30343 elementi (30343 non letti) in 28 feed
La lista dei vincitori dei Webby Awards, ovvero gli Oscar di Internet, vede Facebook e Instagram tra i vincitori della 16esima edizione, segno di come queste due piattaforme continuino ad ottenere un enorme successo tra l’utenza e a essere apprezzate sul Web. La lista dei nomi dei vincitori è appena stata diramata dalla International Academy of Digital Arts and Sciences.
I Webby Awards sono il premio più importante per chi ha fatto del Web il proprio lavoro: la cerimonia ufficiale di premiazione avrà luogo il 21 maggio e sarà visualizzabile da casa, in diretta streaming. I riconoscimenti sono stati assegnati da un team di esperti del Web, imprenditori, innovatori, creativi e luminari, tra i quali figurano Vinton Cerf, Biz Stone e il cantante David Bowie (impegnato con gli Yahoo! Internet Music Awards).
Le quattro grandi categorie degli Oscar di Internet sono Websites, Interactive Advertising & Media, Online Film & Video e Mobile & Apps, e in ognuna di questa ne sono contenute delle altre. In ogni categoria vi sarà un vincitore di un The Webby Award e uno del The Webby People’s Voice Award, ovvero assegnato in base alle preferenze della gente tramite una votazione svoltasi online.
La sedicesima edizione della manifestazione ha raggiunto 1,5 milioni di votanti da oltre 200 paesi, i quali hanno dichiarato Facebook il sito più amato del Web: la piattaforma di Mark Zuckerberg si è aggiudicata pertanto il People’s Special Achievement for Social Change, battendo Twitter, YouTube, Kiva e Change.org per il ruolo che ha avuto nella diffusione della primavera araba. Instagram ha invece incassato il premio Breakout of the Year, ovvero novità dell’anno, dovuto all’enorme successo che ha saputo riscontrare negli ultimi mesi: da gennaio 2012 ad aprile dello stesso anno, è riuscito a passare da quota 15 milioni di utenti a quota 50 milioni, spinto dall’acquisizione da parte di Facebook e dal passaggio ad Android.
Tra gli altri premi assegnati, figurano anche quelli dati a Pinterest e Google+, nonché a Spotify, Louis CK per aver distribuito uno spettacolo teatrale sul Web, e Bjork per aver pubblicato il primo app-album della storia, Biophilia.
The iPad and iPhone are replacing the iPod as the first Apple product many people buy, according to a recent study. In years past, Apple’s iPod was the device by which many users were introduced to Apple’s products. Recently, though, the iPod has been supplanted, even as Apple’s sales of the iPod have dipped.
According to survey data recently released by the NPD Group, roughly a quarter of all iPad purchases are made by people who are buying their first Apple product. iPads are the fastest-growing product in Apple’s lineup, in terms of sales. In fact, during Apple’s recent earnings report, CEO Tim Cook noted that the iPad has sold 67 million units since the first model’s introduction in 2010. For a little perspective on how amazing that is, it took three years for the iPhone to hit the same mark, and 5 years for the iPod. The Mac, however, did not sell its first 67 million units until twenty-six years after its introduction.
While 82% of Apple owners say that the iPod was their first Apple device, that number has diminished in the two years since the iPad’s launch. According to NPD’s data, only 52% of those who bought their first Apple product in the past two years bought an iPod first.
Another study late last month found that Apple products are now in over half of American homes, with almost a third of American homes owning two Apple products or more. According to NPD’s data, 69% of those owning one or more Apple products own an iPod.
With sales of the iPad continuing to grow and sales of the iPod continuing to shrink (iPod sales have been down for two consecutive quarters) it may only be a matter of time before the iPad becomes the introductory Apple product for a majority of Apple users.
What was your first Apple product? Do you think the iPhone or iPad will ever completely supplant the iPod as the go-to first Apple product? Let us know in the comments.
Samsung Italia è attualmente impegnata nelle selezione di blogger in vista delle Olimpiadi di Londra 2012. Il produttore coreano cerca complessivamente 100 blogger, che avranno il compito di fare da “inviati speciali” ai Giochi Olimpici, condividendo quotidianamente con i lettori sul Web tutte le emozioni e le esperienze in arrivo dalla capitale inglese che questa estate sarà al centro dell’attenzione mediatica di tutto il mondo.
La selezione vedrà ovviamente protagonista Internet, dato che gli aspiranti “blogger olimpici” dovranno inviare, attraverso il sito che Samsung ha creato appositamente per l’occasione, un video di 30 secondi nel quale spiegare i motivi per cui ognuno di loro dovrebbe essere scelto. Il Samsung Global Blogger, questo il nome della particolare iniziativa, ha trovato già diversi candidati, facendo dichiarare al famoso chef Jamie Olivier:
Samsung ha sviluppato delle iniziative incredibili per coinvolgere i giovani di tutto il mondo nei Giochi Olimpici, e il Samsung Global Blogger ne è un fantastico esempio.
Tutti gli utenti interessati avranno tempo fino al 6 maggio per potersi candidare tramite l’invio del proprio filmato di presentazione. Tra i requisiti richiesti ai partecipanti del Samsung Global Blogger ci sono ovviamente la passione per lo sport e per le Olimpiadi, la spigliatezza di fronte all’obiettivo di una videocamera, l’ironia, la capacità di essere originali e fantasiosi e, ovviamente, la capacità di utilizzare i moderni strumenti di comunicazione sul Web come social network e blog.

L’informazione online ha avuto di nuovo la meglio. Il Pulitzer, prestigioso premio giornalistico statunitense, è stato infatti assegnato a due giornalisti dei nuovi media. Sono riusciti a non farsi snobbare e a distinguersi tra tutti, David Wood dell’Huffington Post e il vignettista Matt Wuerker di Politico.com, portando a casa l’Oscar del giornalismo.
Il premio assegnato è stato una sorpresa per tutti, simbolo di cambiamento: la giuria del Pulitzer ha considerato la Rete prima d’ora solo nel 2010, quando assegnò l’onoreficenza a ProPublica.org per la sezione relativa al giornalismo investigativo. Allora fu un’inchiesta sulla situazione sanitaria e ospedaliera dopo il passaggio dell’uragano Katrina. Stavolta, invece, a distinguersi positivamente sono stati David Wood e i suoi reportage sui reduci dall’Afghanistan e dall’Iraq – aggiudicandosi il premio per la categoria Interni – e Mark Wuerker, famoso e adesso premiato per le sue vignette satiriche irriverenti.
Anche alcuni media tradizionali hanno portato a casa un Pulitzer: Jeff Gettleman, un reporter del New York Times, per esempio, ha vinto il premio per la sezione Esteri, con i suoi reportage dall’Africa, mentre David Kocieniewski, sempre del NYT, è stato premiato per le sue inchieste sulla crisi economica. Ed è proprio il New York Times a scrivere:
«La più grande sorpresa quest’anno è arrivata dai nuovi media. Si tratta di un segno del cambiamento del panorama dei media».
In effetti, a meno di 18 anni dall’uso di Internet come mezzo di comunicazione giornalistico, assegnare un premio così importante a livello internazionale a delle testate online, riconoscendo l’importanza e l’immediatezza della Rete, ma allo stesso tempo la serietà e la scrupolisità dei blogger, tramandata dai veterani della carta stampata, è sintomo che il mondo dell’informazione sta andando nella giusta direzione. E che, finalmente, anche la prestigiosa giuria della Columbia University approva questa condotta.
Attenzione alle finte cartoline e ai link che circoleranno nelle prossime ore in occasione di San Valentino: i cyber criminali dovrebbero colpire moltissimi computer sfruttando la curiosità degli innamorati che si preparano a trascorrere la giornata dedicata all’amore. È quanto rivelano gli esperti di sicurezza informatica Eset Nod32, ovvero una delle maggiori società produttrici di software antivirus.
I social network – soprattutto Facebook e Twitter – sono attualmente il più diffuso strumento di attacco ai computer da parte degli hacker: tutti i link e le immagini a tema San Valentino, specialmente i messaggi accattivanti dove vengono offerti prodotti speciali e scontati così da provvedere a eventuali regali last minute, dovrebbero essere esaminati con attenzione per evitare di cadere nella trappola delle truffe online.
Attenzione soprattutto a quei messaggi che vi inviteranno a visitare pagine Web attraverso servizi di reindirizzamento, come ad esempio bit.ly, tinyurl e altri. Tali servizi non sono di per sé malevoli ma potrebbero celare eventuali truffe o malware. Bisognerebbe valutare anche con attenzione le cartoline elettroniche di San Valentino, che potrebbero avviare in automatico download di malware sul PC dell’ingenuo utente.
Eset Nod32 avvisa inoltre circa le offerte di matrimonio sulla email che in gergo si chiamano “sposa russa“. Per molti single, San Valentino rappresenta l’occasione perfetta per trovare l’anima gemella, ma attenzione a questi messaggi truffa dove i cracker si fingono belle donne in cerca di amore, ma in verità desiderano solo strappare agli utenti dati personali e bancari.
Se San Valentino rappresenta dunque un’occasione in più per ricoprire di regali – reali o virtuali – la persona amata nel giorno più dolce dell’anno, bisogna assolutamente tutelarsi ed evitare che un gesto sprovveduto – qual è il click di link non sicuri o l’apertura di email potenzialmente ingannevoli – costituisca una minaccia per il proprio computer e non solo.
Il giorno di San Valentino si avvicina e fervono i preparativi per tutte le coppie di fidanzati. Secondo le previsioni, soltanto negli Stati Uniti è atteso un volume d’affari complessivo da 17 miliardi di dollari. Di questi, in base alle stime pubblicate dalla National Retail Federation e da eMarketer, circa il 20% saranno spesi attraverso la Rete grazie ai numerosissimi portali di e-commerce a stelle e strisce.
Cifre, queste, in sensibile aumento sia in termini globali, con un incremento nella spesa complessiva piuttosto evidente rispetto agli scorsi anni, sia per quanto concerne la percentuale di acquisti effettuati via Internet. Il Web rappresenta quindi una soluzione in crescente ascesa nel campo degli acquisti, soprattutto in vista di occasioni “particolari” quali il San Valentino. Il tutto, chiaramente, con somma gioia delle aziende operanti nel campo del commercio elettronico.
Secondo le previsioni, poi, sarà il pubblico maschile ad affrontare la spesa maggiore, con circa 100 dollari a testa contro i 50 delle donne. L’interesse nei confronti della cosiddetta “festa degli innamorati”, poi, va scemando col crescere dell’età, con la percentuale di coloro che festeggeranno tale festa sensibilmente più alta nella fascia 18-24 anni piuttosto che in quelle successive.
San Valentino, insomma, rappresenta una nuova occasione per tutti i negozi digitali che intendono farsi largo in un settore arricchitosi di soluzioni differenti nel corso degli ultimi anni. In tal senso si registrano quindi promozioni di vario genere, sconti in occasione di tale festa, spedizioni gratuite e prodotti realizzati a hoc per poter essere commercializzati nel corso di questi giorni.
Twitter è sempre più importante nel mondo dell’informazione in formato digitale. Non solo come veicolo di news già disponibili, ma anche come canale attraverso il quale possono giungere notizie in anteprima, in anticipo rispetto ai principali organi di stampa. È già accaduto in passato e la storia sembra essersi ripetuta nella notte tra sabato 11 e domenica 12 febbraio in seguito alla scomparsa della celebre cantante statunitense Whitney Houston.
La prima agenzia a rendere nota la morte della star è stata Associated Press, il cui primo tweet a riguardo è giunto alle ore 4:57 del pomeriggio di sabato 11 (orario statunitense PT). Un’analisi più accurata dei cinguettii mostra tuttavia la presenza di alcuni rumor circa tale notizia giunti sul social network quasi 30 minuti prima, grazie a fonti vicine all’entourage dell’artista.
Addirittura 45 minuti prima delle news ufficiali delle agenzie sarebbe giunto invece il tweet di una parente di uno dei membri dello staff della Houston, la quale avrebbe rinvenuto il cadavere della quarantottenne cantante in una stanza d’albergo di Beverly Hills. Il social network da 140 caratteri, dunque, avrebbe accolto la notizia della scomparsa di Whitney Houston ben prima che le agenzie di stampa riportassero il comunicato ufficiale delle autorità che ne certificavano il decesso.
Nelle ore successive alla conferma della morte della cantante, poi, su Twitter è aumentato esponenzialmente il volume di traffico legato proprio a tale tema, con un ritmo di circa 1000 tweet al secondo. Il portale per cinguettii, insomma, si conferma ancora una volta fondamentale strumento di informazione e luogo di discussione tra i più attivi del Web odierno.

FATCA: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti insieme per la lotta all'evasione fiscale internazionale
Ormai il governo Monti ha dichiarato guerra aperta all’evasione fiscale e non solo nel nostro Paese, dove ha messo in campo strumenti come i temutissimi spesometro e redditometro: L’Italia, insieme a Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti punta ad applicare la normativa Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) a livello internazionale, «attraverso accordi bilaterali basati sulle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni».
La finalità degli accordi bilaterali sulla FATCA è di attuare un approccio comune volto «favorire la compliance fiscale internazionale e facilitare l’applicazione della legislazione fiscale a beneficio di entrambe le parti» coinvolte.
È quanto si legge in una “Dichiarazione Congiunta in merito ad un Approccio Intergovernativo finalizzato a migliorare la Compliance Fiscale Internazionale e ad applicare la normativa FATCA” con il quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano che annuncia la volontà dei 6 Paesi di aderire al FACTA, già peraltro utilizzato negli Stati Uniti dal 18 marzo 2010, con l’obiettivo di «intensificare la lotta all’evasione fiscale internazionale».
Il Foreign Account Tax Compliance Act definisce delle policy che puntano ad ottenere la comunicazione delle informazioni da parte delle istituzioni finanziarie estere (Foreign Financial Institutions – FFIs), in relazione a determinati conti, piuttosto che a riscuotere le ritenute.
Gli USA si sono dimostrati disponili ad adottare un approccio intergovernativo finalizzato ad applicare la normativa FATCA su base internazionale, così dare il via ad uno « scambio automatico di informazioni in due direzioni (da e verso gli Stati Uniti)» con Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito relativamente ai conti aperti dai cittadini di questi Stati negli istituti finanziari statunitensi.
I sei Paesi, quindi, «si impegnano ad individuare gli strumenti internazionali e nazionali più idonei a realizzare uno scambio automatico di informazioni tra amministrazioni che possa consentire alle istituzioni finanziarie interessate dalle norme USA di evitare il ricorso ad accordi individuali di tipo contrattuale con l’amministrazione finanziaria americana».
Infine, nella consapevolezza «della necessità di mantenere i costi di adempimento al livello più basso possibile per le istituzioni finanziarie e per gli altri soggetti interessati dall’applicazione della normativa FATCA», i 6 Paesi si «sono impegnati a collaborare nel lungo termine per raggiungere standard comuni in materia di obblighi dichiarativi e di due diligence».
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze
La forma di protesta contro la paventata legge antipirateria statunitense SOPA vede in prima fila James Wales e Wikipedia, oggi listata a lutto anche nella versione italiana.
Quella dell’enciclopedia online è probabilmente l’azione dimostrativa più forte di una giornata difficile, anche per il Web, che non ha trovato un fronte comune. Se infatti molti big della Rete – persino la solitamente filo-governativa Microsoft – sono concorsi nel considerare la SOPA una legge sbagliata, il Web 2.0 come Facebook e Twitter non hanno aderito a questa forma, preferendo non perdere una giornata di lavoro (e di guadagni).
Certo, su Twitter il trend topic è #SOPAblackout, dove poter seguire passo per passo ogni evento legato a questa protesta a cui aderisce il popolo di Internet (si parla persino di un silenzio tweet di 12 ore, ma pare improbabile), tuttavia le aziende implicate non sono dello stesso avviso.
Wikipedia, invece, dall’alto della sua forma no profit alimentata dai cittadini, ha preferito prendere posizione fornendo anche un servizio di informazione (lo stesso spirito di Google, che non ha interrotto il servizio ma ha approntato una pagina speciale con un’infografica molto interessante). Nella pagina listata a lutto, infatti, Wikipedia rimanda alle sue stesse voci riguardo allo Stop online Piracy Act e pubblica un comunicato ufficiale, nel quale viene ribadito che non approva la pirateria informatica, né la giustifica in alcun modo sulle pagine dell’enciclopedia, anche perché gran parte del lavoro degli utenti consiste in effetti nell’identificare e rimuovere proprio quel tipo di violazioni. Tuttavia la legge anti-pirateria avrebbe effetti peggiori:
«Chiediamo a nostra volta che la lotta alla pirateria venga condotta con strumenti equi e responsabili, che non impediscano il lavoro o la semplice esistenza di quelle realtà che, sul web, operano per produrre opere culturali che siano accessibili e condivisibili da tutti e verso tutti. Riteniamo che le leggi SOPA e PIPA proposte negli Stati Uniti impongano limitazioni inaccettabili alla libertà di Internet, limitazioni che, nate con l’obiettivo di combattere la pirateria, di fatto renderebbero impossibili il nostro lavoro: la costruzione di un’enciclopedia a contenuto libero, che sia fonte di ricchezza culturale per chiunque.»
C’è in ballo anche la famosa questione della neutralità: molte realtà Web non possono e non devono essere schierate politicamente e per la stessa ragione la politica non dovrebbe interferire in maniera così pensate su realtà basate sull’opera degli utenti.
Il presidente Barack Obama ha già spiegato che si augura un momento di riflessione e la SOPA è una minaccia, concreta, ma è ancora lontana dal diventare una realtà. L’aspetto più grave, quello che preoccupa il presidente, è il fatto che la legge trasformerebbe in corresponsabili dell’ipotetico danno materiale i fornitori di servizi online, pregiudicando una realtà economica che è una delle poche ancora sane nell’economia a stelle e strisce.
Wikipedia, invece, ha sottolineato un aspetto meno alla moda, ma importante: quello del lavoro dell’intelligenza collettiva.
Update: pare che le proteste contro la SOPA abbiano avuto effetto, dato che come comunicato da Lamar Smith, la legge non sarà votata come previsto e i lavori per la concertazione sono rinviati al mese di febbraio:
«per approvare la normativa che protegge i consumatori, le aziende e i posti di lavoro dai ladri che rubano la proprietà intellettuale americana, continueremo a lavorare con i rappresentanti dell’industria per trovare un modo per combattere la pirateria online».
Il gran giorno è arrivato: come annunciato da diverse settimane, quest’oggi numerosi portali di primo piano mostreranno pubblicamente il proprio dissenso nei confronti del provvedimento di legge Stop online Piracy Act (SOPA), attualmente in discussione presso il Congresso degli Stati Uniti d’America e rifiutato da buona parte delle aziende operanti nel Web.
Fine ultimo di tale provvedimento è la concessione di nuovi strumenti nelle mani dei detentori del copyright relativo ad alcuni contenuti pubblicati online con l’obiettivo di ridurre il fenomeno della pirateria nel web. Diversi sono i punti che hanno fatto scattare l’allarme, quale ad esempio la possibilità di bloccare un sito Web ritenuto colpevole senza la sentenza di un giudice che possa accertarne le colpe, con pieno accesso anche ai DNS utilizzati dal portale per ostacolare ogni accesso da parte degli utenti.
Nomi quali Google, Wikipedia, Greenpeace, WordPress, Internet Archive, Mozilla Foundation e tanti altri ancora hanno così deciso di rispondere al Congresso facendo sentire la propria voce, timorosi che una possibile approvazione della SOPA (cui si affianca il provvedimento Protect IP Act, anch’esso nell’occhio del ciclone) possa cancellare definitivamente la parola “libertà” dal vocabolario del web. Simili misure di protezione nei confronti di eventuali violazioni del copyright rischiano infatti di eliminare per sempre la libertà di espressione online, ovvero uno degli aspetti che da sempre ha contraddistinto la Rete.
Wikipedia ha dunque deciso di oscurare per 24 ore la versione in lingua inglese dell’enciclopedia libera più famosa del Web (con l’appoggio indiretto da parte delle versioni pubblicate in diverse altre lingue), Google ha apposto un nuovo Doodle nella propria homepage accompagnato da un link sull’argomento, WordPress ha censurato alcuni contenuti presenti sul sito Web ufficiale del progetto e così altri portali, i quali risultano essere caratterizzati da una forma di protesta nei confronti della politica a stelle e strisce. Una protesta che per una volta avvicina marchi quotidianamente in contrasto per la conquista della posizione di leadership nel web, tutti accomunati da un solo nome: SOPA Strike, l’iniziativa con la quale il Web intende far sentire il proprio coro di dissenso.
Venerdì scorso è avvenuto il tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio. L’incidente ha coinvolto circa 3.200 passeggeri e 1.000 membri dell’equipaggio: le ultime stime parlano di 6 morti e 29 dispersi. Flickr, la piattaforma di Yahoo per la condivisione delle fotografie, ha raccolto alcuni degli scatti.
Tra i dispersi, 12 dovrebbero essere di nazionalità tedesca. Flickr ha deciso di pubblicare lo stesso “memento” in tre lingue: inglese, italiano e – appunto – tedesco. Per ragioni piuttosto comprensibili, praticamente tutte le fotografie pubblicate sono vincolate a un copyright esclusivo e non è possibile mostrarle su queste pagine.
Tuttavia, è sempre possibile visualizzare gli scatti del naufragio nel loro contesto originale su Flickr. Personalmente ho trovato molto d’impatto il contrasto tra la galleria di Fabio Tomei, che mostra la Costa Concordia prima dell’incidente, e quella di Roberto Vongher che raccoglie le fotografie scattate subito dopo la tragedia.
Via | Flickr
Flickr ricorda le vittime della Costa Concordia con delle fotografie é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 10:00 di martedì 17 gennaio 2012.

![]() | ![]() |
Naufragio Costa Concordia: la tragedia corre sui media. E, come ormai tradizione in caso di simili incidenti, il filo conduttore dei commenti passa per i social network. Facebook diventa quindi protagonista del tragico affondamento della nave di punta di Coste Crociere, con le impressioni di chi ha vissuto il dramma, le polemiche di chi l’ha osservato in TV e le dichiarazioni ufficiali della stessa azienda.
Salta subito all’occhio l’iniziativa di Luciano Castro, un passeggero imbarcato sulla Concordia, che ha inaugurato la fanpage Facebook “Concordia 13 Gennaio” per raggruppare i racconti dei superstiti.
«Ero a bordo della Costa Concordia. Imbarcato a Civitavecchia. Cabina 1022. Questa pagina è dedicata a tutti coloro che erano lì insieme a me, ai passeggeri e all’equipaggio. È dedicata a tutti gli uomini e le donne delle Forze Armate, dei corpi di Polizia, dei Vigili del Fuoco e ai volontari che sono intervenuti sul luogo del disastro. Ed è soprattutto dedicata agli straordinari cittadini dell’Isola del Giglio che, nonostante il naufragio e la paura, ci hanno fatto sentire a casa. Raccontate le vostre storie, mandate le vostre foto, caricate i vostri video, così ognuno potrà più facilmente affrontare e superare il ricordo di questa difficile avventura.»
Una sorta di self-healing collettivo, così come direbbero gli americani, che fa della virtualità di Facebook un vettore per esorcizzare la paura e gioire per il dramma ormai superato.
La pagina ufficiale di Costa Crociere, invece, dallo scorso sabato aggiorna costantemente i clienti sulla vicenda, offrendo i dati sui salvataggi, le vittime e i dispersi, proponendo le motivazioni al dramma ed esprimendo sentito dolore per quanto accaduto. Il primo messaggio inerente al naufragio non ha reso immediatamente la portata dell’incidente, perché pubblicato a pochi minuti dallo scontro della Concordia con l’ormai noto scoglio dell’Isola del Giglio:
«Costa Crociere conferma che sono in corso le operazioni di evacuazione di emergenza, vicino all’Isola del Giglio, dei circa 3.200 passeggeri e dei circa 1.000 membri di equipaggio a bordo di Costa Concordia. Le operazioni di evacuazione sono state effettuate prontamente, ma la posizione della nave, che diventando più difficoltosa, sta complicando le ultime operazioni di sbarco.»
Solo poche ore dopo, ormai a ridosso dall’alba di sabato, i toni si fanno stupiti e addolorati:
«È una tragedia che sconvolge la nostra azienda. Il nostro primo pensiero va alle vittime, e vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ai loro familiari e amici. In questo momento tutti i nostri sforzi sono concentrati nelle ultime operazioni di emergenza, oltre che nell’offrire assistenza agli ospiti e all’equipaggio che erano a bordo della nave, per farli rientrare al più presto a casa.»
In tema di polemiche, invece, è Twitter a battere il concorrente Facebook. Per tutto il weekend si sono susseguiti i più svariati tweet, tanto che il naufragio è presto diventato un trending topic internazionale. Gli hashtag #concordia e #giglio sono stati inondati di messaggi. Tra chi ha espresso solidarietà alle vittime e chi si è posto legittime domande sulle ragioni della tragedia, ci sono stati anche molti utenti a lanciarsi in polemiche, previsioni immotivate e insulti. Gettonatissime le dietrologie da calendario, con il ritorno in auge dell’arrivo dei Maya, del 2012 bisestile, dell’affondamento del Titanic del 1912, dell’incidente occorso nella funesta data di venerdì 13. Una tendenza, quella alla numerologia da salotto, che non ha coinvolto solo gli utenti di Twitter, ma anche alcuni TG nazionali che proprio non hanno resistito al fascino dei numeri. Di seguito le immagini pubblicate su The Atlantic.

Contabilità e Fisco: il nuovo regime agevolato per gli ex-minimi
La riforma del regime dei minimi operata dalla manovra finanziaria (D.L. n. 98/2011) è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012. Così 450mila contribuenti da quest’anno risultano esclusi dalle agevolazioni previste per i nuovi minimi, tra le quali l’imposta sostitutiva al 5%.
Regime contabile agevolato per ex-minimiI contribuenti che non rientrano più nel regime dei minimi possono però usufruire del nuovo regime contabile semplificato, introdotto dall’articolo 27, commi 3 e seguenti del Dl 98/2011.
È il caso degli ex-minimi esclusi dai nuovi criteri perché, pur mantenendo alcuni requisiti sufficienti per rientrare nel vecchio regime come le dimensioni aziendali, non rispondono agli attuali più stringenti vincoli.
Requisiti per il regime agevolatoPossono quindi beneficiare del regime agevolato gli ex-minimi che hanno già svolto un’attività imprenditoriale nel triennio precedente e avviano una nuova impresa o che prosegue un’altra e quelli che fuoriescono dal regime dei minimi dopo averne usufruito per cinque anni.
Rientrano nel nuovo regime contabile agevolato anche le imprese agricole, anche se escluse dal regime dei minimi. A stabilirlo è stato un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, ma l’estensione ha valore solo per le attività agricole rientranti, ai fini delle imposte dirette, nel reddito agrario.
Agevolazioni del regime contabile per ex-minimiIl nuovo regime contabile agevolato riservato agli ex-minimi consente il versamento dell’Iva su base annuale, senza liquidazioni periodiche e versamenti di acconti Iva e l’esclusione dall’Irap.
Nessun esonero invece per adempimenti fiscali come l’obbligo di fatturazione e di certificazione dei corrispettivi, dell’elenco clienti e fornitori e la compilazione degli studi di settore.
Il Festival di Sanremo diventa social e cede al fascino del Web, proponendo Facebook come nuovo strumento per le modalità di selezione a tutti coloro che volessero candidarsi alla 62esima edizione della popolare kermesse italiana. Ecco come funziona Sanremo Social.
Questo il regolamento, che spiega le modalità di accesso su Facebook per partecipare a Sanremo Social:
fino alle ore 18:00 di giovedì 5 gennaio 2012 ogni artista giovane interessato a partecipare a SANREMOSOCIAL dovrà direttamente caricare su facebook.com/sanremosocial una foto e una canzone “nuova” in audio/video che, subito dopo il controllo tecnico dell’Organizzazione, verrà pubblicata sulla stessa pagina. Tra tutti coloro che avranno inviato la canzone verranno selezionati 60 artisti (+ 20 riserve) da invitare alle audizioni.
Dal momento in cui un utente carica il proprio brano su Sanremo Social, sarà possibile esprimere la propria preferenza alla canzone desiderata entro l’8 gennaio. I partecipanti più votati entreranno in un gruppo di 30 artisti i quali si candideranno, insieme ad altri 30 votati da una speciale giuria, a un posto per il Festival di Sanremo 2012.
Giovedì 12 gennaio 2012 sarà il Sanremo Social Day, ovvero il giorno previsto per l’audizione del primo gruppo degli artisti selezionati. Ne verranno scelti 6, i quali parteciperanno a Sanremo Giovani 2012. Rai tenta dunque di utilizzare il popolare brand Facebook per attirare l’interesse dell’utenza del social network e per rilanciare la kermesse. Prende però tutte le precauzioni del caso, come sottolineato al momento dell’annuncio ufficiale dell’iniziativa:
Non potrà essere imputata a RAI alcuna responsabilità nell’ipotesi di funzionamento difettoso della rete Internet che sia di ostacolo all’accesso o allo svolgimento di SANREMOSOCIAL.
Gli artisti e/o le case discografiche partecipanti a SANREMOSOCIAL dovranno adottare tutti i sistemi di protezione necessari per tutelare dati e/o programmi conservati nel proprio materiale informatico e telefonico contro qualsiasi intrusione.
RAI non sarà responsabile di eventuali atti vandalici esterni di qualsivoglia natura.
Chiunque si colleghi al sito e partecipi all’iniziativa è interamente unico responsabile del proprio operato.
A titolo puramente esemplificativo, è esclusa la responsabilità di RAI in caso di malfunzionamento del collegamento telefonico, di problematiche legate a hardware e/o software, di perdita di informazioni fornite dai partecipanti per una causa non imputabile a RAI, di errori umani e/o di origine elettronica, di disturbi che potrebbero impedire il buon svolgimento dell’iniziativa.
Rai non è responsabile di eventuali ritardi della posta elettronica e del trasferimento dei dati online in generale.
RAI fa tutto quanto possibile per offrire agli utenti informazioni e/o materiali disponibili e controllati e, per questo, non sarà responsabile degli errori, dell’indisponibilità delle informazioni e/o della presenza di un virus su Facebook o nella rete.
La manovra finanziaria Monti da 30 miliardi è uscita dal Consiglio dei Ministri e il governo Monti si appresta a sottoporla al Parlamento. Un decreto salva Italia che non ha tradito i timori di molti: sarà lacrime e sangue, e sul Web si moltiplicano commenti e battute a riguardo.
I punti fondamentali del decreto di Mario Monti si possono dividere in due grandi aree: i sacrifici per la gente comune; le tasse e i tagli per recuperare denaro. Nella prima rientrano la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa e l’aumento dell’età pensionabile col passaggio al contributivo per tutti; nella seconda, l’aumento dell’Iva, il prelievo una tantum sui capitali scudati, una tassa sui beni di lusso e l’imposta sui titoli e prodotti finanziari, la cancellazione delle giunte provinciali e la riduzione dei consiglieri.
A queste si aggiungono incentivi allo sviluppo come la deducibilità totale dell’Irap, l’aumento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, le liberalizzazioni delle attività commerciali. E contro l’evasione un provvedimento di cui si è parlato molto: la tracciabilità sopra i mille euro.
Naturalmente sul Web trovano particolare rilievo le lacrime, più che il sangue, ovvero i sacrifici che hanno portato il ministro Elsa Fornero, titolare di Lavoro e Pensioni, a commuoversi durante la conferenza stampa di ieri sera, mentre spiegava la ragione di uno dei provvedimenti più dolorosi: la deindicizzazione delle pensioni sopra i mille euro, ovvero quegli assegni non calcoleranno più l’adeguamento Istat, il costo della vita. Un momento che è già diventato virale su Internet, con parodie, fotomontaggi e battute divertenti, come il tweet di Spinoza che recita:
«La Fornero piange descrivendo la manovra finanziaria. Era la versione per non udenti.»
Basta seguire l’hashtag #monti o #manovra per leggere migliaia di tweet, dove si notano atteggiamenti differenti: c’è chi difende la necessità di fare sacrifici, oppure, pur criticandoli, assume un atteggiamento fatalista, come @Silvia_BB che scrive «la manovra è dura, era facile immaginarlo…credevate davvero che #Monti avrebbe fatto un miracolo?»; c’è invece chi proprio non ci sta e critica fortemente questi provvedimenti considerandoli iniqui. Per @lucadido si tratta di «un’occasione persa».
Per finire, c’è chi ricorda la questione dell’agenda digitale. @MarcoMenu sottolinea che «almeno una parolina per lo sviluppo digitale Passera poteva metterla. Invece pare proprio non ci abbia pensato».
Se Twitter è un formidabile acceleratore di notizie, con la sua capacità di concentrare e diffondere contenuti e pensieri individuali verso macroaree collettive, Facebook è una cartina di tornasole della reazione delle persone verso questa notizia e mostra anche le prime forme di organizzazione del pensiero (e a volte dell’azione) rispetto a qualunque novità. Basta cercare notizie, post, sondaggi per scoprire un atteggiamento che a una prima occhiata sembra decisamente più avverso. Molti post ricordano il suo rapporto con le banche, o con la massoneria e la pagina “Mario Monti non è il mio premier” sta aumentando gli iscritti.
Tutti però sono concordi: sicuramente verrà votata, perché i partiti non hanno la forza di contrastare questa manovra finanziaria, anzi, sono intimamente sollevati dal fatto che sia qualcun altro a chiedere questi sacrifici ai cittadini.
Virgilio festeggia i 15 anni, un’età eccezionale nel mondo della Rete. Era il 27 novembre del 1996 quando nasceva il primo serio tentativo di costruire una guida per Internet, poi evolutosi come portale per migliaia di blog e una community da 6 milioni di utenti.
Per celebrare come si deve questo anniversario, Virgilio ha realizzato una timeline nella quale sono riassunte le tappe principali di un’avventura nata quando non c’era neppure Google e viaggiavamo tutti a 56k, arrivando sino ad oggi ai tempi dei social network e della banda larga.
Leggere la storia di Virgilio dunque è leggere la storia della generazione che ha visto nascere Internet in Italia e non dei nativi digitali che vi sono immersi da sempre. Il filo conduttore di questa evoluzione è stato sicuramente il servizio di posta elettronica, che non a caso è oggetto di una rivisitazione proprio in occasione di questo quindicesimo compleanno.
La nuova casella mail di Virgilio, oltre ad avere un aspetto inedito, offrirà 3 GB di spazio e allegati fino a 2 GB, oltre a uno strumento di condivisione delle immagini sui social network. La gestione è degna dei tempi del cloud computing: anteprima, password a tempo per il download, modifiche di ogni tipo e gestione automatica del tipo di file.
Genova è nel caos per via dell’alluvione verificatasi nelle scorse ore, la quale ha provocato ingenti danni ed è costata anche alcune vite. È ancora alto il livello di allerta per nuove possibili ondate d’acqua e proprio in queste ore sta circolando su Twitter un appello di fondamentale importanza: si richiede ai cittadini di Genova in possesso di una rete WiFi di aprirla a consentire in tal modo l’accesso a terzi per sfruttare la telefonia VoIP.
In base a quanto viene reso noto, le reti di telefonia di Genova sono in difficoltà poiché i cittadini si sono precipitati nel telefonare a parenti e amici in queste ore di emergenza. Si richiede pertanto di togliere temporaneamente le password alle reti WiFi cosicché chi sia in possesso di uno smartphone o di un PC possa sfruttare tale tipo di connettività per comunicare.
Su Google Maps è disponibile la mappa delle reti WiFi attualmente libere.
Il comune di Genova ha poi comunicato che è possibile sfruttare la rete gratuita cittadina tramite il servizio “password unica” ma bisogna vedere se in un momento tanto delicato quanto questo, l’infrastruttura pubblica sia in grado di reggere. Nel frattempo, oltre ai media tradizionali si consiglia Twitter e per la precisione gli hashtag #genova e #allertameteoLG per seguire tutti gli aggiornamenti sull’alluvione a Genova.
Secondo e ultimo giorno della conferenza internazionale sul cyberspazio organizzata a Londra dal ministro degli Esteri William Hague. Internet è sinonimo di libertà e non deve essere censurata, questo l’appello di Hague pronunciato davanti ai rappresentanti di 60 Paesi, tra cui Russia e Cina. Presenti anche vari imprenditori del settore, tra cui Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, e Joanna Shields, presidente di Facebook.
La critica del ministro inglese era probabilmente indirizzata proprio a Russia e Cina:
Noi ci opponiamo al blocco di Internet, dei server e dei social media da parte del governo di un Paese in cui si sta verificando una sollevazione popolare. Credo fermamente che tutti i diritti umani debbano essere pienamente rispettati online.
Internet ha permesso anche di ridurre le distanze tra cittadini e politici, oltre a essere un luogo in cui le persone esprimono le loro idee e il loro talento. Censurare significherebbe quindi non solo impedire la libertà di espressione in Rete, ma anche limitare il suo sviluppo. Anche il Regno Unito non è comunque immune alle critiche. Undici esperti hanno scritto una lettera al ministro ricordando le parole pronunciate dal premier David Cameron in occasione delle rivolte di Londra. Cameron aveva ipotizzato di limitare l’uso di Facebook e Twitter per organizzare le mobilitazioni di massa.
Ma Internet può essere molto pericolosa per la sicurezza nazionale, dato che sempre più spesso viene utilizzata per compiere attacchi di cyberterrorismo che hanno causato danni per oltre 800 miliardi di euro a livello mondiale. Bisognerà dunque trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e difesa dei diritti. Per raggiungere questo obiettivo servirà una sorta di vademecum che dovrà essere seguito da tutti i governi.
Muammar Gheddafi è stato catturato dopo un tentativo rocambolesco di fuga dall’assedio di Sirte, ultima roccaforte dei lealisti. I vertici militari e l’ambasciata libica in Italia confermano: l’ex dittatore è morto in seguito alle ferite riportate dopo una sparatoria. Moltissime le reazioni in questi primi minuti dall’arrivo della notizia.
Mentre stava cercando di fuggire, il suo convoglio, diretto a Ovest, è stato attaccato dagli aerei Nato. Il capo delle forze armate del regime Abu Bakr Yunus Jaber è stato ucciso durante l’attacco, mentre il cugino e consigliere Ahmed Ibrahim è stato catturato, così come il figlio Mutassim Gheddafi e il potente capo dei servizi segreti dell’ex regime Abdallah Senoussi.
Sulla fine del colonnello, invece, si moltiplicano le voci in queste ore convulse, anche se la versione ufficiale parla di ferite alle gambe e non di un’uccisione a freddo dopo essere stato scoperto in una buca, come inizialmente si era detto. In ogni caso, si conclude così la parabola quarantennale del colonnello Muammar Gheddafi.
La notizia sta attirando estrema attenzione da parte di tutte le agenzie e quindi anche del popolo del Web, che già si era interessato in diverse occasioni e per diverse ragioni della Libia. Non si deve dimenticare infatti che la Libia è l’ultimo Paese in ordine di tempo a essere stato coinvolto nella cosiddetta primavera araba, nella quale i social network hanno avuto un ruolo determinante.
Il caso Gheddafi però è stato anche un caso molto particolare per gli italiani, da sempre legati a questo Paese, a quel popolo, per gli interessi petroliferi e per le ferite del colonialismo, al quale l’attuale governo cercò di riparare con un trattato di pace che fece molto discutere. Così, mentre arrivano da tutto il mondo le prime dichiarazioni sulla fine del dittatore, e le televisioni come Al Jazeera trasmettono senza sosta immagini, video e contributi, tra i quali anche quella che pare essere la prima immagine di Gheddafi morto, la Rete si scatena nel commentare questo evento di portata storica.
Su Twitter l’hashtag di riferimento è ovviamente #Gheddafi, dove moltissimi stanno retwettando la notizia, anche se non mancano i commenti, come chi non capisce perché di Gheddafi abbiamo già visto le immagini mentre di Bin Laden no, o chi spiega che avrebbe preferito un tribunale internazionale, oppure chi (inevitabile) accenna a Silvio Berlusconi, che ha commentato con “sic transit gloria mundi” la caduta di un uomo che fino all’anno scorso aveva definito amico. C’è naturalmente chi si è premurato di aggiornare la pagina di Wikipedia.
Su Facebook i post su Gheddafi morto stanno sostituendo velocemente quelli del passato, spesso dedicati al già citato trattato di amicizia con l’Italia o a notizie-fake sulla sua uccisione. Come capita spesso su questo social network, si mescolano gli eventi, i personaggi, le applicazioni, in una grande pout pourri dove la storia si incrocia con la microstoria, Gheddafi con Michele Misseri.
Stanchi di ricevere continuamente email e perder tempo dietro alla continua nuova posta elettronica in arrivo? Arriva un’iniziativa denominata “No email Day“, programmata per una data simbolica, ovvero l’11/11/2011, che incoraggia l’utenza del Web a non usare completamente tale forma di comunicazione per 24 ore.
La campagna “No email Day” nasce da Paul Lancaster, impegnato nella lotta per raggiungere l’obiettivo del cosiddetto “Inbox Zero”, ovvero zero nuovi messaggi da leggere. La posta elettronica viene però utilizzata massicciamente anche dai lavoratori e in questo caso è difficile poterne fare a meno. Allora, come fare?
Lo spiega Lancaster stesso:
Basta non collegarsi alla propria casella di posta elettronica, o semplicemente ignorarla in modo da concentrarsi esclusivamente sul proprio vero lavoro. Se avete bisogno di contattare qualcuno durante quella giornata potete interagire in prima persona, faccia a faccia, o facendo una telefonata, perfino scrivendo una lettera. Meglio ancora se riuscirete a trascorrere un po’ di tempo lontani dal posto di lavoro per trarre ispirazione e riconnettervi con il mondo offline.
Secondo Lancaster, il ruolo delle email in ambito lavorativo e sopravvalutato e anzi, a suo parere, i continui messaggi di posta elettronica che un utente riceve non fanno altro che complicare le giornate lavorative. La soluzione? È presto detta:
Come sopravvivevano e lavoravano le persone in passato? Potremmo essere più produttivi sul posto di lavoro senza la distrazione delle mail? In tutta onestà, alcuni potrebbero aver ancora bisogno delle email per svolgere il loro lavoro, ma a molti di noi potrebbe bastare una casella di posta condivisa, in modo che tutti possano inviare e ricevere email lavorative.
E voi di che avviso siete? Parteciperete al “No email Day”?
Da indignati a detective. Dopo i disastri di Roma, il popolo che voleva protestare pacificamente contro la crisi economica e i suoi fautori non ci sta a passare per contigua ai violenti e sta mettendo tutto il proprio impegno nell’individuare i black bloc. Come? Con il Web 2.0.
Il tam tam sulla Rete è cominciato subito dopo gli scontri e l’idea, subito propagata su Twitter, è quella di imitare la strategia di Londra durante gli incidenti: bisogna smascherare i teppisti una volta per tutte. Le armi sono semplici, ma anche molto potenti: migliaia di smartphone, immagini, testimonianze, messe in Rete e condivise per creare un gigantesco report liberamente accessibile. Anche e soprattutto alle forze dell’ordine.
Così, Youreport.it accoglie tutti i video in una sezione speciale, dove si scoprono le tattiche adoperate dai black bloc; viene immortalata la rabbia impotente dei manifestanti e molto altro materiale che la Digos sta già visionando.
Sugli hashtag #15ott e #indignati è possibile restare aggiornati su tutti gli eventi legati a quella tremenda giornata: c’è chi fornisce numeri utili, chi posta immagini e video inediti, chi commenta i blitz contro i centri sociali e l’ultima indiscrezione sulla formazione in Grecia di alcuni teppisti.
Anche sui forum dei poliziotti cresce la protesta per la mancata cattura dei black bloc e le mancate cariche di alleggerimento – anche se c’è chi pensa che sia stato più saggio, perché i danni si sono limitati alle cose e non alle persone.
Ma è il re dei social, Facebook, a farla da padrone, con molte pagine dedicate alla caccia vera e propria dei black bloc. Come la pagina che si chiede “Chi sono i black bloc del 15 ottobre a Roma?” dove cominciano ad arrivare immagini e contenuti. Basta visitare i post pubblici per scoprire una vera miniera di informazioni sull’argomento. C’è chi ha già realizzato dei veri e propri documentari-collage, come nel video riportato qui di seguito.
Dopo la morte di Steve Jobs, scompare Dennis Ritchie, un’altra delle menti più geniali del secolo digitale che ha inventato sistemi operativi e piattaforme di programmazione. Ritchie ha infatti creato il linguaggio di programmazione C ed è uno dei padri fondatori di Unix.
La notizia della morte di Dennis Ritchie è stata data attraverso i social network e si apprende come si sia spento all’età di 70 anni dopo una lunga malattia che l’ha debilitato per anni. L’incredibile lavoro svolto dall’informatico è davanti agli occhi di tutti: gran parte del codice di programmazione odierno deriva direttamente o indirettamente dal C, che è alla base di Unix e successivamente anche di Windows. Unix è il “nonno” di tutti i sistemi operativi moderni e progenitore diretto di Linux, Mac OS X, iOS e Android.
Quanto fatto da Ritchie è stato di fondamentale importanza per l’evoluzione delle tecnologie informatiche e C è il secondo linguaggio di programmazione più popolare al mondo in quanto ha aperto la strada ad altri linguaggi moderni quali Java e C++. Scompare pertanto un genio che è riuscito a dare un prezioso contribuito alla scienza e all’informatica, omaggiato più volte e che difficilmente il mondo dei PC dimenticherà.
Per il quinto anno consecutivo, Blogosfere segue il forum dello Internet Advertising Bureau italiano con un blog dedicato alla due giorni milanese dell’advertising online. Credo ormai il blog IAB si possa considerare uno degli archivi più completi sul web italiano per la documentazione del mercato pubblicitario digitale, con decine di interviste, dati e trend, liveblog e post di commento. Le due mattine saranno trasmesse in diretta streaming, e il video sarà visibile come embed anche su Blogosfere mentre i keynote saranno archiviati anche in video on demand. Star della prima giornata sarà Arianna Huffington del famoso Post, che proprio ieri ha annunciato la partnership con il gruppo di Le Monde per l’edizione francese di Huffington Post, atteso anche in Italia per l’anno 2012.
IAB Forum su Blogosfere.it é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 12:28 di martedì 11 ottobre 2011.
Ha preso ieri il via ufficialmente il Censimento 2011, con la novità che stavolta, a differenza di quanto accaduto in passato, i moduli con il questionario potranno essere compilati e inoltrati all’Istat dai cittadini via Internet, evitando di consegnare la versione cartacea presso gli uffici postali o i punti di raccolta presenti in diverse località.
Fin qui, ovviamente, tutto in teoria, perché la pratica, almeno nella giornata di ieri, ha dimostrato tutt’altra cosa, regalando i “soliti” disservizi a quanti hanno tentato di svolgere il tutto ieri, approfittando della giornata libera e di qualche ora da dedicare alla compilazione online del questionario.
A causa dei tanti accessi contemporanei all’apposita area dedicata al quindicesimo Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni, infatti, i server del servizio non hanno retto, portando a dei rallentamenti che in molti casi hanno reso difficoltosa l’operazione di compilazione, arrivando addirittura a far diventare impossibile il completamento dell’operazione per moltissimi altri.
Secondo quanto spiegato dall’Istat, al sito ufficiale del censimento sono arrivate delle richieste che, in alcune fasi di picco, hanno visto la contemporanea connessione ai server di oltre 500.000 utenti, mettendo a nudo l’insufficienza delle infrastrutture messe a disposizione del pubblico.
L’Istat, che si è prontamente scusata, ha assicurato di essere al lavoro con Telecom Italia per potenziare le strutture e garantire la completa efficienza del servizio, invitando inoltre la gente a non affollarsi e a non creare questo genere di “ingorghi virtuali”, dato che ci sarà tempo per compilare e inviare i moduli del censimento fino a fine 2011.
L’America ha perso il suo Leonardo Da Vinci. Steve Jobs è morto nella notte all’età di 56 anni. Il fondatore della Apple, il guru tecnologico dei nostri tempi, ha dovuto arrendersi al cancro al pancreas che lo aveva colpito sette anni fa.
Il Web è completamente sconvolto da questa notizia: Google ha inserito un link nella home page del motore di ricerca che porta a quella della Apple, prontamente modificata dove compare una bella foto in bianco e nero di Steve Jobs, con le date della sua parabola: 1955-2011. Cliccando su di essa compare un messaggio di addio:
Apple ha perso un genio visionario e creativo, e il mondo ha perso una persona straordinaria. Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere Steve e lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte di ispirazione. Steve lascia un’azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito resterà per sempre lo spirito di Apple.
C’è anche un’email per scrivere un messaggio di cordoglio: rememberingsteve@apple.com. Ovviamente i social network stanno diffondendo la notizia e alimentando il dibattito attorno a questo personaggio eccezionale.
Il suo ormai leggendario “siate affamati, siate folli”, il discorso ai laureati di Stanford fatto alcuni anni fa, gira come un tormentone su Facebook, così come moltissimi altri contenuti e ricordi.
Su Twitter l’hashtag #stevejobs è già trend topic, con gli omaggi e il pensiero di milioni di persone, e in Italia, immancabile, l’ironia anti-politica, come quella di @Pacovaron, che dice di attendersi un comunicato della Gelmini «in modo da conoscere l’investimento italiano per il tunnel fra Segrate e Cupertino».
Forse però i messaggi più rilevanti registrati immediatamente dopo la terribile notizia, sono quelli del suo più grande avversario, Bill Gates, che si è rivolto direttamente a Steve Jobs dicendo «mi mancherai immensamente», del giovane rampante di questo terzo millennio, Mark Zuckerberg, che sulla sua pagina Facebook ha scritto:
«Steve, grazie di essere stato un mentore e un amico. Grazie per aver dimostrato che quello che si costruisce può cambiare il mondo. Mi mancherai.»
Persino il presidente USA, Barack Obama, ha scritto di suo pugno un messaggio direttamente dal sito della sua campagna elettorale del 2012, definendo l’uomo di Cupertino uno dei più grandi innovatori d’America:
«Il mondo ha perso un visionario. E non ci può essere un tributo maggiore al grande successo di Steve del fatto che gran parte del mondo ha appreso della sua scomparsa su un dispositivo da lui inventato.»
L’iPhone 5 era la novità più attesa in assoluto dal keynote di Apple al campus di Cupertino, ma il colosso ha invece presentato ufficialmente l’iPhone 4S, aggiornamento dell’iPhone 4 attualmente presente sul mercato le cui insistenti voci sull’esistenza hanno trovato conferma a pochi minuti dall’inizio dell’evento. Il Web non sembra aver gradito la novità Apple, infatti gli utenti dei più popolari social network stanno continuamente esprimendo una forte delusione per la mancata presentazione dell’iPhone 5.
Su Facebook si stanno moltiplicando da ieri sera messaggi di delusione e protesta per la scelta fatta da Apple, così come su Twitter ove gli hashtag #iPhone5 e #iPhone4S sono popolati da tweet di lamentele. Come riporta qualche utente, pare che l’importanza della numerazione del melafonino superi qualunque altra cosa: niente iPhone 5, ma iPhone 4S, un prodotto considerato come non necessario poiché non rappresenta una rivoluzione. Una rivoluzione tanto cercata sia dall’utenza classica che dai fan della mela, che non sembrano voler perdonare ad Apple quanto fatto nel keynote.
Per questa volta, Apple ha deciso di rinviare l’arrivo dell’iPhone 5 a data da definirsi, ma i leak trapelati ormai da tempo fanno pensare che l’iPhone 5 esista davvero. A ogni modo, il nuovo iPhone 4S rappresenta un device potente: esteticamente uguale all’iPhone 4, è più veloce, più funzionale e complessivamente migliore di quest’ultimo.
Sarà dotato di un processore A5 dual-core in grado di offrire prestazioni a livello grafico sette volte superiori al predecessore, una fotocamera da 8 megapixel dotata di stabilizzatore delle immagini che consentirà anche di registrare filmati in Full HD a 1080p, una batteria che offrirà una maggiore autonomia e un raddoppio della velocità di download dei dati, pari a 14,4 Mbps. Presentato inoltre Siri, applicazione di riconoscimento vocale che eseguirà comandi vocali esclusivamente con la voce dell’utente, che sembra essere per i netizen l’unica novità di vero rilievo tra quelle presentate.
L’iPhone 4S arriverà negli Stati Uniti e in Canada dal 14 ottobre e in Italia a partire dal 28 ottobre, con prezzi che andranno da 199 dollari per il modello da 16 GB, 299 per quello da 32 GB e 399 per quello da 64 GB di memoria, tutti con l’obbligo di un contratto biennale. Per l’iPhone 5, l’utenza dovrà invece aspettare.
Mancano ormai poche ore all’evento Apple più atteso dell’anno. L’azienda di Cupertino sta per presentare al mondo le proprie novità riservate all’ambito smartphone, svelando finalmente il design e le caratteristiche del nuovo (o dei nuovi) dispositivo destinato a fare il suo ingresso nella linea iPhone. Sul Web impazzano rumor e indiscrezioni, in attesa di capire cosa realmente si cela dietro l’evento odierno “Let’s talk iPhone“.
Cosa ci si può dunque attendere dalla mela morsicata? Quali le strategie che Tim Cook e la sua azienda hanno in serbo per il settore della telefonia mobile? L’ipotesi più accreditata, al momento, è quella che vorrebbe Apple in procinto di annunciare due differenti smartphone: un iPhone 5 destinato a diventare il dispositivo di punta e un iPhone 4S equipaggiato con specifiche hardware meno performanti, realizzato con l’intenzione di inserirsi nel sempre più popolato ambito dei telefoni low end. Due prodotti, dunque, per raggiungere un più ampio bacino di potenziali acquirenti ed esercitare maggiore pressione nei confronti della concorrenza, produttori Android in primis.
Nel corso del keynote potrebbero trovare posto anche annunci riguardanti gli iPod, device con i quali Apple ha saputo negli anni passati quasi fagocitare l’intero mercato dei lettori multimediali portatili, ma che alla luce delle più recenti evoluzioni degli smartphone rischiano di trasformarsi in una tipologia di prodotto destinata a generare un business sempre meno significativo. Non è nemmeno da escludere qualche novità per quanto riguarda il sistema operativo iOS 5, pronto al debutto, e il servizio iCloud.
Sfortunatamente Apple ha scelto di non rendere disponibile lo streaming dell’evento sul Web, costringendo così gli interessati a seguire gli aggiornamenti messi a disposizione da portali come Digital.it, che pubblicherà in tempo reale le novità più significative.
Nella giornata di oggi Web e social network ospitano discussioni e speculazioni sulle novità in arrivo da Cupertino. I link agli articoli riguardanti iPhone 5 e iPhone 4S riempiono le bacheche di Facebook, mentre su Twitter l’hashtag #iphone5 è tra i più popolati di messaggi, in attesa di scoprire quelle che con tutta probabilità sarà la nuova tendenza da seguire in ambito smartphone.
Facebook ambisce a sostituire la televisione: potremmo riassumere così gli annunci attesi per l’f8, la conferenza degli sviluppatori che si terrà giovedì a San Francisco in California. Abbiamo già parlato ampiamente di Vibes, il servizio di streaming musicale su Facebook, e le indiscrezioni citano un equivalente per film e serie TV.
È dato per scontato l’ampliamento a sette partner di Facebook Music che inizialmente prevedeva l’ausilio di MOG, Rdio e Spotify: a questi s’aggiungono Deezer, Rhapsody, SoundCloud (accessibile dall’Italia) e VEVO. La certezza è dovuta al recente aggiornamento degli strumenti per gli sviluppatori di Facebook che adesso li prevedono.
Non è tutto, perché proprio la presenza di VEVO nell’elenco dei partner suggerisce la possibilità che Facebook estenda il servizio di streaming ai video. Tra i rumor più insistenti c’è un accordo con Hulu, un servizio per guardare film e serie TV su internet, e/o col suo rivale Netflix. L’Italia dovrebbe restare, comunque, esclusa.
Via | The New York Times
Facebook diventerà una piattaforma per l'intrattenimento audiovisivo é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 12:00 di lunedì 19 settembre 2011.
Facebook ambisce a sostituire la televisione: potremmo riassumere così gli annunci attesi per l’f8, la conferenza degli sviluppatori che si terrà giovedì a San Francisco in California. Abbiamo già parlato ampiamente di Vibes, il servizio di streaming musicale su Facebook, e le indiscrezioni citano un equivalente per film e serie TV.
È dato per scontato l’ampliamento a sette partner di Facebook Music che inizialmente prevedeva l’ausilio di MOG, Rdio e Spotify: a questi s’aggiungono Deezer, Rhapsody, SoundCloud (accessibile dall’Italia) e VEVO. La certezza è dovuta al recente aggiornamento degli strumenti per gli sviluppatori di Facebook che adesso li prevedono.
Non è tutto, perché proprio la presenza di VEVO nell’elenco dei partner suggerisce la possibilità che Facebook estenda il servizio di streaming ai video. Tra i rumor più insistenti c’è un accordo con Hulu, un servizio per guardare film e serie TV su internet, e/o col suo rivale Netflix. L’Italia dovrebbe restare, comunque, esclusa.
Via | The New York Times
Facebook diventerà una piattaforma per l'intrattenimento audiovisivo é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 12:00 di lunedì 19 settembre 2011.

“Non siamo stati noi”. È apparso un comunicato di Anonymous che smentisce di essere responsabile dell’attacco pirata al Cnaipic, la cyber polizia italiana. Una vicenda che si infittisce sempre più.
Con un comunicato ufficiale apparso sul loro blog, gli Anonymous smentiscono categoricamente ogni addebito per la sottrazione di dati ai server della polizia italiana, azione che sarebbe da ricondurre invece alla crew NKWT LOAD.
In quattro punti Anonymous e LulzSec riscrivono tutta la vicenda che due giorni fa ha occupato le pagine di tutti i giornali:
1 – Tale attività è da attribuirsi ESCLUSIVAMENTE all’operato della crew NKWT LOAD, che ad oggi non risulta in alcun modo collegato ad Anonymous e LulzSecItaly;
2- Anonymous e LulzSecItaly NON sono in possesso dei files sottratti allo CNAIPIC approssimativamente quantificabili in 8 GB secondo quanto diffuso da NKWT LOAD;
3- Anonymous e LulzSecItaly NON sono a conoscenza delle tecniche utilizzate da NKWT LOAD per effettuare l’accesso ai server dello CNAIPIC;
4- Anonymous e LulzSecItaly NON sono in possesso o a conoscenza di alcun file comprovante le gravi accuse di corruzione e spionaggio rivolte da NKWT LOAD allo CNAIPIC;
Per tali ragioni Anonymous e LulzSecItaly SI DISSOCIANO CATEGORICAMENTE dall’operazione rivendicata dal crew NKWT LOAD, non potendo in alcun modo verificarne l’attendibilità e sostenerne la causa. Tale posizione è stata UFFICIALMENTE assunta dopo una serie di approfondite verifiche di quanto accaduto nei giorni scorsi. Anonymous e LulzSecItaly si dissociano inoltre da quanto divulgato dai media in merito alla vicenda, alcuni dei quali hanno palesemente utilizzato in modo speculativo e strumentale le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti da parte di alcuni membri.
Ma cosa sta succedendo all’interno di questa giungla di sigle in cui è sempre più difficile districarsi? Restano molti dubbi su questo smarcamento, e su come interpretarlo. Basti notare come nel blog permane il comunicato (a questo punto, senza una rivendicazione attendibile) precedente.
Un altro fatto inspiegabile è l’account Twitter di LulzSec, dove invece si trovano ancora tweet che sembrano ancora fare intendere il merito del gruppo verso questa operazione.
Lo scenario è inquietante: qualcuno ha fatto ricadere la colpa su Anonymous? Oppure sta avvenendo una separazione all’interno dei gruppi, con la possibilità che alcuni membri posseggano ancora le password di crew che hanno abbandonato?
L’unica cosa certa, al momento, di questa vicenda è che 8 Gigabyte di dati del Cnaipic sono stati sottratti. Da chi, ancora non si sa. Ma alcuni di questi sono già stati rilasciati. Forse un conto è prendersi il merito, un altro la colpa.
Una reazione in grande stile. Anonymous e LulzSec (crew vicina al gruppo, impegnato in attacchi informatici contro gli organi di informazione) hanno colpito il loro principale avversario, in Italia, il CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), autore di arresti a catena nelle settimane scorse.
Con un comunicato apparso oggi, il gruppo di hacker ha spiegato il senso della propria azione: ha attaccato i server della Polizia informatica per sottrarre dati e pubblicarli in Rete.
“Oggi abbiamo ottenuto l’accesso al vaso di Pandora delle agenzie anticrimine Italiane [...] abbiamo deciso di diffondere tutto quello che hanno nella rappresentanza italiana, ovverosia una task force con vaste risorse chiamata CNAIPIC. Questa organizzazione corrotta ha ottenuto e raccolto le “prove” dalle proprietà sequestrate a innumerevoli sospetti operanti nel settore dell’informatica e le ha usate nell’arco di molti anni per compiere operazioni illegali con la cooperazione di agenzie di intelligence straniere e varie oligarchie per saziare la loro brama di potere e soldi, anziché usare i dati ottenuti per facilitare le inchieste/indagini in corso.”
Accuse pesanti, che assomigliano a quelle di Wikileaks nei confronti di altre agenzie. Anche il metodo gli somiglia: non si tratta di un attacco per mandare in tilt dei siti, ma di una pubblicazione annunciata e graduale di materiale segreto ritenuto scottante.
Otto gigabyte, per la precisione, di dati in pdf con informazioni di vario genere: in particolare, a una prima occhiata dei giornali e dei blogger si sono trovati informazioni sui rapporti fra Italia ed Egitto, Russia, Ucraina, Nepal, Isole Cayman, Stati Uniti. Nei documenti sono citati il caso Madoff, le banche italiane, istituti finanziati con soldi pubblici, ma si trovano anche molti documenti di identità di persone straniere (molte arabe), e note, comunicati, intercettazioni.
Anonymous si è anche divertito ad anticipare alcune immagini in uno slideshow chiaramente sarcastico nei confronti della polizia informatica, e naturalmente rimanda all’account @LulzSecItaly su Twitter per tutti gli aggiornamenti.

