010 constitute price-fixing, in violation of U.S. antitrust laws.
According to the report, three of the five publishers – Hachette, HarperCollins, and Simon & Schuster – are seeking to settle the case out of court, while Apple, Penguin, and MacMillan are all preparing to fight the lawsuit. Requests for comment sent to Apple and the five publishers have not yet been answered. Citing “two people familiar with the matter,” Bloomberg says that the settlements could come later today.
The government is seeking to nullify the agreements between Apple and the five publishers that instituted an agency model of e-book sales. Under the agency model, publishers set the price of e-books, and the retailer gets 30% of the price. Under the previous wholesale model, e-books were sold in the same way as physical books: the books are sold to the retailer by the publisher, and the retailer is allowed to set whatever price they choose. This model caused concern for publishers because Amazon was selling e-books at or below wholesale in order to drive sales of their Kindle e-reader, a practice which Barnes & Noble also adopted when they released their own Nook e-reader. The government alleges that by adopting the agency model, Apple and the publishers colluded to raise e-book prices. Once the agency model agreements with Apple were in place, the publishers were able to strong-arm Amazon and Barnes & Noble into similar agreements.
Mangatar è un nuovo servizio disponibile sia online che come applicazione per Facebook che consente di creare un avatar personale in stile manga da applicare al diario di Facebook, al profilo su Twitter o su Google+. Funziona in maniera davvero semplice e nel giro di pochissimo tempo si avrà a disposizione un’immagine particolare da sfoggiare ai propri amici.
Sarà dunque possibile creare un avatar maschile o uno femminile e personalizzarne il volto, gli abiti indossati, i capelli e anche l’umore. Successivamente si riceverà tramite email l’immagine ottenuta: basterà salvarla sul proprio computer e utilizzarla come foto profilo su Facebook, su Twitter, su Google+ o su altri siti Web, forum, blog o piattaforme sociali alternative.
Il progetto è stato sviluppato da ragazzi italiani nel linguaggio HTML5 ed è compatibile con l’iPad di Apple. Mangatar è anche disponibile come applicazione per Facebook e offre un processo di creazione ancora più immediato e veloce. Infine, gli utenti che utilizzeranno il servizio potranno anche divertirsi a commentare e a votare l’avatar degli altri utenti. È disponibile cliccando su questo link. Di seguito invece una galleria di immagini di copertine creative e originali da usare per il diario di Facebook, la Timeline.
There’s a little web-based company you’ve probably never heard of–but which has anything your heart desires (related to home goods) and will undoubtedly show up in web results when you get specific with your search–that is on its way to becoming a billion dollar earner, and it’s due in part to their almost anonymous web presence.
Wayfair.com is an all-encompassing mother company for many hundreds of small niche companies and is the largest online-only retailer for home decor, furnishings, and improvement items in the U.S. But it wasn’t always so; for years the company struggled to find their place in a rapidly-growing market. After being inspired by a small startup company which exclusively sold birdhouses, the creators of Wayfair–Niraj Shah and Steve Conine–decided to take a risk and become the home of similar businesses, all catering to very specific needs. Within a short amount of time, they had over 200 online stores under their wing, including AllSwivelBarStools.com and HotPlates.com. A staple of their business practice is that 90% of their products are shipped directly from the supplier, which means fewer costs on their end and a huge selection of products, which is paramount in a niche-based company.
But all those .com’s detracted from the company’s goal, and at trade shows the duo began telling potential suppliers the company name was CSN Stores, leaving out the part about being exclusively web-based.
“It’s actually just our initials mixed together,” said Shah about the name. “We knew it wasn’t a very good consumer name, but we did it for the supply chain. We’d be talking to suppliers at a trade show for 15 minutes before they realized that we were actually 100 percent Internet. By that point, they could tell that we seemed pretty credible. If our name was something dot-com, we wouldn’t have even gotten a chance to chat with them.”
Last year they rebranded, changing the name to Wayfair and incorporating all those websites into one; their hope is to make Wayfair a name consumers remember and type into their browser, rather than being a business based on an accidental find. And with sales crossing the $500 million mark in 2011, the self-funded company seems to be well on its way to becoming a well-known destination.
Dropbox ha aumentato lo spazio di memorizzazione dei documenti caricabili sul servizio di cloud storage online, ottenibile nel caso si invitino degli amici a utilizzare lo stesso. Come riportato dall’annuncio ufficiale, per ogni amico che l’utente convincerà ad approdare su Dropbox, sarà possibile ricevere 500 MB di spazio extra direttamente sul proprio account.
Il numero massimo delle persone che è possibile invitare è di 32, pertanto potenzialmente si potranno avere fino a 16 GB di storage extra. Chi invece possiede un account di tipo Pro, ovvero quello a pagamento, riceverà uno spazio extra maggiore, pari a 1 GB per ogni amico invitato, dunque per un massimo di 32 GB ottenibili.
Per invitare i propri contatti a utilizzare Dropbox è possibile collegarsi alla pagina ospitata sul sito ufficiale del servizio basato sul cloud e selezionare l’opzione di condivisione via email, Facebook, Twitter oppure si può scegliere di ottenere un link personalizzato da diffondere così su siti Web e altri canali sociali.
Una mossa del genere nasce dall’esigenza di competere con la crescente concorrenza che sta iniziando massicciamente a fornire servizi di storage via cloud, come Apple con iCloud; anche Google approderà presto in questo campo, come comunicato nelle scorse settimane. Si ricorda che Dropbox offriva in precedenza solo 250 MB in più di spazio per ogni amico invitato.
Italia-Programmi.net è stato oscurato nelle scorse ore in seguito al sequestro da parte della Procura di Milano: gli utenti festeggiano quanto accaduto, così come l’ADUC, l’associazione per la difesa dei consumatori che ha espresso grande soddisfazione per la fine della vicenda che ha colpito migliaia di utenti italiani.
L’ADUC è stata infatti tra le più attive nel denunciare il comportamento illegale della Estesa Limited con Italia-Programmi.net, e attraverso un comunicato ha spiegato innanzitutto ciò che è accaduto negli scorsi mesi:
«Dopo la nostra denuncia di giugno del 2010, l’intervento dell’Antitrust ad agosto dello stesso anno e la multa di 1,5 milioni della medesima Autorità, l’iniziativa che solitari abbiamo lanciato invitando tutti i malcapitati a depositare un esposto presso la propria Procura della Repubblica, ha dato il suo primo risultato, l’oscuramento preventivo. Nonostante decine di Procure avessero archiviato le richieste dei navigatori che avevano usato i nostri facsmili per l’esposto, ecco che quella di Milano ha dato un primo risultato».
Al contempo, l’ADUC esprime però un certo rammarico per il modo in cui il provvedimento è giunto da parte della Procura di Milano, poiché sembrerebbe esser scattato quando il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è caduto vittima della truffa e ha denunciato di persona Italia-Programmi.net e la Estesa Limited:
Sembra che ciò sia dovuto al fatto che tra le vittime illustri di questi truffatori ci sia stato anche il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo scorso 6 febbraio sarebbe incappato nella loro rete. Se fosse così restiamo un po’ basiti dal fatto che l’autorità penale ha dovuto attendere illustri vittime prima di muoversi, ma il risultato del sequestro preventivo è così importante che travalica anche le nostre perplessità: in questo modo si è posto un freno alle centinaia di migliaia di sollecitazioni che avrebbero potuto continuare a giungere ai navigatori in cerca di free-software, mentre la “gestione” di coloro che sono già stati raggiunti da questa truffa diventa più semplice per far loro capire che siamo in presenza di una truffa di fronte alla quale cui l’unica cosa da fare è non pagare e non interloquire in nessun modo.
Italia-Programmi.net è stato sequestrato e oscurato in queste ore: è giunta una richiesta della Procura di Milano dopo le varie denunce da parti degli utenti truffati e da una vittima illustre: Giorgio Napolitano. Anche il Presidente della Repubblica è caduto nel tranello messo in atto dalla Estesa Limited e lo scorso 6 febbraio ha deciso di esporre la vicenda alle Autorità.
Giorgio Napolitano ha denunciato infatti Estesa Limited con il suo Italia-Programmi.net alle forze dell’ordine e non è la prima vittime illustre, dato che nel 2012 la medesima vicenda aveva coinvolto anche Antonio Catricalà, allora presidente dell’Antitrust, che aveva raccontato di aver ricevuto la notifica di pagamento a Striscia la Notizia pur non aver mai usufruito dei servizi del sito Web.
Nella lettera indirizzata direttamente al Presidente della Repubblica c’è la causale (F681819) e l’Iban per il bonifico da inviare entro il 23 febbraio, che fa riferimento a una banca di Cipro. Anche Napolitano ha ricevuto le stesse richieste di pagamento insistenti e minacciose che gli utenti italiani si sono visti recapitare via email e anche a domicilio, mediante posta prioritaria. Tante le autorità italiane che si erano mosse, dall’Antitrust all’AGCOM, dalla Polizia Postale all’ADUC alla Guardia di Finanza, ma finora il sito della Estesa Limited, società con sede alle Seychelles, non era stato mai oscurato e anzi continuava ad agire indisturbato.
Gli utenti italiani truffati possono dunque tirare un sospiro di sollievo: si avvicina definitivamente la fine del sito che ha scatenato la truffa più importante ed eclatante del 2011/2012.
Il caso di Italia-Programmi.net si tinge di fiamme gialle: la Guardia di Finanza italiana, infatti, sollecitata dalle denunce di tanti utenti truffati, si è espressa ufficialmente, invitando tutti a non pagare.
La vicenda è nota: la società Estesa Limited ha propinato abbonamenti a pagamento a utenti disattenti o ignari, finendo col pagare lei, invece, una maxi multa comminata dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta. Ma la vicenda era soltanto all’inizio: approfittando del grande numero di indirizzi degli utenti di cui disponeva, Italia-Programmi.net ha cominciato a spedire email e anche lettere di ingiunzione di pagamento, dai contenuti fumosi e orientati a racimolare più soldi possibile. Un fenomeno che ha inquietato molte persone, anche molti minorenni.
L’asimmetria informativa di cui la società con sede alla Seychelles credeva di poter approfittare è stata però compensata dal web, che ha fornito molti dati utili e aggiornato gli internauti su quanto stava accadendo. Ora la posizione della GdF mette una pietra salda su cui posare i comportamenti delle persone truffate da qui in avanti: il Gat (il Nucleo speciale frodi telematiche) ha infatti pubblicato una dichiarazione in merito:
“Italia-Programmi.net, già sanzionata dal Garante Antitrust e nel mirino di numerose procure, sta continuando a inviare messaggi dal tono minaccioso prima richiedendo il pagamento, poi comunicando di aver intrapreso le vie legali, dopo ancora informando dell’esistenza di un procedimento civile presso un tanto fantasiosissimo quanto non meglio identificato “tribunale regionale giudiziario” e segnalando di aver affidato la pratica a una struttura specializzata nel recupero dei crediti“.
Tutti elementi chiari di una truffa, sulla quale sta indagando la procura di Roma, con il coordinamento del pubblico ministero Nicola Maiorano, che ha sulla scrivania 500 denunce e ha affidato al Gat le indagini tecniche. Al momento, le fiamme gialle parlano di un intreccio di società che portano il flusso di denaro indebitamente riscosso verso un conto corrente cipriota:
“I contorni già ben definiti, così come è ben chiaro il ruolo di un 65enne ungherese che apparentemente avrebbe il ruolo di “regista” della gigantesca truffa, che vede in campo Austria, Germania, Grecia, Cipro, Usa e Seychelles.”.
Il messaggio non potrebbe essere più chiaro e autorevole: se siete vittime di Italia-Programmi.net, ignorate le richieste di pagamento, state tranquilli e informatevi presso la polizia postale se potete anche voi partecipare alla denuncia collettiva in caso parta una class action.
Kim Dotcom, fondatore del celebre portale di file sharing Megaupload, chiuso di recente con l’arresto dello stesso Dotcom, ha rivelato che nei server del suo sito sono presenti circa 95 terabyte di dati appartenenti all’esercito e alla marina statunitense. L’informazione è stata rivelata per dare prova del fatto che diversi funzionari degli USA utilizzassero spesso i servizi di Megaupload con i ben 1.058 account legati a domini governativi, tra cui 344 premium. Insomma, il portale sarebbe stato bloccato dagli stessi che ne usufruivano con enorme piacere.
E non solo, diversi sarebbero anche gli account provenienti dalle forze armate. Kim Dotcom illustra nel dettaglio la presenza di 15.634 militari USA registrati ai servizi di Megaupload, con ben 10.223 di questi che hanno sottoscritto un abbonamento Premium. Il totale di file caricati ammonterebbe a 340.983, mentre lo spazio utilizzato, come detto, sfiorerebbe l’impressionante quota di 95 terabyte, pari a 95.000 gigabyte.
Ovviamente non è possibile dimostrare che i funzionari del governo e i soggetti delle forze armate utilizzassero MegaUpload violando il copyright, accusa primaria che ha portato poi alla chiusura del sito, ma è chiaro che la difesa di Dotcom si basa su rendere conto di come la fine di Megaupload abbia portato dei problemi anche agli stessi che adesso gli hanno mosso battaglia in tribunale dato che i file adesso sono a rischio eliminazione su richiesta di Carpathia Hosting, la quale ha fretta di affittare i server ad altre realtà.
Ark è un nuovo sistema online che è possibile utilizzare per cercare amici, parenti e utenti in generale che si desidera contattare sul Web. Secondo quanto esplicato dal fondatore Patrick Riley, offre risultati più precisi rispetto a quanto possibile con Google e Facebook. Ecco perché.
Questo l’esempio proposto: una giovane donna che si è appena trasferita dal Nepal a New York, vuol trovare un possibile amico che parli la sua lingua, solitamente cerca su Google “donne a New York che parlano nepalese”: in tal caso, Google restituisce risultati che mettono in evidenza una serie di ricerche demografiche su quante donne parlino quella lingua in quel determinato paese. Ma non viene fornito alcun nome dei possibili contatti.
Secondo Riley, è questo uno scenario frustrante per una ragazza che vuol conoscere il nome di colei o colui che sta cercando; Ark va a ricostruire dunque il concetto di ricerca per renderla più efficace nella ricerca delle persone. Invece di cercare una parola chiave, gli utenti iscritti al servizio potranno filtrare i risultati scegliendo tra sesso, datori di lavoro, città in cui vivono attualmente, città di nascita, college frequentato, interessi e altro.
Successivamente sarà possibile contattare la persona trovata attraverso altri canali, quali Facebook, Google+ o Foursquare. Ark è dunque semplicemente un motore di ricerca, non un social network, ma comunque ciò che propone potrebbe essere d’interesse per molti. Prendendo l’esempio esplicato prima, la donna che si è trasferita dal Nepal a New York potrà dunque trovare possibili amici che hanno vissuto nella sua città Natale ma che ora abitano nella grande mela, cosa che attualmente non è possibile fare con Google. Facebook in passato aveva introdotto una feature del genere con i vecchi compagni di classe, ma successivamente è stata rimossa.
Effettuando una ricerca all’interno di Ark, sarà poi possibile trovare utenti che vivono nella nostra stessa città o in quella che stiamo visitando, vecchi compagni di classe non necessariamente presenti sui canali sociali, persone che lavorano per la nostra stessa azienda o un ragazzo o una ragazza che abbiamo incontrato alla festa in cui abbiamo partecipato la scorsa notte. Sono solo una serie di esempi per far comprendere le potenzialità del servizio, che come riporta Mashable potrebbe rivelarsi di grande interesse per stimolare la connessione online tra più persone.
Italia-Programmi.net non verrà oscurato. Per quanto abbia praticato delle azioni commerciali scorrette – che le hanno causato una pesante multa – è la stessa AGCOM, l’Autorità Garante italiana, ad aver specificato come il sito Web non è più fonte diretta dei disagi per gli utenti. Lo sono ormai solo le email e le lettere di ingiunzione per i pagamenti.
Una differenza che può sembrare sottile, ma è determinante. Se infatti è chiaro come all’inizio di questa storia la Estesa Limited abbia truffato i consumatori attraverso un mancato disclaimer sul pagamento dei software spacciati per gratuiti, dopo l’intervento dell’Autorithy e l’inserimento delle opportune informazioni tutto si è ridotto oramai a una battaglia di posizione, a una gara allo sfinimento tra la società e i sottoscrittori involontari degli abbonamenti.
La Estesa ha ormai modificato la sua strategia: prima mandando mail con citazioni fantomatiche di tribunali inesistenti, poi spedendo persino delle lettere cartacee a coloro che avevano inserito l’indirizzo.
I consigli su come comportarsi sono già stati forniti in più occasioni e sono gli stessi della polizia postale e dell’AGCOM: non pagare per nessuna ragione. Probabilmente chi non pagherà non dovrà pagare mai, mentre chi l’ha fatto non vedrà mai restituito il suo denaro.
Nel frattempo, per il tentativo quasi intimidatorio di sottrarre altro denaro ai consumatori è stata aperta un’inchiesta a Roma per truffa, che riguarderà proprio questa seconda attività che crea terribili ansie a moltissime persone, le quali non hanno nulla di cui rimproverarsi e hanno diritto alla loro tranquillità.
La risposta dell’AGCOM riassume la vicenda e ne delinea i contorni:
“La pratica commerciale scorretta (della Estesa, ndr) è infatti proseguita e sta proseguendo, anche in violazione della delibera Antitrust, ma con l’invio dei solleciti via email e via posta ordinaria, canali sui quali l’Antitrust non può intervenire. Su segnalazioni dell’Autorità peraltro anche la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di truffa. Si tratta comunque di un caso difficile perché Estesa Limited (l’azienda a cui fa capo Italia-Programmi.net) è dislocata alla Seychelles. Per questo le sanzioni comminate non saranno probabilmente mai incassate né gli utenti riusciranno mai ad avere indietro il proprio denaro. Il consiglio più volte ripetuto dalle associazione dei consumatori è quello di non pagare quanto richiesto dalla Estesa Limited nonostante le minacce inviate via posta elettronica e via posta tradizionale”.
Le email e le lettere che hanno ossessionato i consumatori per mesi, intimandoli di pagare per un servizio apparentemente gratuito, adesso andranno in tribunale: Italia-Programmi.net, infatti, è al centro del fascicolo processuale aperto dalla Procura di Roma, a seguito della denuncia del presidente dell’Antitrust, vittima anch’esso del tentativo di truffa.
I raggiri sono riconducibili alla società Estesa Limited, azienda offshore con sede alle Seychelles, che propone abbonamenti per scaricare software ovunque freeware. La truffa sta nell’invio di richieste di pagamento a fronte del contratto, della durata di due anni, stipulato nel momento in cui il cliente sottoscrive l’abbonamento apparentemente gratuito.
La parte paradossale della questione è che diversi consumatori, compreso lo stesso presidente dell’Antitrust, hanno dichiarato di non aver mai visitato il sito di Italia-Programmi.net, ma che ugualmente hanno ricevuto i solleciti di pagamento. Nelle comunicazioni inviate, la società ha minacciato i clienti di intervenire legalmente attraverso l’ufficio recupero crediti della società, nel caso in cui non dovessero pervenire i pagamenti – 96 euro iniziali e altri 8,50 euro di commissioni.
Ma questa truffa proveniente dalle lontane Seychelles va avanti da anni. Il 29 agosto 2011 l’Antitrust aprì un’istruttoria, intimando la società di cessare la sua condotta commerciale scorretta. In particolare, l’ordine pervenuto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riguardava la pubblicità ingannevole sui motori di ricerca da parte del sito, che incoraggiava alla registrazione dichiarando “la fruizione gratuita di software scaricabili da www.italiaprogrammi.net”.
Inoltre, ai tempi l’Antitrust ricordò di rendere chiaro sul sito stesso il pagamento necessario per usufruire del servizio e, non ultimo, di cessare ogni attività di sollecito di pagamento nei confronti dei raggirati. Ma Italia-Programmi.net ha pensato bene di sostituire semplicemente la dicitura sul sito “Crea il tuo account” con “Crea il tuo account a soli 8 euro al mese”, ma la scritta era visibile solo nei giorni e negli orari lavorativi, week end esclusi. Quindi una seconda intimidazione arrivò dall’Antitrust il 13 ottobre scorso.
Adesso Estesa Limited, che imperterrita continua la sua attività illecita online nonostante i provvedimenti, dovrà vedersela con la Procura di Roma, che ha aperto il fascicolo processuale nei confronti della suddetta società.
Italia-Programmi.net continua a ossessionare i consumatori italiani che, oltre alle nuove email giunte sulle caselle di posta elettronica negli scorsi giorni, stanno iniziando anche a ricevere solleciti di pagamento via posta, a casa. Sono infatti molti coloro che stanno ricevendo in queste ore una lettera spedita tramite posta prioritaria che sollecita il pagamento di 96 euro per aver usufruito dei software dal sito. Ricordiamo che si tratta di una truffa.
La lettera spedita dalla società Estesa Limited, con sede nelle Seychelles, minaccia i consumatori di passare la documentazione all’ufficio recupero crediti della società qualora non dovesse pervenire loro il pagamento. Applica alla somma di 96 euro iniziali altri 8,50 euro di commissioni di sollecito, per un totale dunque di 104,50 euro. Peccato che i programmi scaricati da Italia-Programmi.net siano freeware e dunque disponibili in Rete senza alcun esborso economico.
Chiamando al numero di telefono indicato da Estesa Limited nella lettera di sollecito, non risponde alcun operatore e un’eventuale raccomandata inviata al loro indirizzo torna indietro nel giro di pochi giorni. La truffa, dunque, continua nonostante la multa che la società con sede alle Seychelles ha ricevuto qualche mese fa attività illecita.
A quanto pare, sono oggi oltre 15 mila gli utenti italiani che hanno denunciato Estesa Limited per truffa alla Procura della Repubblica attraverso la Polizia Postale del proprio comune di residenza: sono in molti a voler intervenire per cercare di sospendere l’attività illecita della società proprietaria di Italia-Programmi.net e, così, cautelarsi poiché “spaventati” dalle minacce pervenute in questi mesi via email.
Secondo Adico, l’associazione dei consumatori che si espressa a riguardo per fornire consigli agli utenti di tutta Italia:
«Innanzitutto, ribadiamo la validità del mandare come prima cosa una lettera di diffida alla sede legale della società sostenendo la non validità del contratto in quanto la sottoscrizione è stata involontaria ed estorta con l’inganno, così come continuiamo a suggerire a chi voglia andare fino in fondo di non pagare la cifra che viene richiesta. Se la Estesa Limited però volesse perseverare nel considerare quei contratti validi, e continuasse a chiedere come sta facendo i soldi, potrebbe arrivare a un’ingiunzione di pagamento ai consumatori coinvolti».
Per chi volesse denunciare, deve fornirsi di un modello di diffida, modello di denuncia-querela in Procura, indirizzo della sede di Polizia Postale più vicina al proprio domicilio, e inviare la richiesta. Oppure, in alternativa è possibile scrivere a info@associazionedifesaconsumatori.it o chiamare il numero 041.5349637 da lunedì a venerdì. Comunque, le denunce pervenute contro la Estesa Limited sono davvero tante e le istituzioni coinvolte hanno già tutte le notizie necessarie a far luce sulla vicenda: il meccanismo è già stato attivato, dunque se ne saprà di più sulla fine di Estesa Limited nei prossimi mesi. Nel frattempo, chi ha ricevuto la lettera via posta prioritaria, la ignori.
Internet Explorer 10, il prossimo aggiornamento del browser di Microsoft, è perfettamente integrato nell’interfaccia di Metro su Windows 8: disponibile in anteprima con la Consumer Preview del sistema operativo, segna un ulteriore progresso di Redmond. Se IE9 ha aperto agli standard del W3C, IE10 costringerà gli altri a rincorrere.
Google e Mozilla hanno già annunciato le proprie versioni di Chrome e Firefox per Metro, ma – rispetto al passato – il ruolo di Internet Explorer 10 sarà difficilmente sostituibile. IE10 sul desktop non presenta enormi differenze da IE9: è Metro a cambiare le regole del gioco. Tutta l’interfaccia è in HTML5 e il browser è integrato.
Ad esempio, se un sito prevede il download di un’applicazione, con IE10 basta un clic su favicon.ico (l’icona che contraddistingue la pagina nei preferiti) per scaricarla. I programmi di Windows 8 diventeranno ubiqui, potendo essere eseguiti – Messenger su tutti – nella barra laterale del browser, senza interrompere la navigazione.
Cut the Rope, un videogioco dimostrativo di Microsoft, è l’esempio perfetto di quest’opzione. Inoltre, la ricerca su IE10 e quella di Metro si fondono in un’unica esperienza: il “pinning” dei siti, introdotto con Internet Explorer 8, acquisisce un maggiore significato. Senza dover aprire il browser, le “pin” sono visibili in Metro.
La barra degli indirizzi posta nella parte inferiore dello schermo è a comparsa. Internet Explorer 10 visualizza tutti i contenuti in fullscreen a livello predefinito. Le operazioni di condivisione sui social network sono facilitate dall’interfaccia di Metro, che non richiede delle applicazioni aggiuntive per pubblicare su Facebook.
Personalmente, continuo a pensare che – se Microsoft avesse eliminato definitivamente il desktop da Windows 8 – saremmo di fronte a un sistema operativo davvero convincente. Metro è, in pratica, la realizzazione di quanto Google avrebbe desiderato su Chrome OS: legarne la disponibilità all’acquisto dei Chromebook è stato un errore.
Via | Microsoft
Internet Explorer 10 per Metro, con la Consumer Preview di Windows 8 é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 11:00 di giovedì 15 marzo 2012.

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Tra poche ore Mozilla Foundation rilascerà ufficialmente la nuova release del suo browser, ma come accaduto in precedenza, in Rete è possibile trovare già i link per il download. Firefox 11 introdurrà diverse novità per gli sviluppatori e una versione migliorata della funzione Sync che include la sincronizzazione degli add-on.
Firefox 11 integra, in particolare, due utili strumenti che semplificano il lavoro degli sviluppatori. Si tratta di Page Inspector 3D View e Style Editor. Page Inspector 3D View è un potente tool che offre una vista “tridimensionale” del layout di un sito. Basato su WebGL, lo strumento permette di visualizzare la struttura di una pagina Web e ispezionare i singoli elementi, attraverso la relazione tra il codice e l’output della pagina.
Style Editor, invece, consente la visualizzazione e la modifica dei fogli di stile CSS mediante un editor integrato. Ogni cambiamento effettuato verrà mostrato immediatamente e si potrà salvare il file sul computer. Infine, è stato aggiunto il supporto per il protocollo SPDY che permette di caricare più velocemente le pagine web.
Per i normali utenti, Firefox 11 offre la possibilità di importare i segnalibri, la cronologia e i cookie da Google Chrome. Inoltre, la funzione Sync consente ora di sincronizzare gli add-on tra tutti i computer su cui è installato il browser. Mozilla ha comunicato che i link pubblicati su Internet non fanno riferimento alla versione finale. Per verificare la disponibilità della nuova release, è sufficiente cliccare sulla voce Aiuto -> Informazioni su Firefox.
La fondazione che cura lo sviluppo di Firefox è attualmente al lavoro sulla versione per Windows 8. In base alle informazioni fornite da uno sviluppatore, verrà rilasciata un’unica release in modo tradizionale (non sul Windows Store) che funzionerà come l’attuale versione desktop, ma potrà sfruttare alcune funzionalità offerte dalla nuova interfaccia Metro di Windows 8.
Italia-Programmi.net continua a mandare nuove email di minaccia agli utenti italiani che sono incappati nella truffa più eclatante del 2011-2012: sono tra l’altro in aumento coloro che stanno segnalando alla Confconsumatori e all’Associazione Nazionale Dalla Parte del Consumatore di esser rimasti vittima della triste vicenda. Tante le denunce arrivate per la richiesta di pagamento di 96 euro all’anno per un abbonamento annuale che l’utente italiano ignaro della truffa ha sottoscritto con la società Estesa Limited.
Questo il nuovo messaggio di posta elettronica che sta giungendo in queste ore agli utenti italiani, che ancora una volta sono invitati a non pagare poiché trattasi di una vera e propria truffa: si ricorda in tal senso che Estesa Limited, proprietaria di Italia-Programmi.net, è sotto indagine e l’Autorità Garante l’ha multata negli scorsi mesi. Una multa che comunque non sta portando ai risultati sperati visto quanto ancora continua ad arrivarci via email:
Gentile Signor xxxx xxxxx,
purtroppo ad oggi non abbiamo ancora ricevuto il pagamento della nostra fattura del 28/12/2011 per l’utilizzo della nostra piattaforma di download [www.italia-programmi.net] (tutte le attivita di utilizzo da parte Sua sono state registrate e dimostrabili e inoltre documentabili per il tribunale).
Al momento della conclusione del contratto Lei ha utilizzato il seguente indirizzo IP: xxxxxxxxxxx (Orario di iscrizione: 2011-12-11 21:32:31)
(Attraverso questi dati puo essere dimostrata senza dubbio la conclusione del contratto).Dato che la fattura non e ancora stata saldata nemmeno dopo i vari solleciti, saremo costretti a passare la pratica al recupero crediti, che a sua volta si occupera della fattura non ancora saldata e provvedera a rivendicare il credito per vie legali in tribunale.
Con la presente Le riserviamo l’ultima possibilita di provvedere al pagamento della fattura in modo extragiudiziale, se non usufruisce di questa possibilita, dovra prendere in considerazione ulteriori altre spese a Suo carico, come: avvocati, tribunale e recupero crediti non ancora pervenute:
Ammontare non ancora pervenuto: 96,00
Commissioni di sollecito: 14,50
—————————————
Ammontare totale: EUR 110,50Indicare per favore la seguente causale: F869460
Per poter effettuare il bonifico La preghiamo di utilizzare le seguenti coordinate:
Beneficiario: Estesa Ltd.
IBAN: CY30005001400001400154795201
BIC-Code: HEBACY2NCausale: F869460
Ulteriori chiarimenti per fatture e solleciti:
Su questo sito internet ha accettato im modo esplicito le nostre condizioni di utilizzo. L’accesso sul suo sito [www.italia-programmi.net] e’un abbonamento a pagamento. Il pagamento dell’utilizzo del servizio deve essere versato 12 mesi in anticipo, come evidenziato dai nostri termini e condizioni generali.
Con il pagamento si accede al diritto di utilizzo del sito per 12 mesi. Onde evitare che una terza persona si registri con i vostri dati d’accesso, abbiamo messo in atto vari controlli di sicurezza, che saranno prova inconfutabile in caso di controversie.
Abbiamo inoltre inviato alvostro indirizzo E-mail i dati d’accesso con i quali si puo’beneficiare dei nostri servizi attivati da parte nostra con un email di conferma.
Al momento della registrazione, avete fornito i seguenti dati:
Nome / Cognome: xxxx xxxxxx
Via numcivico : xxxxxx xx
cap Citta’: xxxxx xxxxxData di nascita: xxxxxxx
Telefono: xxxxxxxx
E-Mail: xxxxxxxxxPer precauzione, al momento della registrazione, vi e’stato trasmesso e salvato L’indirizzo IP. Questo appare come: xxxxxxxx In caso di indagini penali e’posssibile risalire dall’indirizzo IP per identificare il computer, per vedere il tempo di applicazioni che e’stato utilizzato, tramite le autorita’ competenti. Poiche’i dati di connessione devono essere conservati almeno 6 mesi in base al diritto attuale, l’indagine penale e’promettente.
Cordiali saluti,
Il Team di Italia-Programmi.net.
L’avvocato Emilio Graziuso, Responsabile del Coordinamento Confconsumatori, è stato molto chiaro nel fornire consigli agli utenti italiani vittime della truffa Italia-Programmi.net. Queste infatti le sue parole:
“Purtroppo ci troviamo, probabilmente, di fronte all’ennesima attività lesiva dei diritti dei consumatori perpetuata in rete. Questa volta, però, le proporzioni del fenomeno sono preoccupanti essendo notevoli, diffuse sull’intero territorio nazionale e protrattasi per lungo tempo. Consigliamo, quindi, a tutti coloro che ricevono la richiesta di pagamento, senza essere stati resi edotti correttamente ed in modo trasparente che lo “scaricare” il programma non era una attività gratuita, di diffidare, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, la Estesa Ltd. Consigliamo, inoltre, di inoltrare, per opportuna conoscenza, anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la detta diffida. Quest’ultima dovrà contenere una ricostruzione dettagliata della vicenda”.
A chi di voi è arrivata la nuova minaccia via posta elettronica?
Una pagina come Pinterest, con dentro foto di Instagram. Se amate queste due applicazioni social dedicate alla fotografia, segnatevi questo sito: Pingram. Lo ha realizzato in pochi giorni Gennaro Varriale, guadagnandosi recensioni in tutto il mondo.
Pingram.me si candida a mettere assieme le qualità di Pinterest e Instagram – quest’ultimo una vera ossessione contemporanea soprattutto nel mondo femminile – con una semplice intuizione che racconta lui stesso sul suo blog:
“Pingram.me è un sistema di visualizzazione e condivisione di foto di Instagram con un’interfaccia simile a Pinterest. Grazie a Pingram.me, ogni utente Instagram potrà pinnare (condividere) le proprie foto su Pinterest con un solo click. Inoltre, già dal primo accesso (login) avrà la sua vanity URL page (pingram.me/username), dove username è il suo username di Instagram.”
In pratica, l’idea è semplice quanto interessante: siccome Instagram è un’applicazione per smartphone di origine Apple – in arrivo anche su Android – ma non ha un sito, mentre Pinterest ha tra i suoi punti di forza la bacheca sulla quale ciascuno affigge i suoi interessi, Pingram affigge Instagram, tramite feed, su una bacheca personale e il gioco è fatto.
In Italia il quotidiano La Stampa si è occupato di lui, e negli Usa niente meno che Mashable. Tutti vogliono sapere qualcosa di più di questo programmatore italiano che potrebbe aver trovato l’uovo di Colombo.
Le registrazioni, cinquanta ogni ora, dicono bene per un progetto che è soltanto nella fase iniziale: mancano molti strumenti e anche la questione del pinning – disabilitato da alcuni, come Flickr, per evitare problemi di copyright – non è del tutto evoluta. Un esempio: gli utenti di Pinterest non possono ripubblicare le foto, per evitare conflitti con Instagram. Ma la pulizia della soluzione Web e l’idea sono ottime. Funzionerà? Alla blogosfera la sentenza. E qui i vostri commenti.
DDLFantasy, nota community del Web italiano incentrata sulla condivisione di contenuti tra utenti chiude i battenti. A comunicarlo è stato lo stesso staff del portale con un messaggio dal quale si può facilmente capire come la decisione odierna sia indirettamente frutto dei recenti colpi che le autorità hanno inferto ai siti che diffondono link per la condivisione di materiale protetto da copyright.
Viste le acque tormentate per i siti che contribuiscono a questo fenomeno illegale, DDLFantasy ha pertanto deciso di farsi da parte prima che fosse l’azione della Polizia a portare alla chiusura forzata del servizio, come viene spiegato a chiare lettere nel comunicato apparso sulla home page del sito. Le parole degli amministratori continuano spiegando che:
Dopo diversi anni che DDLFantasy regna nel mondo del direct download, e dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, come una grande famiglia, purtroppo è arrivato anche questo momento che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare arrivasse cosi presto. La caccia alle streghe sul diritto d’autore è aperta. Ringrazio di cuore tutto lo staff, i releaser e tutti gli utenti registrati. Addio!
Insomma l’effetto della vicenda Megaupload sembra continuare, portando siti che finora non erano stati interessati dall’azione delle autorità a sentirsi evidentemente troppo esposti al punto da voler rivedere autonomamente la propria posizione.
Intanto, quasi a conclusione di un “giallo”, si sono diffuse voci secondo cui la piattaforma di DDLFantasy sarebbe già stata venduta, con gli iscritti subito a chiedersi cosa ne sarebbe stato dei propri dati. A tale riguardo è arrivata però nelle scorse ore una precisazione diffusa tramite Facebook in cui si precisava che a essere venduto è stato esclusivamente il dominio DDLFantasy.net e non l’intero database della community.
La questione di Italia-Programmi.net non è ancora definitivamente chiusa. Se la multa comminata dall’antitrust alla società con sede alle Seychelles è stata sicuramente una vittoria dei consumatori, a molti utenti del portale continuano ad arrivare email di sollecito per i pagamenti.
Il trucco è noto: a piccolo disclaimer dovrebbe corrispondere grande attenzione, ma dato che così non è sono riusciti a costringere molti utenti ignari a ritrovarsi sottoscrittori di abbonamenti da quasi cento euro l’anno. L’azione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha certamente chiarito l’illiceità del comportamento della Estesa Limited, società proprietaria di Italia-Programmi.net, ma questo iter non può impedire, al momento, che questa richieda ancora di essere pagata.
Molti utenti ricevono perciò mail dal tono vagamente minaccioso, in cui si paventano azioni legali da parte della società, ma si tratta di killeraggio psicologico e non vanno prese sul serio: è Italia-Programmi.net, infatti, a essere in grossi guai e a oggi non risulta nessuna azione della società per riscuotere il denaro non incassato. Si tratta di un banale tentativo di raggranellare ancora un po’ di soldi, nella consapevolezza che quando la storia sarà davvero finita – e c’è da chiedersi se non si sia arrivati agli estremi per oscurare il sito – chi avrà pagato avrà pagato e sarà difficile vedersi restituiti questi soldi a meno di una class action decisamente complicata.
Quindi è ribadito l’invito: non fatevi impressionare, e soprattutto non pagate.
YouPorn finisce sotto attacco: il popolare sito di videosharing dedicato ai contenuti per adulti è stato infatti vittima, nei giorni passati, di un attacco verso uno dei suoi server che ha portato al trafugamento dei dati sensibili degli utenti iscritti al portale, dati che sono stati pubblicati online in un secondo momento con conseguenti problemi relativi alla privacy.
Secondo quanto riferito da alcune fonti, l’attacco pare abbia riguardato solamente uno dei server su cui YouPorn si appoggia e ciò ha consentito ai tecnici di mettere immediatamente offline il server coinvolto per cercare di limitare quanto più possibile i danni.
Nonostante questo, pare che siano stati rubati dati come password e indirizzi email di circa 6.400 iscritti al sito e che in seguito questi siano stati pubblicati su Pastebin. I dati potrebbero in questo modo finire nelle mani di potenziali criminali, finendo per essere utilizzati a scopo non del tutto legali e soprattutto a danno degli utenti.
Il problema più grave per la sicurezza è relativo a quanti utilizzano le medesime credenziali per accedere a più servizi, comportamento che potrebbe portare chi entrerà in possesso dei dati rubati su YouPorn a forzare l’accesso ad altri siti come caselle email e altri servizi per cui è richiesta la registrazione.
È nato Uribu, il primo social network italiano che consente agli utenti di segnalare soprusi e disservizi quotidiani, oltre a condividere fotografie e filmati. L’obiettivo è quello di diffondere un minimo di senso civico: basta collegarsi alla piattaforma Web – con possibilità di condivisione anche su Facebook, Google+ e Twitter – scegliere una categoria e poi redigere la denuncia fornendo tutti i dettagli del caso.
L’idea è nata da alcuni ragazzi italiani di età compresa tra i 17 e i 23 anni, una startup giovane dunque che ha pensato di fornire ai netizen la possibilità di dare risalto a ingiustizie, disservizi, malcomportamenti e soprusi. Uribu si presenta come un social network esteticamente pulito e ben organizzato; l’intenzione è nobile, come sottolineato dai membri del team «denunciare un problema è il primo passo per vederlo risolto. Oggi non ci sono più scuse, Uribu è uno strumento di cambiamento».
Fornite sulla piattaforma le istruzioni per utilizzarlo:
«Su Uribu non è necessario essere registrati con il proprio nome, ma c’è anche la possibilità di firmare ogni segnalazione con un nickname, impostando queste funzionalità dal pannello di controllo utente, per evitare ritorsioni di qualsiasi tipo. È possibile quindi anche effettuare una segnalazione senza essere registrati, anche se non si potrà accedere a tutte le funzionalità previste dalla piattaforma».
Non manca tra le possibilità del social network un sistema di votazione per le segnalazioni e di ranking per il merito degli utenti: chi parteciperà attivamente al progetto dovrà anche segnalare quei contenuti che possono essere ritenuti illegali, offensivi, a sfondo pedopornografico o di carattere pubblicitario, così da mantenere Uribu quanto più pulito possibile. Garantita comunque la privacy di coloro che ne fruiranno, dato che il team di sviluppo ha realizzato un sistema di oscuramento dei visi automatico, dunque durante il caricamento di una foto in una segnalazione il volto di un soggetto non sarà visibile.
Grande importanza avrà il passaparola, come sottolineato nel documento redatto dal team Uribu:
«Il passaparola permetterà agli utenti di Uribu di portare a conoscenza del grande pubblico le piccole e grandi ingiustizie che accadono ogni giorno in ogni parte d’Italia. Sotto questa pressione mediatica, le aziende private e la pubblica amministrazione si vedranno costrette ad attivarsi per fornire motivazioni del loro comportamento e di conseguenza a risolvere i problemi posti dai cittadini. Per agevolare il confronto tra istituzioni, aziende e cittadini o utenti abbiamo messo a disposizione account speciali per la PA e le grandi aziende, che potranno tenere sotto controllo le segnalazioni di loro interesse e avranno a disposizione uno spazio dove potranno interagire pubblicamente con l’utente che effettua la segnalazione e tutti quelli che avranno partecipato alla discussione.»
Se dunque si desidera denunciare un disservizio, un sopruso o qualunque cosa non vada in Italia è possibile farlo tramite l’apposito social network. Nasce dunque nell’era del Web 2.0 uno spazio ben preciso che si candida a diventare un vero e proprio ecosistema della denuncia.
Certi fenomeni naturali sono più forti di tutto, sicuramente anche dello shopping online, che per quanto virtuale prima o poi deve pure portare un oggetto fisico da un luogo all’altro. Così eBay ha comunicato agli utenti che il maltempo in Italia potrebbe causare dei ritardi nelle consegne.
Il famoso sito di e-commerce ha segnalato i ritardi facendo anche qualcosa di più: nella sua bacheca di annunci, oltre a rassicurare i clienti che i corrieri per la consegna stanno facendo gli straordinari per ridurre al minimo i disagi, consiglia anche ai venditori di avvertire gli acquirenti, soprattutto in caso siano all’estero e non siano perfettamente informati dei metri di neve che hanno coperto territori mai toccati da eventi del genere come nel centro-sud.
Ci sono anche dei provvedimenti specifici che eBay adotterà e che istruisce online:
Ricorderemo agli acquirenti che le consegne potrebbero subire dei ritardi a causa delle cattive condizioni meteorologiche;
Esamineremo e rimuoveremo il Feedback e le valutazioni dettagliate del venditore basse se i venditori ritengono di essere stati penalizzati ingiustamente e possono fornire delle prove a sostegno di quanto affermato;
Terremo sotto controllo le valutazioni dettagliate del venditore e prenderemo provvedimenti correttivi nel caso in cui il numero di valutazioni basse relative ai tempi di spedizione aumenti in modo anomalo per tutti i venditori.”
La condizione particolare del meteo, infatti, comporta una serie di accorgimenti: è necessaria maggiore collaborazione nel triangolo venditore-mediatore online-acquirente per evitare disguidi anche spiacevoli. In caso di acquisti su eBay legati a una data particolare, il ritardo corrisponderebbe a un acquisto inutile.
In tempi in cui la stretta delle autorità si fa sempre più serrata per quanto riguarda l’azione di contrasto alla condivisione illegale di materiali protetti, The Pirate Bay si aggiorna per tentare di aggirare con la tecnologia quanto non si può per vie legali, visti i pronunciamenti delle aule dei tribunali di qualche tempo fa puntualmente contrari al popolare aggregatore di torrent.
La novità di The Pirate Bay sono i cosiddetti magnet link che arrivano in sostituzione della vecchia tecnologia basata sui tipici URL. I magnet link sono un sistema più sicuro e anonimo per condividere file di ogni genere, ma hanno il non indifferente vantaggio di contenere al loro interno esclusivamente informazioni sul contenuto del file da condividere e non, come i link tradizionali, le informazioni sulla destinazione del materiale condiviso, così da ridurre notevolmente le dimensioni dei torrent.
Il risultato è quello di contenere le dimensioni dell’intero database di The Pirate Bay in una manciata di Megabyte, al punto che si calcola come 1.643.194 di torrent presenti possa essere immagazzinato in appena 90 MB, consentendo agli utenti di effettuare con estrema facilità i backup che si renderanno eventualmente necessari.
Secondo quanto si apprende, il passaggio dal vecchio al nuovo sistema sarà effettuato entro la fine di febbraio e potrebbe aprire la strada a un aumento dei siti mirror che porteranno le attività illegali di The Pirate Bay anche in quei paesi dove l’accesso al sito è stato bloccato.
L’online dating è sempre più diffuso, e sempre più utenti cercano l’altra metà sul web. In base alle preferenze indicate, in base alle azioni svolte e agli interessi comuni, i siti di appuntamento in Rete combinano incontri tra potenziali anime gemelle. L’ultima ondata di Cupido online abbandona gli algoritmi complicati a favore di semplici tecniche di abbinamento: amici in comune e stessa città possono essere il primo passo verso il grande amore.
La maggior parte degli internauti ha provato anche solo una volta a combinare un appuntamento accedendo a un sito di online dating o tramite social network. Certo: non viene assicurato l’amore eterno, ma i nuovi approcci qui consigliati sono tra i più divertenti della Rete.
Come Clique: il sito di incontri online, che festeggerà il suo primo anniversario proprio il giorno di San Valentino, celebra l’amore tra gli amici degli amici. Clique rispetta eccome la privacy dell’utenza, mostrando solo la gente vicina fino a tre gradi di amicizia tra le anime gemelle suggerite. Navigando tra i profili, il sito esibisce ogni connessione tra i due iscritti ed è anche possibile consigliare nuovi amori ai propri amici. L’amore è dietro l’angolo con Clique, ma le conoscenze comuni inevitabilmente sapranno tutto.
Interessanti sono invece i criteri stabiliti da Sparkology per accedervi: è necessario avere una laurea, in particolar modo gli uomini, che devono possedere un titolo di studio rilasciato da un’università di alto livello. Ma non solo. Infatti, gli uomini pagano una piccola tassa per accedere alla chat, riducendo drasticamente lo spam sul sito. Le donne pagano una tariffa fissa, ma è assicurato il contatto da parte di cervelloni veramente interessati.
Nerve Dating invece punta sugli interessi comuni e sulle attività svolte. Aggiornando il proprio stato, rispondendo a domande come “Cosa hai fatto ieri sera?”, gli utenti iniziano a chattare proprio a partire dall’attività svolta la sera prima. Il sito è gratuito, ma per fissare un vero e proprio appuntamento conversando bisogna pagare 20 dollari al mese. L’inconveniente è senza dubbio il dover fare qualcosa di creativo da scrivere, ma di certo poi si avrà di che parlare dopo il primo “Ciao”.
Per cercare l’amore in qualunque luogo è invece utilissima l’applicazione per Android, BlackBerry e iPhone SinglesAroundMe che, proprio come suggerisce il nome, sfrutta la funzione GPS degli smartphone per indicare agli utenti tutta la gente single nei paraggi. L’anima gemella è sulla mappa, anche se le informazioni a riguardo sono piuttosto scarse. Il sito offre anche la possibilità di chattare, sottoscrivendo un abbonamento di $ 2.95 al mese o 19,95 $ all’anno. Può sembrare curioso basare un sito di online dating sulla vicinanza, ma può risultare utilissimo se si cerca soltanto un’avventura.
HowAboutWe, altro network della categoria, pone l’accendo sulle attività: gli utenti propongono qualcosa da fare e se si è interessati è possibile contattare il diretto interessato a una cifra che va dai $ 7.99 e $ 34,99 al mese, in base a quanto tempo si discute sul come svolgere insieme l’attività desiderata. Il mio personale commento? Decisamente poco romantico.
Particolarmente bizzarro è invece la tecnica di abbinamento usata da Soul2Match: la somiglianza fisica. I fondatori Jorn Eiting e Linda van Liempt citano alcuni studi a sostegno di questa unione di anime gemelle nel vero senso della parola: dicono che le coppie formate da persone che si somigliano in volto sono tra le più felici e le più unite del mondo. Per questo mettono a confronto le foto dei profili, con l’obiettivo di unire i sosia in una lunga storia d’amore.
In effetti, nel caso in cui l’autostima, l’amor proprio e l’autocompiacimento abbiano la meglio, può essere gradevole uscire con gente dell’altro sesso visivamente simile ai propri tratti somatici. Se poi degli studi avallano questo piacere, meglio ancora. Attenzione però alle manie: c’è gente che desidererebbe andare a letto con un proprio parente che potrebbe approfittare della tecnica di Soul2Match per soddisfare le proprie perversioni. Altro che amore, insomma.
Infine, segnaliamo uno dei siti di online dating più social del web. Grouper, infatti, organizza incontri sulla Rete tra gruppi, formati da tre donne e tre uomini. Un appuntamento al buio più sicuro? Esattamente. Il network permette l’integrazione con Facebook, lascia scegliere tre amici dello stesso sesso rigorosamente single e, in base agli interessi comuni, all’età e alla città in cui ci si trova, Grouper trova la combinazione perfetta, e indica le specifiche di un appuntamento (ora e luogo). Riserva persino un tavolo per le future tre coppie, ma è necessario versare $ 20 in anticipo per il drink, con tanto di ricevuta. Non male come idea quella di garantire una serata divertente con gli amici, no?
Due giorni fa, uno sviluppatore ha scoperto che l’applicazione per iPhone del social network Path inviava, senza autorizzazione, i contatti presenti nella rubrica del telefono ai server dell’azienda. Dave Morin, cofondatore e CEO di Path, ha ammesso l’errore e ha promesso che tutte le informazioni personali verranno cancellate.
Lo sviluppatore Arun Thampi ha individuato il bug del software mentre lavorava su OS X. Senza nessun permesso dell’utente, l’app effettuava l’upload sui server del contenuto della rubrica, ovvero nomi, indirizzi email e numeri di telefono, con ovvie conseguenze sulla privacy.
L’amministratore delegato di Path si è scusato dell’accaduto, spiegando che il problema riguardava la funzionalità Add Friends che invia una notifica quando uno dei contatti si collega al social network. Morin ha comunque sottolineato che la trasmissione delle informazioni avviene in forma cifrata e per la protezione dei dati viene utilizzato un firewall. A ogni modo, tutti i contatti caricati finora sui server sono stati cancellati.
La nuova versione 2.0.6 dell’applicazione, disponibile su App Store, permette un maggiore controllo sulla condivisione delle informazioni personali. L’utente può ora decidere se inviare i contatti della rubrica ai server per trovare velocemente amici o parenti sul social network.
L’effetto Megaupload continua a farsi sentire, portando in poco tempo all’ennesima chiusura di sito potenzialmente a rischio per via di attività non del tutto legali. A chiudere le attività è stato stavolta Btjunkie, uno dei portali torrent più famosi al mondo che si aggiunge così ai tanti siti di streaming online che in questi giorni hanno preferito defilarsi per evitare guai con la giustizia.
Va precisato in primo luogo che Btjunkie, nei suoi cinque anni di attività, non era mai stato coinvolto in azioni legali ma solo in alcune segnalazioni da parte delle autorità; tuttavia, secondo quanto spiegato dal fondatore del portale in un’intervista rilasciata a TorrentFreak, le vicende relative a The Pirate Bay prima e Megaupload poi hanno influito e non poco su questa clamorosa, e per certi versi inattesa, decisione.
Lo scarno comunicato diffuso dal portale, tuttavia, non ha chiarito più di tanto la situazione:
Questa è la fine del percorso amici miei. Prendere questa decisione non è stato facile, ma abbiamo volontariamente deciso di chiudere tutto. Abbiamo combattuto per anni a favore del vostro diritto di comunicare, ma è giunto il momento di voltare pagina. È stata l’avventura di una vita, vi auguriamo ogni bene.
Quel che adesso accade è che molti utenti si stanno chiedendo se dopo i duri colpi offerti ai siti di streaming come Megavideo sia il turno dei portali torrent, con molti che ipotizzano la fine di questo sistema.
Questa opinione non trova d’accordo però il fondatore di Btjunkie, il quale ha dichiarato di essere certo che l’avventura dei torrent non è vicina alla conclusione, ma che ci sono invece numerosi punti a favore da parte dei siti in questione per proseguire la battaglia con le major. Insomma c’è ancora tanto da fare prima di issare bandiera bianca, ma intanto questo è proprio quello che Btjunkie ha fatto senza provare nemmeno a resistere.
La chiusura di Megaupload e Megavideo da parte delle autorità statunitensi ha avuto una sorta di effetto domino sull’intero mondo della condivisione di file in Rete. Il timore di nuove denunce da parte dell’FBI ha infatti spinto numerosi portali a chiudere i battenti oppure a rimuovere gli strumenti per la distribuzione di contenuti online. Maggiore è inoltre l’attenzione concessa dagli addetti ai lavori agli upload degli utenti, monitorati con maggiore cautela per evitare violazioni: la conseguenza è un drastico rallentamento nella distribuzione di contenuti multimediali nel Web.
Perso Megavideo, gli utenti hanno infatti riposto la propria fiducia in nomi quali VideoWeed, NovaMov e VideoZer, i quali consentono di riprodurre in streaming filmati caricati da altri utenti e rappresentano di fatto alcuni dei principali veicoli per la diffusione di film e serie TV a breve distanza dall’uscita nelle sale cinematografiche oppure in televisione. Nel corso degli ultimi giorni, però, sembrerebbe essere sempre più difficile scovare le ultime puntate delle principali serie oppure le ultime pellicole cinematografiche. Su VideoWeed, ad esempio, si nota tale scritta su vari contenuti: “Il file non esiste più sul nostro server. Possibile ragione: il video è stato rimosso perché non rispettava i nostri termini di servizio”, così come su VideoZer “Il video non è disponibile – è stato cancellato dall’utente che lo ha caricato o ha violato le norme di copyright”.
Il tutto non sarebbe riconducibile a una minore attività da parte degli utenti, sempre presenti quando si tratta di caricare materiale di questo tipo online. A essere cambiato è infatti l’approccio da parte dei gestori di tali servizi, i quali ritenuto opportuno iniziare a mettere in atto una politica volta a diminuire le violazioni commesse mediante le proprie pagine Web. Ecco dunque spiegato il proliferare di messaggi di notifica nei quali viene riportata la rimozione del video desiderato a causa di possibili abusi in termini di copyright.
Oltre ad aver abbattuto una delle colonne portanti della pirateria digitale online, insomma, l’azione dell’FBI rappresenta indirettamente un forte messaggio a tutte le aziende attive nel settore della condivisione via web: la morsa delle major ha iniziato lentamente a stringersi, chiedendo maggiore tutela alle autorità, come dimostrato anche dalla proposta di legge SOPA negli Stati uniti e ACTA in Europa.
Skype ha rilasciato l’aggiornamento 5.8 dell’omonimo servizio di VoIP dedicato ai PC Windows. Tante le novità introdotte con tale release, a partire dalla condivisione dello spazio di lavoro fino a 10 contatti simultanei, supporto videochiamate con gli utenti Facebook, video HD e tanto altro.
La versione 5.8 di Skype per Windows è giunta nelle score ore ed è dunque già disponibile per il download gratuito. Gli utenti in possesso di una webcam e con una connessione da almeno 2 Mbps di velocità potranno effettuare videochiamate in Full HD, dunque con immagini fluide, senza scatti e in alta risoluzione. Caratteristiche che può essere sfruttata non solo con altri clienti Skype ma anche con coloro che utilizzano Facebook, dato che da qualche mese il social network di Mark Zuckerberg consente tale possibilità. Nella nuova versione v’è anche la possibilità di nascondere gli utenti Facebook offline.
Introdotta poi la funzionalità Push to Talk, che offre ovvero una scorciatoia da tastiera per avviare una chiamata o per attivare/disattivare altre funzionalità di base del software. Per gli utenti Premium, viene invece offerta la possibilità di condividere desktop, finestra o un’applicazione con un gruppo di massimo dieci contatti. Integrata anche la Bing Toolbar, che giunge dopo l’acquisizione di Skype da parte di Microsoft annunciata negli scorsi mesi, e non mancano anche piccoli miglioramenti al software VoIP e soluzioni a problematiche di sicurezza.
La versione 5.8 di Skype per Windows è scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale dell’azienda oppure è possibile effettuare l’aggiornamento direttamente dall’interfaccia del client, scegliendo sul meno “Aiuto” e “Controlla Aggiornamenti“.
Per garantire maggiore sicurezza all’utenza, ben undici colossi di Internet hanno creato DMARC: Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance, un’iniziativa volta a contrastare le truffe via mail, standardizzando la protezione delle caselle di posta.
DMARC lavora quindi alla fonte, riducendo l’arrivo di messaggi fraudolenti, spam, falsi annunci promozionali e phishing. In pratica, Facebook, Google, Microsoft, LinkedIn, Aol, PayPal, Yahoo e altri, con una serie di verifiche incrociate, sono riusciti a creare un ambiente di preselezione, impedendo alle missive elettroniche di arrivare al destinatario, facendo uso dei sistemi SPF, ovvero Sender Policy Framework per il controllo dei mittenti attraverso gli indirizzi IP, e DKIM, cioè DomainKeys Identified email per la verifica della struttura della email stessa.
L’iniziativa è stata pensata e promossa proprio da PayPal, il sistema di pagamento online più diffuso al mondo perché considerato tra i più sicuri. Dopo aver stipulato un accordo con Google e Yahoo! per scovare i tentativi di raggiro, sono stati bloccati ben 200.000 messaggi di posta al giorno, numero che ha portato Facebook e giganti a seguito a unirsi alla collaborazione.
DMARC non vuole essere un club privato per pochi eletti, anzi l’obiettivo è quello di ampliare il network con altre grandi firme, in modo da rendere l’interno sistema di ricezione e-mail più sicuro. Inoltre l’aumento del numero degli aderenti renderà il servizio più affidabile agli occhi dell’utenza e non solo: infatti crescerebbe anche il numero dei controlli incrociati effettuabili, con l’auspicio che un giorno phishing &Co. possano desistere, o almeno non arrivare a destinazione.
Firefox 10 è già scaricabile gratuitamente dagli utenti, secondo quanto annunciato da Mozilla attraverso il sito ufficiale del progetto. Si continua pertanto a sfornare nuove release a breve distanza per tentare di colmare il divario accumulato nel tempo con i browser concorrenti e in tal senso si sottolinea che, solo dodici mesi fa, Firefox era fermo solo al ramo 3.x e il lancio della quarta versione era slittato a causa di vari problemi incontrati nello sviluppo del software.
Firefox giunge però alla versione 10 ma apporta poche novità di rilievo, principalmente mirate a risolvere una serie di problematiche nate proprio con il rilascio probabilmente troppo veloce delle varie versioni del browser. Innanzitutto Mozilla ha tentato di risolvere i problemi riscontrati con la gestione dei componenti aggiuntivi, dunque Firefox 10 consente di utilizzare perfettamente le estensioni installate in precedenza.
A disposizione, inoltre, nuove API per sviluppare web-app in grado di lavorare a schermo intero, nonché miglioramenti a WebGL che incrementano le prestazioni. Corretti bug e malfunzionamenti di vario genere che rendono Firefox 10 più affidabile, e migliorato il supporto agli standard HTML5 e CSS3. Mozilla ha anche rilasciato una nuova versione enterprise del browser dedicata alle aziende.
Giungono notizie poco rassicuranti per quegli utenti di Megaupload preoccupati e arrabbiati per l’indisponibilità dei propri file personali caricati sul servizio dopo la chiusura imposta dall’FBI: secondo recenti indiscrezioni, giovedì 2 febbraio tutti i contenuti conservati dagli utenti dovrebbero essere cancellati e pertanto perduti definitivamente.
Secondo quanto riportato dall’Associated Press, non sarebbero le autorità stesse a procedere alla distruzione definitiva dei dati caricati su Megaupload, ma piuttosto una conseguenza del fatto che le aziende che si occupavano di ospitare tali contenuti non riceveranno più i pagamenti. I beni e i conti bancari di Kim Dotcom, capo di Megaupload, sono stati congelati e pertanto Carpathia Hosting Inc. e Cogent Communications non saranno più pagate per la gestione dello storage: in mancanza di una retribuzione, il servizio di archiviazione dei file potrebbe essere dunque interrotto e i file cancellati entro i prossimi giorni, sebbene non siano sotto sequestro.
Secondo Ira Rothken, avvocato di Megaupload, gli Stati Uniti dovrebbero tutelare i dati caricati legalmente sul portale ma appare al momento difficile che si possa giungere a un compromesso, poiché riaprire i server per consentire agli utenti di recuperare quanto perso significherebbe riaprire Megaupload.
La chiusura di Megaupload e Megavideo ha scosso gli utenti del web. Per questo Anonymous si è rimboccato le maniche per mettere su un progetto che sostituisca il sito internazionale più diffuso di file hosting. Gli hacker hanno quindi messo in Rete Anonyupload, ma finora hanno soltanto chiesto donazioni volontarie.
Online il nuovo sito, Anonymous spiega di aver bisogno di aiuto economico per acquistare server e hard disk, per fondare le basi mantenendo alta la qualità del servizio e la sicurezza dei dati degli utenti. Che sia una truffa bella e buona o l’inizio di una nuova era proprio al tramonto del Megaupload di Kim Dotcom non è dato saperlo: almeno fino al 25 Gennaio – data in cui dovrebbe prendere il via il progetto – infatti non sarà possibile avere conferme ufficiali da parte del gruppo, che su Twitter spiega di non avere elementi circa la legittimità del progetto.
Anonyupload non dovrebbe rientrare tra le truffe che si aggirano furtivamente in queste ore sulla Rete, approfittando della delusione degli utenti di Megaupload. Ma dedicare la giusta attenzione alle eventuali donazioni è sempre consigliato, visto che al momento il dubbio è l’unica certezza. Oltre a ciò, è possibile che i sistemi tramite cui si può effettuare donazioni a favore del nuovo portale di condivisione hosting di Anonymous – Visa, Mastercard o American Express – non rimarranno in piedi ancora a lungo.
Gratuito e anonimo al 100% e senza pubblicità: così si presenta Anonyupload. E per garantire la sicurezza degli utenti i server saranno localizzati in Russia, lontano dal Dipartimento di Giustizia del Governo Americano. Inoltre, ogni utente avrà a disposizione un account FTP gratuito, attraverso cui caricare i file da condividere con la rete. In ogni caso, domani ne sapremo di più.
Mozilla partecipa allo sciopero virtuale contro PIPA e SOPA. Insieme a Wikipedia, Google, WordPress, anche la volpe del Web ha iniziato la protesta contro i due disegni di legge Stop online Piracy Act e Protect IP Act, in discussione al Congresso degli Stati Uniti. Lo sciopero del browser durerà 12 ore – è iniziato oggi alle ore 8 britanniche: i siti sia.org che.com rimanderanno a una pagina che invita ad agire contro questa forma di censura del web.
SOPA e PIPA spaventano anche il draghetto sputa fuoco di Mozilla, perché cercando di ridurre il fenomeno della pirateria online tali provvedimenti prevedono la possibilità di bloccare un sito web, se ritenuto colpevole di violazione di copyright. E Mozilla prende le parti del web, difendendone l’apertura e l’innovazione.
Già mesi fa Gary Kovacks, CEO di Mozilla, si era attivato per andare incontro all’industria dei contenuti, discutendo insieme approcci alternativi alla lotta contro la pirateria, trovando il giusto compromesso. Dal suo blog si legge:
«Il nostro unico impegno è quello di difendere come utenti di Internet il Web, basato su apertura e nel quale i contenuti, l’immaginazione e l’innovazione possono prosperare. La nostra unica motivazione è quella di fare ciò che è giusto per il web. È per questo che Mozilla ha preso posizione nei confronti di SOPA e PIPA scioperando. Ci auguriamo che i nostri siti oscurati abbiano attirato la vostra attenzione».
Anche sul blog di Mitchell Baker, presidentessa della Mozilla Foundation, si parla di SOPA e PIPA, identificandoli come pericolosi e suggerendo di agire sia legislativamente che filosoficamente, perché la protezione dei contenuti protetti a tutti i costi risulta essere disastrosa.
The Pirate Bay, il sito svedese che dal 2009 si occupa dell’indicizzazione di file .torrent, restringe la sua esposizione legale aprendo i battenti ai soli magnet link. Entro un mese, i Pirati renderanno effettivi i magneti che da qualche giorno sono di default sulla Baia, cancellando i collegamenti ai .torrent.
Inutile dire che gli utenti stanno attaccando con critiche i Pirati del P2P. In realtà sarà sempre possibile accedere alla rete BitTorrent, senza però scaricare direttamente dai file .torrent che linkano la risorsa da aggiungere alla condivisione. Facendo a meno dei tracker centralizzati, quindi, il magnete collegherà l’utente all’hashtag della risorsa su rete distribuita (DHT).
Uno dei vantaggi del passaggio definitivo ai magnet link, come sottolineano i Pirati della Baia, è la riduzione della larghezza di banda, soprattutto per chi accede usando un proxy – come dai paesi, tra cui l’Italia, in cui il sito è bloccato. La Baia diventa un motore di ricerca, quindi, rallentando l’avvio della condivisione – prima linkata direttamente con i file .torrent.
Rappresenta la fine di un’era, questa, per The Pirate Bay? Forse. Certamente lo è per tutti i siti che finora hanno linkato i file .torrent presenti sulla Baia. Ma che ne sarà del P2P non è dato saperlo. Non scomparirà, come non saranno sostituiti i .torrent con i magnet link su ogni piattaforma. Come, d’altronde, non si dissolverà il fenomeno della pirateria.
Estesa Limited, società proprietaria di Italia-Programmi.net, è stata multata dall’Antitrust e dovrà versare una cifra pari a 1,5 milioni di euro per pratiche commerciali ingannevoli e aggressive che la società con sede alle Seychelles ha messo a punto attraverso il sito truffaldino che ha messo in crisi migliaia di utenti italiani.
Oltre 25 mila utenti caduti nella trappola si sono rivolti all’Antitrust tramite Contact Center e Web Form e sono pronti a denunciare la Estesa Limited per il tentativo di truffa subito. La situazione è grave e la multa di 1,5 milioni di euro dovrebbe limitare le attività illegali di Italia-Programmi.net, stringendo le maglie attorno all’azienda delle Seychelles:
«La delibera, che ha accertato le condotte illecite di Estesa in violazione del Codice del Consumo, verrà inoltre diffusa nel circuito internazionale delle autorità di tutela dei consumatori trattandosi di una pratica suscettibile di essere “riprodotta” con caratteristiche analoghe in altri Paesi».
Da quanto comunicato dall’AGCM si apprende come i proprietari di Italia-Programmi.net non si siano mai difesi dalle accuse e come non abbiano mai portato avanti alcuna iniziativa legale per riscuotere il denaro dagli utenti iscritti e minacciati anche per via postale. Questo va a dimostrazione del fatto che l’utente non debba pagare la cifra richiesta e ignorare ogni minaccia ricevuta. Chi ha invece già pagato difficilmente riuscirà a riavere indietro il proprio denaro ma è bene che si rivolga all’Antitrust e alle associazioni dei consumatori per chiedere aiuto.
L’ADUC ha comunicato come la multa imposta a Estesa Limited sia una vera e propria vittoria, sebbene il sito continui a rimanere attivo e a intrappolare migliaia di utenti. Si dovrà attendere un intervento della Procura e della Repubblica per far sì che il sito Italia-Programmi.net venga sequestrato:
Certamente questo dell’Antitrust di oggi è un passo importante, ma è la Procura della Repubblica che potrebbe dare un altro colpo più duro con il sequestro del loro sito, così come chiesto da noi e centinaia di migliaia di navigatori che, sollecitati dall’Aduc, hanno inviato esposti alle varie Procure della Repubblica in tutta Italia.
Per questo invitiamo tutti alla massima allerta, sì da aiutare coloro che potrebbero ancora cedere alle loro minacce e pagare: parlarne ovunque il più possibile, fare esposti in procura (cosi come da nostro facsmile in Rete). Il problema non è solo salvarsi individualmente da questa truffa, ma anche aiutare chi potrebbe cascarci e, soprattutto, dare a Internet il valore più alto che ha: luogo di interscambio solidale in cui dimostrare che la Rete è più che altro un bene per la nostra vita economica e sociale e non solo veicolo di truffe.
Si ricorda che Italia-Programmi.net offre programmi in modo apparentemente gratuito, ma l’utente una volta registratosi al sito attiva inconsapevolmente un contratto di abbonamento di durata biennale, dell’importo annuale di 96 euro.
Abbonamenti per scaricare software in realtà gratuiti e intimidazioni di pagamento: Italia-Programmi continua così a truffare i suoi clienti. Peccato che questi non sappiano neppure di dover pagare qualcosa, al momento della registrazione. E, nonostante le denunce e l’intervento dell’Antitrust, il sito continua indisturbato il suo lavoro illecito.
La truffa in questione naviga sul Web da anni. Prima Easy Download, adesso il nuovo dominio: sono ormai molte le persone cascate nel tranello, troppe quelle che continuano a pagare. Chi ha registrato un proprio account su Italia-Programmi prima del 29 agosto 2011 è stato vittima di un raggiro, in quanto né la schermata di registrazione né l’email di conferma spiegavano le condizioni contrattuali e il pagamento della cifra poi richiesta. In quella data, l’Antitrust ha aperto un’istruttoria, intimando la società di cessare la sua condotta commerciale scorretta.
In particolare, l’ordine pervenuto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riguardava la pubblicità ingannevole sui motori di ricerca da parte del sito, che incoraggiava alla registrazione dichiarando “la fruizione gratuita di software scaricabili da www.italiaprogrammi.net“. Inoltre, l’Antitrust ha ricordato di rendere chiaro sul sito stesso il pagamento necessario per usufruire del servizio e, non ultimo, di cessare ogni attività di sollecito di pagamento nei confronti dei raggirati.
Ma Italia-Programmi ha pensato bene di continuare a beffare. Ha sostituito infatti sul sito la dicitura “Crea il tuo account” con “Crea il tuo account a soli 8 euro al mese”, ma la scritta è visibile solo nei giorni e negli orari lavorativi, week end esclusi. Quindi una seconda intimidazione è arrivata dall’Antitrust il 13 ottobre scorso. Il risultato? La modifica è stata ripristinata, e la truffa è tornata online 24 ore al giorno. L’ADUC spiega:
«Il problema è che alcune autorità hanno per ora sottovalutato il problema e, soprattutto la Procura della Repubblica, investita da una nostra denuncia e centinaia di altre in tutta Italia, tarda a intervenire per porre sotto sequestro il dominio Web di questi truffatori. Mentre la Polizia Postale, che comunque informa sul fatto che non bisogna pagare a fronte delle minacce che si ricevono, valuta al momento la vicenda solo in termini contrattuali e non penali: cioè come se fosse solo una pratica commerciale scorretta (da cui l’intimazione dell’Antitrust e la sanzione in arrivo) e non una truffa».
Il consiglio è quello di non pagare nulla e di ignorare ogni richiesta da parte di Italia-Programmi – anche a fronte di minacce di recupero crediti per vie legali. Inoltre, segnalare sempre eventuali novità riscontrate e, per sollecitare l’intervento da parte delle autorità, denunciare l’accaduto presso la Procura della Repubblica della propria città.
Mozilla ha ultimato i lavori su Firefox 9 e, sebbene non sia stato ufficialmente annunciato il rilascio della nuova versione del noto browser, il software è già disponibile per il download sui server della fondazione. La distribuzione per tutti gli utenti dovrebbe comunque essere annunciata nel corso della giornata odierna.
A distanza di sole sei settimane dall’arrivo di Firefox 8, Firefox 9 sta per debuttare con una serie di nuove modifiche volte principalmente al miglioramento delle prestazioni durante l’esecuzione di codice JavaScript, che adesso sarà più veloce del 20/30% rispetto al passato. Risolti anche una serie di bug relativi alla sicurezza e migliorati i nuovi standard Web quali HTML5 e CSS 3, sui quali Mozilla è costantemente al lavoro per integrarli al meglio nei propri progetti.
Firefox 9 apporta novità anche all’universo Mac: viene proposta adesso un’interfaccia grafica maggiormente in linea con quelle che sono le caratteristiche estetiche tipiche del sistema operativo prodotto da Apple, e vengono introdotte una serie di funzionalità già disponibili in browser concorrenti compatibili con Mac OS X Lion, come ad esempio la possibilità di navigare tra le pagine scorrendo lateralmente due dita sul trackpad del proprio Mac.
Firefox 9 è, come menzionato poc’anzi, disponibile già sui server Mozilla nelle versioni per Windows, Mac e Linux.
Mentre il tasso di disoccupazione appare sempre più preoccupante, chi cerca un lavoro ha iniziato a farlo sia tramite i social network che via dispositivi mobile. Ben il 77% dei disoccupati sta utilizzando applicazioni per smartphone e per tablet per trovare un impiego ed è Android il sistema operativo che domina in tal senso.
Perché si utilizza sempre più uno smartphone per cercare il lavoro? Tale tipo di telefoni cellulari offrono oggi un campo molto vasto d’utilizzo e consentono di navigare, leggere e rispondere alle email ovunque ci si trovi e in maniera rapidissima. Un disoccupato ha dunque la possibilità di non farsi sfuggire nessuna offerta lavorativa e di inviare un feedback quanto prima possibile.
Grazie a una infografica diffusa da Mashable, è possibile comprendere come gli utenti utilizzino gli smartphone e le applicazioni per trovare un impiego, nonché tutta un’altra serie di informazioni utili a comprendere il panorama mobile nel campo del lavoro.
Il 77% di chi cerca un lavoro lo fa tramite un’app per smartphone e, nello specifico, il 36,27% lo fa per poter controllare velocemente le nuove offerte di lavoro inserite, il 23,79% per poterlo fare in mobilità, il 17,65% crede che sia un buon modo per cercarlo. Solo il 22,29% degli intervistati ha specificato di non utilizzare alcuna mobile app per un utilizzo del genere.
Negli Stati Uniti, le piattaforme più utilizzate in tal senso sono Android (43,7%), iOS (27,3%), BlackBerry (19,7%). Seguono Windows Phone (5,7%), Symbian (1,8%) e altri sistemi operativi (1,8%). Il traffico mobile per cercare un lavoro sarebbe salito del 100% rispetto all’anno scorso.
Tra le varie startup che costellano il mondo del web, Personal è salita particolarmente alla ribalta nelle ultime ore. Di cosa si tratta? Sostanzialmente di una sorta di forziere per tutti i nostri dati personali, da nome, cognome e generalità varie fino alle nostre preferenze in cucina, coprendo anche altre aree più intime delle informazioni riguardanti ognuno di noi.
Nonostante tramite i vari Facebook, Twitter, Flickr e compagnia si postino giornalmente dati personali in gran quantità, il fondatore di Personal Shane Green ci parla di un’applicazione in grado di contenere tutte le nostre informazioni, mettendole a disposizione per la loro trasmissione attraverso un sistema di “gemme”: un po’ come le cerchie di Google+, ogni gemma individua una parte dei nostri dettagli, divisi per categoria. C’è una gemma per i propri vini preferiti, una per i dati sulla propria vista, un’altra per le varie assicurazioni e così via: nel caso del “vicino di fiducia” troviamo per esempio informazioni su nome, numero telefonico e indirizzo di una persona nel vicinato che conosciamo bene.
Al di là della possibilità di poter fornire i dati di Personal in prima persona a chi li vogliamo dare, la parte più interessante del servizio sta nella possibilità di offrire “grant” sulle varie gemme: dati su allergie e malattie dei nostri figli a una babysitter, informazioni specifiche sulla propria automobile, tutto può essere condiviso con chi l’utente vuole, con la possibilità di partecipare anche alle “gemme di gruppo”, contenenti informazioni come i dettagli tecnici su un’automobile o una macchina fotografica reflex.
Lo stesso Personal offre alle varie applicazioni la possibilità di usare tale database per ottenere i dati su una persona, ovviamente dietro il suo consenso: la conseguenza più immediata potrebbe essere costituita da dei form online per i quali non potrebbe essere più necessario inserire ogni volta tutti i nostri dati d’iscrizione. Ma, trattandosi di dati personali, c’è un ma: prima di tutto, occorrerà fidarsi ciecamente di Personal nell’inserirvi informazioni strettamente personali che non sono altrove, di fronte quindi a delle politiche sulla privacy particolarmente rigide e convincenti ben lontane - diciamolo - da quelle che contraddistinguono la maggioranza dei servizi web che siamo abituati a usare, sulle quali probabilmente non si finirà mai di dibattere.
Dal punto di vista dei guadagni, i programmi di Personal sembrano essere ancora embrionali: l’idea è quella che il servizio possa essere usato anche da attività commerciali per accedere alle gemme più ghiotte dal punto di vista del mercato, dando per esempio agli hotel la possibilità di controllare la gemma “prossime vacanze” in modo da far ottenere da un lato alle persone offerte vantaggiose, e dall’altro alle stesse attività una sorta di Groupon per farsi conoscere. Per il momento, a Personal faranno comodo i 7,6 milioni di dollari ottenuti dagli investitori.
Via | Mashable
Personal: la nuova startup dedicata ai nostri dati personali é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 16:00 di venerdì 18 novembre 2011.
Flickr è una piattaforma ricchissima di fotografie di altissima qualità, ma alcune di queste sono state particolarmente apprezzate dall’utenza e hanno riscosso un numero notevole di visualizzazioni. Sono cinque le foto più viste di sempre su Flickr, quelle che sono considerate più emozionanti e più rappresentative dell’intero dabatase della repository. Eccole.
Al primo posto delle foto più viste su Flickr si trova quella scattata il 14 agosto 2007 da Niklas Montonen (nickname Aixcracker) con una Nikon D200. Si tratta di un fulmine che colpisce un albero: ha ottenuto fino a oggi più di 580 mila visualizzazioni e, secondo quanto diffuso da Flickr, «il suo autore è diventato tra i più popolari all’interno della community».
La seconda foto più vista di sempre mostra una Syritta pipiens: è stata scattata da Brian Valentine (aka Lord V) con una Canon EOS 20D ed è stata vista dagli utenti ben 165 mila volte. Al terzo posto, si trova invece una fotografia scattata l’11 settembre del 2005 alle Torri Gemelle. L’autore è Linus Gelber che ha utilizzato un’Olympus C765Uz e lo scatto ha raccolto 143 mila visualizzazioni.
Chiudono la classifica delle cinque foto più viste di sempre su Flickr uno scatto in Vietnam che occupa la quarta posizione: si chiama Farla e si è riusciti a catturare il momento in cui si innalzano le maree del Mar della Cina. In quinta posizione si trova un pezzetto d’Italia, con una fotografia che mostra il paesaggio autunnale di Magreglio, un paese della Lombardia. È una foto scattata da Tunde Pecsvari (aka Kenyai) e ha ottenuto 36 mila visualizzazioni.
PayPal ha lanciato Send Money per Facebook, un’app dedicata al social network in blu che consentirà agli utenti di fruire delle peculiarità di PayPal per inviare a un qualunque amico presente nella propria lista contatti un regalo in denaro, eventualmente accompagnato da una cartolina elettronica, un video, una fotografia o un messaggio.
Un vostro amico fa il compleanno? Si sta per sposare? È il protagonista di un qualsiasi evento degno di un dono? PayPal andrà a suggerirvi la possibilità di regalargli del denaro, sia solo per offrirgli una birra, sia per una somma più cospicua. È necessario che entrambi gli utenti siano iscritti sia a Facebook che a PayPal affinché si possa inviare e ricevere il regalo.
Send Money funziona in 65 paesi, compresi quelli che utilizzano l’euro come valuta, e per PayPal si tratta di una grossa opportunità poiché, come sottolineato da JB Coutinho, Senior Product Marketing Manager dell’azienda, l’80% degli utenti PayPal possiedono un account Facebook. Un bacino di utenza notevole, dunque. Se si considera inoltre che, solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono inviate oltre 500 milioni di eCard, le cartoline elettroniche, l’idea potrebbe rivelarsi vincente.
La nuova app Send Money per Facebook potrà inoltre essere sfruttata da quelle aziende che desiderano proporre sul social network di Mark Zuckerberg offerte, sconti e quant’altro possa essere di gradimento.
Esattamente come avvenuto nel recente passato, ancora una volta Wikipedia torna a rivolgersi ai suoi lettori chiedendo il loro supporto economico per poter continuare a sopravvivere e lo fa, come ormai consuetudine, con un appello direttamente scritto dal suo fondatore Jimmy Wales.
Fin dalla giornata di ieri infatti, aprendo una qualsiasi pagina dell’enciclopedia online, compare in alto un banner con a fianco la foto di Wales in cui si annuncia “l’appello personale del fondatore” di Wikipedia, che per l’occasione scrive ai milioni di lettori:
Google ha quasi un milione di server. Yahoo ha qualcosa come 13.000 dipendenti. Noi abbiamo 679 server e solo 95 dipendenti. Wikipedia è il quinto sito più visitato al mondo e ogni mese viene usato da più di 450 milioni di persone, con miliardi di pagine visualizzate. Il commercio è una cosa buona. Fare pubblicità non è sbagliato. Ma qui, in Wikipedia, è fuori luogo.
Il tema, insomma, è sempre lo stesso: per sopravvivere Wikipedia ha bisogno di soldi, necessari a pagare le infrastrutture e il personale che si occupa di gestire l’enciclopedia, alla cui scrittura e aggiornamento, com’è noto, collaborano milioni di volontari in giro per il mondo. Se questi soldi non arrivano dalle donazioni devono arrivare dalla pubblicità, ma a quel punto il progetto Wikipedia sarebbe snaturato a detta di Wales, che ha fatto dell’indipendenza un aspetto imprescindibile della sua “creatura”.
Nell’appello, Wales aggiunge infatti:
Quando ho fondato Wikipedia, avrei potuto renderla una società redditizia inserendo della pubblicità, ma non è stato così. Abbiamo lavorato sodo per anni per mantenere il sito snello e senza fronzoli ottenendo buoni risultati. Rispettiamo i nostri obiettivi e lasciamo gli interessi ad altri. Se ogni persona che legge questo messaggio donasse 5 euro, basterebbe un solo giorno di donazioni l’anno. Non tutti hanno la possibilità o la volontà di donare, e questo non è un problema. Ogni anno il numero di persone che compie una donazione si rivela sufficiente.
La volontà di Wales di tenere l’enciclopedia libera al di fuori dalle logiche commerciali si conferma quindi anche per quest’anno, con la speranza che, come in passato, almeno una parte dei 450.000 di lettori nel mondo siano disposti a dare un piccolo contributo al progetto e far continuare l’attività di Wikipedia.
Evernote ha appena lanciato un’estensione per browser che con un semplice click permette di eliminare banner pubblicitari e qualunque altra distrazione rendendo così più piacevole la lettura di testi. Si chiama Clearly ed è già disponibile per Chrome (potete scaricarla a questo indirizzo), mentre per gli altri browser dovrebbe arrivare nel corso dei prossimi giorni: una volta installata basterà cliccare sull’icona a forma di lampada situata vicino alla barra degli indirizzi per trasformare la pagina che si sta visitando in una sua versione scarna e decisamente più leggibile.
Dalla barra situata a destra si potrà modificare la visione, dal colore dello sfondo (grigio, bianco o nero) alla dimensione del font (piccolo, medio o grande) o stampare la pagina. Sarà sufficiente cliccare sulla freccia in alto per tornare alla visione originale.
Clearly integra anche il servizio Web Clipper, già disponibile come estensione a parte (Web Ritagli per Chrome, Web Clipper per Firefox) molto utile se si vuol salvare nel proprio account Evernote i contenuti di una pagina web, da un articolo ad una parte di esso, dall’intera pagina al semplice URL.
Via | Mashable
Evernote Clearly: via tutte le distrazioni dalle pagine web con un solo click é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 10:00 di giovedì 17 novembre 2011.
Per molti utenti gli album di Facebook costituiscono in modo di fissare virtualmente momenti importanti della loro vita. Questa esigenza, però, non ha ancora sostituito i vecchi e cari album cartacei ed è proprio questa l’intuizione della piattaforma Blurb, arrivata in Italia da pochi giorni: tra i vari servizi offerti c’è anche Bookify, un utile strumento che in pochi click e con una spesa minima permette di creare libri fotografici partendo dalle foto caricate su Facebook, Flickr, Instagram o Picasa e farseli recapitare comodamente a casa.
La caratteristica principale del servizio, quella che lo mette in netto vantaggio rispetto ad altri portali che permettono la stampa di fotografie prese dai social network, è la semplicità d’utilizzo e l’immediatezza con cui questi album vengono creati. Il primo passo è quello di scegliere le dimensioni del libro (qui trovate il listino) e lo stile e selezionare da dove si vogliono prendere le immagini.
Se, ad esempio, si vuole ordinare un libro fotografico con le immagini caricate su Facebook è sufficiente autorizzare l’applicazione Bookify ad accedere al proprio account: a quel punto ci troveremo di fronte i nostri album e potremo scegliere quali fotografie includere semplicemente cliccando su di esse. Bookify penserà a caricare ed inserirle in un album, dandoci poi la possibilità di intervenire per modificarne la posizione.
Blurb: crea un libro fotografico da Facebook o Instagram in pochi passi
L’ultimo passaggio è dedicato alla creazione della copertina del libro (la prima, la quarta e il dorso), tanto semplice quanto l’inserimento delle immagini. Fatto questo ci viene data la possibilità di ricontrollare il tutto prima di confermare l’ordine ed effettuare il pagamento.
Questo era soltanto un esempio di tutto quello che è possibile creare con Bookify e, più in generale, con la piattaforma Blurb: libri a colori, libri in bianco e nero, agente, libri per appunti e quant’altro. I prezzi, poi, sono buoni: per un libro fotografico di 20 pagine, 18×18 centimetri stampato su carta standard e con copertina morbida si spendono meno di 10 euro, escluse le spese di spedizione (ricevere un libro a Roma con consegna il 30 novembre costa poco meno di 8 euro).
Voi avete già provato questo servizio? Ne conoscete di simili e, magari, migliori? Segnalatecelo nei commenti.
Blurb: crea un libro con le tue foto da Facebook o Instagram in pochi passi é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 14:00 di martedì 15 novembre 2011.
A pochissime ore dal rilascio di Firefox 8, è già pronta la prima beta di Firefox 9. Mozilla prosegue dunque lo sviluppo a raffica del proprio browser per la navigazione su Internet e la release preliminare della nuova versione giunge apportando una serie di migliorie, anche se non si tratta di un software completamente stabile.
Per quanto riguarda la versione PC, Firefox 9 introduce il supporto alla type inference, ovvero la possibilità di gestire il codice Javascript in modo più rapido, fino al 44% secondo i test effettuati dal team Mozilla. L’utente dovrebbe quindi avere un software maggiormente veloce nel momento in cui carica contenuti Java. Migliorata anche la gestione dei 3D con WebGL.
Passando alla versione per Mac, sono state integrate alcune funzionalità intrinseche di Mac OS X Lion, come ad esempio il supporto alle gesture che consentirà agli utenti di muoversi tra le pagine Web utilizzando trackpad o mouse, una migliore integrazione generale e la visualizzazione a schermo intero.
La versione definitiva di Firefox 9 arriverà il 20 dicembre. Nel frattempo, è già possibile effettuare il download della versione per Windows, Linux e per Mac.
Con un comunicato pubblicato sul blog ufficiale, Skype ha annunciato che il servizio Numeri online per l’Italia ha cessato di funzionare. Gli utenti danneggiati riceveranno un rimborso e un voucher per attivare gratuitamente per un mese l’abbonamento Senza Limiti Mondo valido per chiamate illimitate in più di 40 Paesi.
La vicenda, iniziata lo scorso fine settembre, è dunque terminata nel peggiore dei modi. Skype offriva le numerazioni geografiche appoggiandosi al servizio VoIP del provider Eutelia. Il 29 settembre, l’azienda è stata obbligata a sospendere il servizio per rispettare le richieste del Ministero dello Sviluppo Economico: in Italia non è possibile utilizzare un numero telefonico al di fuori del proprio distretto di appartenenza. In pratica, un utente di Milano non può usare un numero con il prefisso di Palermo.
Skype, nonostante vari tentativi, non è stata in grado di ripristinare il servizio:
Comprendiamo la delusione e il disturbo che questo può causare, e stiamo lavorando per rimborsarvi l’acquisto effettuato. Skype sta contattando direttamente tutti i clienti interessati via e-mail. Non è necessaria alcuna azione da parte vostra fino a quando non verrete contattati.
Chi volesse conservare il numero geografico può effettuare la portabilità presso un altro provider telefonico nazionale.
Mozilla ha reso disponibile per il download Firefox 8, nuova versione del popolare browser per la navigazione sul Web. L’aggiornamento porta tante novità al software, tra le quali si segnala una maggiore velocità, una maggiore sicurezza e inoltre una maggiore impronta social grazie all’inserimento di Twitter nella barra di ricerca.
Si parte da una nuova gestione degli add-on, che sarà più efficiente e con un miglior effetto sulla reattività del software. Come ha spiegato Justin Scott, programmatore di Mozilla:
Questi add-on installati da terze parti hanno diversi problemi: possono rallentare l’avvio e il tempo di caricamento delle pagine di Firefox; possono ingombrare l’interfaccia con toolbar che spesso non sono usate, rimangono indietro quanto a compatibilità e sicurezza e, cosa più importante, non permettono all’utente di controllare i propri add-on.
Gli add-on installati dunque non saranno inizialmente attivi ma sarà l’utente a decidere quando e se farlo. L’altra novità importante in Firefox 8 risiede nel lato social, che vede l’arrivo di Twitter tra i motori di ricerca predefiniti. Un utente potrà dunque cercare altri iscritti e un hashtag dall’apposito box nel browser.
Firefox 8 consente poi ai webmaster di utilizzare HTML5 semplificando ancora la navigazione: viene data la possibilità di personalizzare quel menu che compare se si clicca nella pagina con il tasto destro del mouse. Le altre novità presenti sono tutte caratteristiche nascoste, come ad esempio una migliore gestione della memoria – e pertanto maggiore reattività – così come una migliore gestione delle schede e della stabilità generale dell’intero browser.
Firefox 8 è disponibile già per il download dalla pagina ufficiale di Mozilla.
Dropbox, una delle risorse più diffuse per il salvataggio dei documenti in rete, propone una soluzione riservata ai gruppi di utenti. È un’offerta esclusivamente commerciale: non esiste una variante gratuita, come coi profili individuali. Il funzionamento è identico a quello degli account personali, ma prevede almeno cinque utenze.
Il prezzo non è dei più accessibili. Si parla di $795 (sono circa 578€) all’anno con 1Tb di spazio e cinque utenti: ogni utenza aggiuntiva ha un costo di $125, cioè 90€, annui e aggiunge 200Gb a utente. Lo spazio e le utenze sono espandibili all’infinito. Tuttavia, sarebbe fuori luogo parlare di una soluzione riservata alle imprese.
Benché Dropbox for Teams offra delle funzionalità idonee all’utilizzo in ambito aziendale, il fatto che i documenti risiedano su un server remoto al quale si può accedere soltanto coi client forniti dalla piattaforma è un grosso limite. Nessuna impresa affiderebbe i propri dati a terzi. Dropbox scommette, piuttosto, sulle famiglie.
Al momento, però, è difficile che una famiglia abbia bisogno di 1.000Gb di spazio remoto per ospitare fotografie, musica o quant’altro. Specie considerando la possibilità che Dropbox acceda ai contenuti caricati per verificare delle eventuali violazioni al copyright. Quali altri gruppi di utenti potrebbero beneficiare dell’offerta?
Dropbox for Teams è troppo limitato per le società e decisamente “esorbitante”, nello spazio e nel prezzo, per le famiglie. L’unica giustificazione è che il servizio sia «una prova sul campo» per una futura espansione della richiesta di storage online. È presumibile un aumento delle necessità dei nuclei famigliari nei prossimi anni.
Tuttavia, è necessario che la legislazione s’adegui alle esigenze dei consumatori. Con le leggi vigenti, i file che potrebbero “riempire” un simile ammontare di spazio comporterebbero soltanto dei problemi giudiziari, se fossero condivisi con Dropbox. Il limite di 100Gb per gli account individuali a pagamento è più che sufficiente.
Via | Dropbox
Dropbox ha lanciato l’offerta di cloud computing riservata ai gruppi é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 15:00 di martedì 08 novembre 2011.
L’annuncio ufficiale verrà effettuato il 9 novembre, ma già oggi è possibile provare Firefox 8, la nuova release del noto browser della Mozilla Foundation. Sui server FTP dell’azienda sono stati caricati i file di installazione delle versioni per Windows, Linux e Mac OS X. Tra le novità introdotte, citiamo l’aggiunta di Twitter alla barra delle ricerche.
Continua dunque l’inseguimento di Internet Explorer e Chrome, almeno per quanto riguarda il numero delle release. Mozilla ha infatti deciso di velocizzare lo sviluppo del suo browser per introdurre novità e miglioramenti nel più breve tempo possibile. Firefox 8, oltre a includere diversi bug fix, permette di effettuare la ricerca nei tweet del noto social network Twitter.
Altre novità riguardano la velocità di avvio dell’applicazione. Ora sarà possibile indicare quali schede caricare dopo un ripristino della sessione. È stata migliorata inoltre l’animazione delle tab quando vengono spostate o riordinate. Ulteriori ottimizzazioni sono stati introdotte per la gestione della memoria, uno dei punti deboli delle precedenti versioni del browser.
Questi sono i link diretti alle versioni di Firefox 8 in italiano:
Per avere assoluta certezza di installare la versione finale di Firefox 8, si consiglia di attendere ancora due giorni, anche se non dovrebbero esserci cambiamenti rispetto alle release pubblicate.
Update: Mozilla ha comunicato che quelle pubblicate non sono le versioni finali di Firefox 8 e pertanto su richiesta dell’azienda i link diretti sono stati rimossi in attesa delle release definitive.

Come probabilmente avrete già notato nell’aprire Google Reader, il lettore di feed RSS creato in quel di Mountain View ha cambiato la propria interfaccia, allineandosi a quelle degli altri servizi web targati Google. La stessa società aveva del resto anticipato il nuovo design qualche giorno fa, anticipando anche che Google Reader avrebbe perso le sue funzionalità di condivisione a favore di un’integrazione con Google+.
Al di là della veste grafica, è proprio quella “social” la sostanziale modifica effettuata da Google a Reader, dove il bottone “Like” è stato soppiantato dall’ormai famoso +1, attraverso il quale è possibile condividere i contenuti dei feed RSS direttamente con le cerchie del proprio account Google+. Sempre a proposito di cerchie, è ovviamente possibile scegliere a quali di queste indirizzare il link che si vuole postare. Qualcuno avrebbe anche lamentato una serie di bug legati al mancato refresh dei feed, che adesso sembrerebbe però essere stato sistemato.
Parlando in termini puramente estetici, la nuova veste grafica va come dicevamo ad allineare anche Reader ad altri servizi come Gmail e Calendar, dando un look più spartano all’intero layout. Sarà forse questione d’abitudine, ma almeno personalmente con il vecchio Google Reader riuscivo a “individuare” meglio i vari post, anche grazie alla presenza di più colori e maggior contrasto nell’interfaccia. Anche lo spazio sembra adesso essere usato in maniera peggiore. Voi che ne pensate?
Foto | Mashable.com
Google Reader: ecco il nuovo design con integrazione in Google+ é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 10:00 di martedì 01 novembre 2011.
Torna l’incubo di un malware in grado di prendere il controllo delle infrastrutture critiche, in particolare quelle militari e industriali. Il nuovo worm individuato da Symantec si chiama Duqu e attacca i sistemi operativi Windows con un funzionamento simile a Stuxnet, il virus che nel 2009 ha sabotato un impianto nucleare in Iran.
Secondo la nota software house, Duqu condivide diverse parti di codice con Stuxnet, per cui si suppone che sia opera dello stesso autore. In questo caso però il target non sono gli impianti nucleari o militari, ma le aziende alle quali potrebbero essere sottratte informazioni riservate e segreti industriali.
Finora Duqu è stato individuato sui sistemi informatici di sette/otto aziende europee, ma Symantec per ovvie ragioni non ha comunicato i loro nomi. A differenza di Stuxnet, questo worm non contiene codice relativo ai sistemi di controllo industriali, è un trojan di accesso remoto e non si auto replica. Duqu sfrutta i protocolli HTTP e [HTTPS] per comunicare con un server command-and-control, dal quale scarica ulteriore codice eseguibile utilizzato per registrare varie informazioni, tra cui gli indirizzi di rete e i tasti premuti sulla tastiera, che poi vengono memorizzati in un file locale criptato.
Il malware è stato progettato per rimanere in esecuzione per 36 giorni, al termine dei quali rimuoverà se stesso dal sistema. Symantec e numerosi esperti del settore sono molto preoccupati della proliferazione di questo genere di attacchi: in futuro potrebbero arrivare worm più pericolosi e difficili da individuare, prima che possano prendere il controllo di infrastrutture sensibili, come le reti di telecomunicazione o le centrali di produzione dell’energia elettrica.
Sony ha subito un nuovo attacco al PlayStation Network e al Sony online Entertainment e gli account che potrebbero esser stati compromessi dai cracker sono circa 93mila. L’attacco sarebbe avvenuto fra il 7 e il 10 ottobre e Sony lo ha comunicato tempestivamente attraverso un comunicato ufficiale diffuso nelle scorse ore.
Ad esser coinvolti sono, per la precisione, 60 mila account del PlayStation Network e 33 mila di Sony online Entertainment, dei quali 35 mila sono statunitensi e 24 mila europei. Per la restante parte, si dovrà approfondire.
Il gruppo nipponico ha rilevato l’attacco quando si è accorto di un inusuale numero di tentativi di accesso falliti agli account dei propri network. I cracker hanno ottenuto ID e password e forse informazioni personali quali ad esempio gli indirizzi, ma a quanto pare nessun dato sulle carte di credito è stato compromesso.
Nel frattempo, Sony ha congelato gli account violati e chiede agli utenti di verificare la propria identità e di cambiare nuovamente la password. Si tratta di un attacco al PSN e al SOE a quanto pare meno devastante di quanto avvenuto nello scorso aprile, ma il network del gruppo è nuovamente sotto mira dei pirati informatici e, anche se attualmente le conseguenze vengono confinate a un disturbo per gli utenti, che si ritrovano nuovamente costretti a cambiare le proprie password, il nuovo caso suscita egualmente clamore.
Sony ha provveduto stavolta a comunicare tempestivamente quanto avvenuto ai propri utenti e a congelare gli account come misura preventiva, segno di una policy più efficace rispetto a quella che nello scorso aprile aveva suscitato parecchie polemiche.
Il peggiore degli incubi informatici potrebbe battere bandiera teutonica: la pirateria applicata da chi dovrebbe contrastarla. In Germania il Chaos Computer Club, un gruppo di hacker berlinesi, ha scovato un malware sviluppato e si dice soprattutto utilizzato clandestinamente dalla polizia tedesca per ascoltare le conversazioni online e spiare così i propri cittadini.
Il funzionamento di questo sistema, già ribattezzato “trojan di Stato“, è spiegato in un documento reso pubblico dal gruppo Chaos Computer Club e già valutato seriamente da altri osservatori: a quanto pare, gli hacker hanno visto giusto.
La spia apre delle porte sui sistemi Windows e tramite una chiave di accesso fa sue applicazioni di vario genere, anche VoIP come Skype e Messenger. Un’intrusione che supera le intenzioni, già gravi, della polizia tedesca, perché gli hacker hanno dimostrato che non solo è in grado di sorvegliare a distanza le conversazioni e copiare testi e documenti, ma anche di attivare di nascosto webcam e microfoni. In pratica, legge la tastiera e ascolta le parole.
C’è di peggio. Il software, chiamato dal gruppo R2D2 come uno dei robot di Star Wars, è stato prodotto da un’azienda tedesca su commissione statale ma è in realtà sfruttabile anche da malintenzionati, fornendo così lo strumento ideale per sottrarre dati sensibili a ignari cittadini. Una contraddizione vistosa nel Paese famoso per le sue leggi restrittive sul rispetto della privacy.
Per questa ragione, ci sono già case produttrici di antivirus che hanno analizzato il codice e inserito questo malware nell’elenco di quelli individuabili come Backdoor:W32/R2D2.A.
Per poter affinare i propri mezzi antiterrorismo, la Germania ha finito così per cadere nell’effetto opposto. Una gaffe che sta già mettendo in imbarazzo la politica, in particolare Hans-Peter Friedrich, ministro dell’Interno ultraconservatore, paladino di una visione niente affatto liberale di Internet.
Sembrava che la vicenda tra Vasco Rossi e la Nonciclopedia si fosse conclusa nel migliore dei modi, invece il rocker ha sferrato un nuovo attacco al sito Web attraverso la propria fan page su Facebook con una serie di post a dir poco infiammati. Nonciclopedia ha subito risposto alle provocazioni, ma la discussione è più che accesa.
Prima la denuncia da parte di Vasco Rossi, poi la reazione di Nonciclopedia e la polemica scatenatasi sui vari social network, ove le azioni del cantante italiano non erano state ben accolte dal popolo della Rete. Vasco vuole però uscir a testa alta dalla sfida con la piattafroma ed ecco pertanto una serie di commenti al vetriolo scagliati contro il sito:
Io NON ho fatto chiudere proprio niente… sempre per gli ignoranti che non conoscono l’argo…mento… è stato FaceBook a chiudere una pagina che ha ritenuto diffamatoria. Ne vengono chiuse a centinaia… NON si capisce perché se ne chiudono una su di me… SONO STATO IO!!
Vasco Rossi prosegue poi con un:
Scrivere in forma anonima sul muro di un cesso o su un sito Internet può essere un’attività divertente ma NON si tratta di libertà di espressione o di parola. Questo sacrosanto diritto conquistato dalla civiltà occidentale al prezzo della vita di milioni di persone, lo si esprime solamente quando ci si prende la responsabilità di quello che si dice mettendo il proprio nome e cognome.
La “delazione” anonima è la triste realtà dei regimi totalitari e dittatoriali del secolo scorso.
Continua ulteriormente con dure parole che avviano una vera e propria guerra contro i curatori di Nonciclopedia:
Cari i miei “brufolosi e ignoranti ragazzini”, fatevene una ragione. Non è della mia reputazione o della mia immagine che si tratta. Sapete quanto me ne frega? Se avete passato il limite della diffamazione ne dovrete rispondere ai miei avvocati e in sede legale. È inutile che vi arrampichiate sugli specchi. Dovete prendervi la “responsabilità” di quello che avete fatto.
Se verranno accertati gli estremi della diffamazione, i danni che vi chiederò di pagare, saranno devoluti in beneficenza e non saranno pochi. Questi ve lo posso garantire. Ma questa è solo una questione “tecnica”. Restano solo gli “specchi”… da pulire e la vostra arrogante ignoranza… da punire.
Vasco Rossi vuole pertanto sconfiggere Nonciclopedia e punire un progetto che vede come privo di valore, pericoloso e oltretutto offensivo. Nonciclopedia però non ci sta, e ha risposto alle accuse del rocker con una pubblica dichiarazione nella propria homepage ove è presente un comunicato ufficiale che intende far chiarezza su cosa sia Nonciclopedia e perché le accuse di Vasco siano considerate prive di merito.
Nonciclopedia è un luogo dove tutti possono scrivere e dietro al sito sta una vera e propria redazione che controlla i lavori a titolo gratuito. Si aggiunge nel comunicato che gli amministratori non hanno il compito di moderare i contenuti, ma di coordinarli; alle accuse di antisemitismo, si precisa che qualora venisse segnalato qualche contenuto nazista, violento o che incita al reato, Nonciclopedia interverrebbe immediatamente senza esitazione.
Timeline, il nuovo profilo di Facebook, esclude l’ipotesi di un pulsante “dislike”: sono stati introdotti i verb, che renderebbero possibile condividere qualunque tipo d’azione negli aggiornamenti di stato. Eppure, sono ammessi soltanto i termini con un significato positivo. È vietato, infatti, “detestare”, “aborrire” o “rifiutare”.
La disponibilità di Timeline a tutti gli utenti, prevista entro il 30 settembre scorso, è in leggero ritardo. Per rendersi conto della censura dei termini negativi, tuttavia, è sufficiente provare a registrare un’applicazione su Open Graph che preveda l’utilizzo dei verb: la lista delle azioni bandite da Facebook è piuttosto lunga.
In un’intervista rilasciata a luglio del 2010, Mark Zuckerberg aveva aperto alla possibilità di realizzare un pulsante “dislike” per Facebook. Invece il nuovo profilo del social network ammette soltanto un mondo di condivisioni positive: il negativo, che pure è parte della vita reale di ognuno, non deve essere presente su Facebook.
Via | The Huffington Post
Timeline bandisce i termini negativi per le applicazioni di Facebook é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 12:00 di lunedì 03 ottobre 2011.

L’idea dietro a ifttt (If This Then That), indirizzo web [ifttt.com] , è come suggerisce il suo nome piuttosto semplice: se succede questo, allora fai quest’altro. Un modo, come dicono i creatori della piattaforma, per far sì che Internet lavori per noi, attivando azioni di vario tipo al verificarsi di alcune condizioni.
Parlandone così, il tutto può forse suonare un po’ complicato, ed è per questo che nella pagina WTF (avete presente l’acronimo inglese, no?) di ifttt sono stati inseriti alcuni esempi: pensate alla possibilità di impostare direttamente nell’applicazione cose del tipo “se sono taggato su una foto di Facebook allora mandami un SMS”, oppure “se scatto una foto su Instagram allora salvala su Dropbox”. Modi automatizzati per compiere azioni altrimenti lunghe e noiose, in alcuni casi effettuabili con mezzi esterni a ifttt, ma che ha comunque il pregio di riunire in una sola applicazione tutta una serie di possibilità.
Possibilità offerte dal supporto a varie applicazioni, tra le quali Twitter, Facebook, Instagram, Email, telefono e addirittura condizioni metereologiche. Segnalando l’applicazione nei giorni scorsi, Howtogeek ha anche pubblicato una serie d’istruzioni passo-passo per l’impostazione di trigger ed actions.
ifttt (If This Then That): Internet lavora per noi é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 13:00 di venerdì 23 settembre 2011.
Strobe è un ambiente di sviluppo realizzato per adattare le applicazioni “native” a quelle in HTML5, che di norma si trovano sui dispositivi mobili o come estensioni sul browser. È un tentativo d’abbattere il divario tra sistemi operativi per ottenere la stessa esperienza su qualsiasi piattaforma. Un’opportunità per i programmatori.
Le applicazioni “native” sono quelle che siamo abituati a installare su Windows, Mac OS X oppure Linux, ecc.: Google cerca di portarle sul browser col Native Client di Chrome, Mozilla prova a fare il contrario trasportando le applicazioni in HTML5 per il web sul desktop. Strobe elimina il problema, riconvertendo le une nelle altre.
Il concetto è molto semplice: la stessa applicazione deve girare su qualunque dispositivo e sistema, un assunto molto chiaro a chi segue l’evoluzione dell’informatica e le opportunità economiche derivanti. Strobe è uno strumento per aiutare questa transizione e avrà un prezzo, quando sarà pronto. Al momento, è in fase sperimentale.
Via | GigaOM
Strobe coniuga le applicazioni “native” a quelle per il web in HTML5 é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 10:00 di sabato 03 settembre 2011.
Twitter ha iniziato l’aggiornamento della propria interfaccia web, inserendo delle gallerie con gli ultimi cento scatti condivisi sulla piattaforma: le fotografie includono i retweet e sono escluse dagli album quelle pubblicate prima della data del 1 gennaio del 2010. Occorrerà del tempo, perché la novità raggiunga tutti gli utenti.
Le cosiddette User Gallery supportano le fotografie caricate su Photobucket (attraverso le applicazioni ufficiali di Twitter), Yfrog, TwitPic e Instagram. Per il momento gli album non includono le miniature dei video. Si potrà accedere alla galleria di un utente visitandone il profilo: un collegamento apparirà nella barra laterale.
Le gallerie propongono due modalità di visualizzazione: una, la Grid View, include le anteprime delle immagini; l’altra, la Detail View, mostra ogni fotografia a dimensione reale. Per accedere agli album, bisogna aspettare l’aggiornamento del proprio profilo: scegliere la lingua inglese nelle preferenze purtroppo non è sufficiente.
Via | The Next Web
Twitter genera delle gallerie con le ultime cento fotografie inviate é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 08:00 di martedì 23 agosto 2011.
L’incidente capitato a Facebook qualche giorno fa, quando un bug ha reso pubblici dei video privati (poi risolto), ha messo sotto i riflettori questa funzione non particolarmente utilizzata sul social network. Vediamo come si potrebbe sfruttare meglio.
La sezione video di Facebook è meno ricca di quella delle immagini, e non particolarmente stimolante. Di fatto, è un archivio di clip girate con gli smartphone. Una perdita di appeal dovuta, forse, anche alle scarse informazioni su come si potrebbero settare, e anche una scarsa attenzione di Palo Alto a sfruttare appieno questa possibilità.
Ne abbiamo parlato qualche giorno fa a proposito degli hangout, i videoritrovi di Google plus, ai quali Facebook ha prontamente risposto fondendo la chat con Skype.
Nel giro di poche settimane, da cenerentola degli strumenti social, la webcam è finita al centro delle attenzioni (prima lasciata a siti un po’ discutibili come chatroulette). Era ora, ma cosa si potrebbe fare su Big F? Vi diamo tre suggerimenti:

