19592 elementi (19592 non letti) in 28 feed

L'indagine sui controlli fiscali alle imprese: cosa cambierà con il decreto semplificazioni
Semplicità, efficienza e proporzionalità al rischio: sono le linee guida degli interventi con cui il Governo vuole intervenire per razionalizzare i controlli alle imprese. Lo prevede il decreto semplificazioni, che sarà seguito da appositi regolamenti di semplificazione.
E si può ben dire che di semplificazioni in materia di controlli alle imprese ce ne fosse bisogno: nel 2011 un’azienda italiana su tre ha subito una qualche forma di controllo da parte delle 11 diverse autorità che possono adempiere per conto dello Stato a questa funzione.
I dati, in corso di elaborazione da parte dell’Istat, si ricavano da un’indagine del ministero della Pubblica Amministrazione su un campione di 1500 imprese fra i 5 e i 249 addetti, alla fine del 2011. Il risultato complessivo dell’indagine è che nel 2011 il 37% delle imprese ha dovuto rispondere ad almeno una verifica.
L’indagine è stata utile per mettere a punto le misure del decreto semplificazioni e continuerà a fornire una serie di dati importanti, dopo che sarà finito il lavoro di elaborazione da parte dell’Istat: quante ore sono state necessarie per le verifiche, in quanti casi il controllo ha richiesto personale nella sede dell’azienda, quanti addetti dell’impresa hanno dovuto seguirli.
Decreto semplificazioniAnche sulla base di queste analisi, il Governo metterà a punto i nuovi regolamenti sui controlli fiscali.
Come è noto, ci sono alcune norme specifiche già contenute nel decreto semplificazioni definitivamente approvato lo scorso 3 febbraio dal consiglio dei ministri: molti controlli diventano successivi, e non preventivi, alla nascita di nuove imprese e ogni amministrazione pubblicherà sul proprio sito la lista dei controlli per ogni tipologia di azienda.
Ci sarà una sola autorizzazione ambientale per le Pmi (che oggi per gli oneri burocratici di questo tipo spendono circa 1,3 miliardi di euro all’anno). La banca dati nazionale dei contratti pubblici consentirà una serie di semplificazioni in materia di contratti pubblici: in questo modo il Governo calcola che le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi vivi della gestione amministrativa oltre 140 milioni di euro all’anno.
Sovrapposizioni nei controlliI regolamenti che arriveranno prevederanno altre misure, e saranno utili alle imprese per capire esattamente in che modo si possono semplificare le procedure e come si svolgeranno i controlli. Al momento sono undici gli Enti che si occupano delle diverse verifiche nelle imprese, e non mancano sovrapposizioni.
Prendiamo i controlli ambientali: possono intervenire il Comando della tutela per l’ambiente dei Carabinieri (inquinamento, rifiuti, scarichi); il Nucleo anti-sofisticazioni sempre dei Carabinieri (per il settore agroalimentare); il Corpo Forestale (abusivismo, inquinamento, frodi alimentari, rifiuti); l’Arpa e le Asl, entrambe competenti per la salubrità dei luoghi di lavoro; la Polizia Municipale (igiene e rispetto ambientale nelle attività commerciali).
Così come per i controlli di tipo fiscale sono competenti l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’INPS (sulla parte previdenziale), agenzia delle Dogane (importazione ed esportazione merci).
Oppure ancora in materia di sicurezza sul lavoro, oltre alle già citate Arpa e Asl, che verificano in particolare la parte relativa alle condizioni igieniche, possono effettuare controlli i Vigili del Fuoco e l’INAIL.
I generale, i controlli si baseranno sul principio della proporzionalità, in base al quale i controlli sono diversificati a seconda delle caratteristiche dell’azienda, alla sua attività, agli effetti rischi relativi ai diversi settori o alle diverse tipologie di aziende.

L'indagine sui controlli fiscali alle imprese: cosa cambierà con il decreto semplificazioni
Semplicità, efficienza e proporzionalità al rischio: sono le linee guida degli interventi con cui il Governo vuole intervenire per razionalizzare i controlli alle imprese. Lo prevede il decreto semplificazioni, che sarà seguito da appositi regolamenti di semplificazione.
E si può ben dire che di semplificazioni in materia di controlli alle imprese ce ne fosse bisogno: nel 2011 un’azienda italiana su tre ha subito una qualche forma di controllo da parte delle 11 diverse autorità che possono adempiere per conto dello Stato a questa funzione.
I dati, in corso di elaborazione da parte dell’Istat, si ricavano da un’indagine del ministero della Pubblica Amministrazione su un campione di 1500 imprese fra i 5 e i 249 addetti, alla fine del 2011. Il risultato complessivo dell’indagine è che nel 2011 il 37% delle imprese ha dovuto rispondere ad almeno una verifica.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');
L’indagine è stata utile per mettere a punto le misure del decreto semplificazioni e continuerà a fornire una serie di dati importanti, dopo che sarà finito il lavoro di elaborazione da parte dell’Istat: quante ore sono state necessarie per le verifiche, in quanti casi il controllo ha richiesto personale nella sede dell’azienda, quanti addetti dell’impresa hanno dovuto seguirli.
Decreto semplificazioniAnche sulla base di queste analisi, il Governo metterà a punto i nuovi regolamenti sui controlli fiscali.
Come è noto, ci sono alcune norme specifiche già contenute nel decreto semplificazioni definitivamente approvato lo scorso 3 febbraio dal consiglio dei ministri: molti controlli diventano successivi, e non preventivi, alla nascita di nuove imprese e ogni amministrazione pubblicherà sul proprio sito la lista dei controlli per ogni tipologia di azienda.
Ci sarà una sola autorizzazione ambientale per le Pmi (che oggi per gli oneri burocratici di questo tipo spendono circa 1,3 miliardi di euro all’anno). La banca dati nazionale dei contratti pubblici consentirà una serie di semplificazioni in materia di contratti pubblici: in questo modo il Governo calcola che le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi vivi della gestione amministrativa oltre 140 milioni di euro all’anno.
Sovrapposizioni nei controlliI regolamenti che arriveranno prevederanno altre misure, e saranno utili alle imprese per capire esattamente in che modo si possono semplificare le procedure e come si svolgeranno i controlli. Al momento sono undici gli Enti che si occupano delle diverse verifiche nelle imprese, e non mancano sovrapposizioni.
Prendiamo i controlli ambientali: possono intervenire il Comando della tutela per l’ambiente dei Carabinieri (inquinamento, rifiuti, scarichi); il Nucleo anti-sofisticazioni sempre dei Carabinieri (per il settore agroalimentare); il Corpo Forestale (abusivismo, inquinamento, frodi alimentari, rifiuti); l’Arpa e le Asl, entrambe competenti per la salubrità dei luoghi di lavoro; la Polizia Municipale (igiene e rispetto ambientale nelle attività commerciali).
Così come per i controlli di tipo fiscale sono competenti l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’INPS (sulla parte previdenziale), agenzia delle Dogane (importazione ed esportazione merci).
Oppure ancora in materia di sicurezza sul lavoro, oltre alle già citate Arpa e Asl, che verificano in particolare la parte relativa alle condizioni igieniche, possono effettuare controlli i Vigili del Fuoco e l’INAIL.
I generale, i controlli si baseranno sul principio della proporzionalità, in base al quale i controlli sono diversificati a seconda delle caratteristiche dell’azienda, alla sua attività, agli effetti rischi relativi ai diversi settori o alle diverse tipologie di aziende.

L'indagine sui controlli fiscali alle imprese: cosa cambierà con il decreto semplificazioni
Semplicità, efficienza e proporzionalità al rischio: sono le linee guida degli interventi con cui il Governo vuole intervenire per razionalizzare i controlli alle imprese. Lo prevede il decreto semplificazioni, che sarà seguito da appositi regolamenti di semplificazione.
E si può ben dire che di semplificazioni in materia di controlli alle imprese ce ne fosse bisogno: nel 2011 un’azienda italiana su tre ha subito una qualche forma di controllo da parte delle 11 diverse autorità che possono adempiere per conto dello Stato a questa funzione.
I dati, in corso di elaborazione da parte dell’Istat, si ricavano da un’indagine del ministero della Pubblica Amministrazione su un campione di 1500 imprese fra i 5 e i 249 addetti, alla fine del 2011. Il risultato complessivo dell’indagine è che nel 2011 il 37% delle imprese ha dovuto rispondere ad almeno una verifica.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');
L’indagine è stata utile per mettere a punto le misure del decreto semplificazioni e continuerà a fornire una serie di dati importanti, dopo che sarà finito il lavoro di elaborazione da parte dell’Istat: quante ore sono state necessarie per le verifiche, in quanti casi il controllo ha richiesto personale nella sede dell’azienda, quanti addetti dell’impresa hanno dovuto seguirli.
Decreto semplificazioniAnche sulla base di queste analisi, il Governo metterà a punto i nuovi regolamenti sui controlli fiscali.
Come è noto, ci sono alcune norme specifiche già contenute nel decreto semplificazioni definitivamente approvato lo scorso 3 febbraio dal consiglio dei ministri: molti controlli diventano successivi, e non preventivi, alla nascita di nuove imprese e ogni amministrazione pubblicherà sul proprio sito la lista dei controlli per ogni tipologia di azienda.
Ci sarà una sola autorizzazione ambientale per le Pmi (che oggi per gli oneri burocratici di questo tipo spendono circa 1,3 miliardi di euro all’anno). La banca dati nazionale dei contratti pubblici consentirà una serie di semplificazioni in materia di contratti pubblici: in questo modo il Governo calcola che le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi vivi della gestione amministrativa oltre 140 milioni di euro all’anno.
Sovrapposizioni nei controlliI regolamenti che arriveranno prevederanno altre misure, e saranno utili alle imprese per capire esattamente in che modo si possono semplificare le procedure e come si svolgeranno i controlli. Al momento sono undici gli Enti che si occupano delle diverse verifiche nelle imprese, e non mancano sovrapposizioni.
Prendiamo i controlli ambientali: possono intervenire il Comando della tutela per l’ambiente dei Carabinieri (inquinamento, rifiuti, scarichi); il Nucleo anti-sofisticazioni sempre dei Carabinieri (per il settore agroalimentare); il Corpo Forestale (abusivismo, inquinamento, frodi alimentari, rifiuti); l’Arpa e le Asl, entrambe competenti per la salubrità dei luoghi di lavoro; la Polizia Municipale (igiene e rispetto ambientale nelle attività commerciali).
Così come per i controlli di tipo fiscale sono competenti l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’INPS (sulla parte previdenziale), agenzia delle Dogane (importazione ed esportazione merci).
Oppure ancora in materia di sicurezza sul lavoro, oltre alle già citate Arpa e Asl, che verificano in particolare la parte relativa alle condizioni igieniche, possono effettuare controlli i Vigili del Fuoco e l’INAIL.
I generale, i controlli si baseranno sul principio della proporzionalità, in base al quale i controlli sono diversificati a seconda delle caratteristiche dell’azienda, alla sua attività, agli effetti rischi relativi ai diversi settori o alle diverse tipologie di aziende.

Per i nati negli ultimi 20 anni, Internet è praticamente un dato di fatto: quello che è inizialmente stato un servizio per pochi è in modo rapido diventato d’accesso immediato e gratuito per tutti, al punto che proprio tale accesso è stato paragonato a un diritto umano. Gli ultimi anni ci hanno abituato a una rete aperta, spesso libera dall’intervento delle autorità (tranne casi particolari relativi a piattaforme ben precise o governi particolarmente “sensibili”): ma tutto questo è destinato a durare? Quelli che ricorderemo come i tempi d’oro di Internet sono destinati a finire? Tech Republic ha provato a rispondere a tali domande, individuando una serie di minacce più o meno concrete alla rete così come la conosciamo oggi.
Le prime due sono strettamente legate tra loro, visto che si parla di leggi e censura: gli ultimi arrivati SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) hanno causato un’ondata di proteste dentro e fuori gli Stati Uniti, in grado almeno per ora di limitare i danni. Ma siamo sicuri che tali provvedimenti possano considerarsi davvero scomparsi? Mentre anche in Italia iniziano a esserci segnali inquietanti (per fortuna anche in questo caso respinti), la risposta alla domanda è difficile: come ci suggerisce la fonte, “mai sottovalutare il potere dei governi nel distruggere ciò che tentano di proteggere, portando leggi e ordine in Internet”.
Veniamo poi alla censura: si potrebbe pensare che sia universalmente ritenuta un qualcosa di sbagliato, e invece un sondaggio BBC World Service ha dimostrato che “solo” il 53% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che Internet non debba essere controllata dai governi. Percentuale vicina al 50% e quindi pericolosamente in bilico verso quella che potrebbe diventare una richiesta di censura proveniente dal basso: ipotesi fantascientifica? Chissà, ma anche in questo caso mai sottovalutare la conseguenze di eventi particolari. Per quanto riguarda la pericolosità della censura del resto, basta rivolgere il proprio sguardo alla Cina per vedere come Internet può essere ridotta con un controllo del genere.
Parliamo poi di tasse: si può tassare Internet? Al di fuori della rete esistono quelle sui prodotti “peccaminosi” come fumo e alcool, e cosa sfruttare soprattutto in tempi di crisi se non il peccato per antonomasia, cioè la pornografia? Anche lo stesso e-commerce potrebbe essere impattato da eventuali decisioni in termini di tasse, con governi e autorità che in passato hanno dimostrato ogni tanto di volerci provare nel regolare (come sopra, leggere “possibilmente rovinare”) in qualche modo le compravendite di beni online effettuate tra diversi Paesi.
Interessanti poi anche gli aspetti relativi alla gestione della banda, in particolare nell’articolo tradotti in termini di bandwidth cap ma ancora più preoccupanti se visti come possibili minacce alla Net Neutrality. La possibilità che ci siano privilegi per contenuti ritenuti “degni” di essere promossi a discapito di altri ritenuti meno meritevoli, e sappiamo tutti di cosa stiamo parlando, è uno dei pericoli più concreti per la rete. Chi dovrebbe prendere decisioni in merito? In base a quali elementi? Tutto da vedere, e anche in questo caso con impatto potenzialmente devastante su Internet come la conosciamo adesso.
Non sarei invece troppo preoccupato dallo spettro dell’accesso Wi-Fi non più libero: per intenderci, quello sul modello delle grandi catene come Starbucks, dove col proprio dispositivo è possibile collegarsi alla rete senza spendere soldi. Il motivo sta nella concorrenza: se un giorno qualcuno dovesse decidermi di farmi pagare, potrei sempre rivolgermi a qualcun altro. Discorso diverso invece per le situazioni di monopolio (per esempio ferrovie e aereoporti) o peggio ancora nel caso in cui soggetti teoricamente in concorrenza dovessero fare cartello: questo sì che sarebbe disastroso.
Un’altra possibile minaccia secondo Tech Republic è quella costituita dal ritorno di fiamma per il modello di sottoscrizione a pagamento: le avvisaglie sia in Italia che all’estero ci sono tutte, e quello che era stato bocciato a favore del modello free con introiti pubblicitari potrebbe clamorosamente vedere un passo indietro, obbligando quindi gli iscritti a un servizio a pagare per poter continuare a farne uso. Potrebbero essere siti web, ma anche piattaforme come Skype, anche se come nel caso di Wi-Fi la concorrenza è al momento vista come possibile ancora di salvezza.
Siamo poi al punto relativo alla privacy: mai come di recente, le persone sono state letteralmente sotto assedio. I motori di ricerca raccolgono e collegano le nostre preferenze, i social network fanno incetta di tutto ciò che ci riguardi, e come se non bastasse gli hacker si divertono a irrompere nei vari servizi presenti sulla rete per rubare dati personali nei modi più variopinti possibili. In tutto questo s’inseriscono anche gli immancabili governi con le loro ricerche più o meno segrete: l’ultima minaccia è costituita da Einstein 3, una sorta di sistema in grado di prevedere il male prima che accada (tipo Minority Report, ma senza precog) analizzando anche il traffico dati delle reti private.
Internet così com’è piace sicuramente a molti, ma il tempo che le resta nella forma attuale sembra essere sempre più scarso. Se da un lato ci sono provvedimenti necessari, come quello legato all’annoso problema della violazione del copyright con la pirateria, ad affiancarli troviamo anche tanti tentativi più o meno maldestri di dare una regolata a un qualcosa che di fatto non ne ha bisogno, ma anzi trae beneficio dalla propria struttura aperta. Un gioco che verrà effettuato nei prossimi tempi e che potrebbe rivoluzionare completamente Internet decretando la fine dei suoi tempi d’oro.
Cosa ne pensate? Credete che sia tutto frutto di una visione catastrofica? Credete ci siano altre minacce ben più serie? Fatecelo sapere nei commenti.
Foto | Flickr
I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire? é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 18:00 di lunedì 06 febbraio 2012.

![]() | ![]() |

Evgeny Morozov è un esperto della rete da sempre piuttosto critico sulle possibilità miracolose del web di portare la democrazia nei Paesi dove tiranneggiano governi autoritari. E vede internet sia come una risorsa straordinaria, ma anche come un potente strumento di controllo nelle mani dei governi e di chi già detiene il potere. Ma non ha parlato tanto di questo nel pezzo pubblicato sul New York Times il 4 febbraio scorso: bensì della morte di un certo web libero, più votato al cazzeggio che al “getting things done”, al “portare a termine le cose” come lo descrive lui.
Insomma, dagli anni novanta, quando internet era un territorio inesplorato - e quella sensazione di terra vergine, di nuova frontiera si rifletteva anche nei nomi dei browser: Explorer, Navigator… - si è passati a un terreno mappato in ogni suo angolo, e in cui i padroni del vapore - due nomi: Google e Facebook - sono riusciti ad uccidere il cyberflâneur, il “gentiluomo che vaga per le vie cittadine” senza una ragione, che osserva senza essere visto lo scorrere della vita nelle strade (digitali).
C’è un bel parallelo che Morozov riesce a tracciare tra la Parigi del XIX secolo - quella che vedrà progressivamente sparire il flâneur - e internet dalla seconda metà degli anni novanta in poi, dove è avvenuto lo stesso fenomeno. Ma con il cyberflâneur
Nella seconda metà del 19° secolo Parigi sperimentò ampi cambiamenti. Sia dal punto di vista architettonico che urbanistico gli interventi del Barone Haussmann nell’epoca di Napoleone III cambiarono lo scenario profondamente: la demolizione delle strette vie medievali, la costruzione di edifici destinati all’amministrazione, la realizzazione di vasti, ariosi, aperti boulevard (realizzati in parte per motivi igienici, in parte per impedire la costruzione di barricate), la diffusione dell’illuminazione stradale con lampioni a gas, trasformarono radicalmente la città. (…) Questa razionalizzazione della vita in città spedì i flâneur nell’underground, costringendoli in una specie di “flaneurismo interiore” che raggiunse il suo apice nell’autoesilio che si era imposto - nella sua stanza - Marcel Proust (ironia della sorte: una stanza proprio in boulevard Haussmann).
Qualcosa di simile è accaduto con internet. Che ha perso la sua originaria identità giocosa, non è più un posto per gironzolare, ma un posto per portare a termine delle mansioni. Difficilmente qualcuno “surfa” ancira sul web. La popolarità del “paradigma app” che su smartphone e tablet ci aiuta a fare quel che dobbiamo senza nemmeno aprire una finestra del browser, ha reso la cyberflânerie meno probabile.
Morozov individua - oltre a Google - un altro “Barone Haussmann” nel web contemporaneo. E si chiama Facebook…
Tutto ciò che rendeva possibile la cyberflânerie - solitudine e personalità, anonimato e opacità, mistero e doppiezza, curiosità e capacità di prendersi rischi - è sotto assalto da parte di quella società. E non è una società qualunque: con 845 milioni di user attivi in tutto il mondo, è molto probabile che dove va Facebook, vada anche internet. È facile dare la colpa di tutto questo al modello di Business di Facebook (la perdita dell’anonimato online permette di fare più soldi con la pubblicità) ma il problema è più complesso. Facebook sembra ritenere che gli ingredienti basi della flânerie debbano sparire. “Vogliamo che tutto diventi social” ha spiegato Sheryl Sandberg, alcuni mesi fa
L’idea che tutto debba essere “social” che tutto debba essere fruito, condiviso, fatto sapere al numero più alto possibile di “amici” nasconde una tirannia della maggioranza? È abbastanza evidente, secondo Morozov, che aggiunge
È l’idea che l’esperienza individuale sia qualcosa di inferiore all’esperienza collettiva che ha ispirato la svolta di Facebook verso il “frictionless sharing”
Per frictionless sharing si intendono ad esempio i social reader che molti di noi già utilizzano: per esempio quello del Washington Post, o quello del Guardian. Leggi un pezzo sul WP? Senza neanche bisogno di un clic sul pulsante di “like” o di “share”, la notizia che tu abbia letto quell’articolo apparirà nel tuo stream.
Sempre a quanto scrive Morozov, il lato peggiore una volta che questo schema di frictionless sharing sarà completamente operativo (per cui oltre che per i siti di news, anche per musica, film, ecc) sarà nella chiusura verso il resto del mondo, per cui probabilmente leggeremo tutto su Facebook, senza nemmeno uscire dal social network (domanda: e se a quel punto Facebook avesse “inghiottito” il resto del web?).
Conclude Morozov:
il punto centrale nel vagabondaggio del flâneur è che lui non sa che cosa gli interessi. Come scritto da Franz Hessel, autore tedesco e collaboratore di Walter Benjamin, “per dedicarsi alla flânerie, non bisogna avere le idee tropo chiare in testa”. Messo tutto ciò a confronto con l’universo altamente deterministico di Facebook, fa sembrare sovversivi persino gli slogan Microsoft anni novanta come “Dove vuoi andare oggi?”. Chi si farebbe una domanda del genere all’epoca di Facebook?
Via | NYT
Foto | Flickr
In morte del cyberflâneur: Evgeny Morozov sul New York Times é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 17:03 di lunedì 06 febbraio 2012.

![]() | ![]() |

Maltempo e danni per commercianti, produttori e imprese agricole: su tutti la minaccia di interruzione della fornitura di gas
Il maltempo ha causato ingenti danni alle imprese italiane, ma il peggio non è passato: l’allarme neve potrebbe trasformarsi in emergenza gas per le aziende con un contratto da “cliente interrompibile”, e quindi a serio rischio di approvvigionamento: lo ha spiegato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni.
L’emergenza gas assume particolare rilievo per le aziende che già stanno patendo danni economici su altri fronti: bilancio pesante soprattutto per le imprese agricole, con decine di milioni di danni e grandi quantità di merce perduta.
Pesano per tutti le difficoltà di trasporto dei prodotti per la vendita al dettaglio (in un Paese in cui viaggia su strada quasi il 90% delle merci) e delle materie prime, e soffrono le aziende che poggiano su una rete di vendita e personale in movimento.
Ma partiamo dal capitolo relativo all’approvvigionamento del gas. Il problema è rappresentato dal fatto che l’ondata di gelo non ha colpito solo l’Italia, ma anche altri Paesi europei, ad esempio la Russia, che è un grande fornitore di gas della Penisola (attraverso Gazprom). Quindi si incrociano un picco di consumi, 440 milioni di metri cubi al giorno, con un problema di approvvigionamento dalla Russia, che a sua volta è colpita da un’ondata di freddo e ha annunciato un calo di forniture per l’Italia.
Scaroni ha spiegato che l’Eni ha fatto fronte alla situazione aumentando le importazioni dall’Algeria e dal Nord Europa. Tutto a posto fino a mercoledì, dunque, ma da giovedì potrebbero iniziare i problemi.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, sottolinea che anche in questa fase critica la situazione è ben monitorata.
Contratti interrompibiliResta il fatto che l’allarme di Scaroni preoccupa le imprese. Sono due le cose che potrebbero succedere: l’ipotesi peggiore è quella di lasciare senza gas i clienti interrompibili, ovvero quelle aziende che per contratto accettano il rischio di interruzione della fornitura in cambio di bollette più leggere.
Un’altra soluzione allo studio è quella di bruciare olio combustibile, invece che gas metano, nelle centrali termoelettriche per una settimana cosa che normalmente non si fa perché si tratta di una soluzione altamente inquinante.
Le prossime ore saranno decisive per capire quali misure di emergenza verranno intraprese, essendo prevista una riunione al ministero dello Sviluppo Economico per oggi, lunedì 6 febbraio.
Intanto, le aziende dichiarano la loro preoccupazione (è già successo in passato che si verificassero interruzioni delle forniture).
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, esprime preoccupazione per una situazione che «rischia di diventare critica»: «giovedì ci potrebbe essere la decisione di interrompere le aziende e su questo noi richiamiamo l’attenzione, perché le imprese hanno già subito gli scioperi dei Tir e in alcune aree del Paese l’impossibilitá di spedire la merce per problemi di maltempo. Se a questo si dovesse aggiungere anche questo, il rischio è di creare una forte penalizzazione per le imprese».
Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che a causa del maltempo non funziona il rigassificatore di Rovigo, al largo delle coste venete. Adriatic Lng, gestore del terminale, spiega che il mare grosso e le condizioni meteo hanno «avuto impatti sul programma di ormeggio delle navi metaniere per motivi di sicurezza» e di conseguenza «il volume di gas inviato nella rete nazionale gasdotti è stato ridotto». La ripresa delle normali attività dipenderà dall’evoluzione del meteo.
I danni all’agricolturaInfine, i danni a uno dei settori maggiormente colpiti dal maltempo, l’agricoltura. La Cia, confederazione italiana agricoltori, stima danni per 100 milioni di euro (stima analoga da parte della Coldiretti): ci sono circa 50mila imprese agricole paralizzate, ci sono 100mila tonnellate di ortofrutta, 200mila litri di latte, un milione di uova e quasi 2mila tonnellate tra carni bovine, suine e avicole bloccate sulle strade e nelle aziende. E ancora: danneggiati o distrutti il 5% tra alberi da frutta, olivi e viti e ben il 10% delle strutture aziendali, fra serre, stalle, magazzini, cascine e ripostigli. E c’è un’impennata dei consumi di gasolio agricolo per il riscaldamento delle serre e delle strutture aziendali.
Tutto questo rischia di provocare una nuova ondata di speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari.

Maltempo e danni per commercianti, produttori e imprese agricole: su tutti la minaccia di interruzione della fornitura di gas
Il maltempo ha causato ingenti danni alle imprese italiane, ma il peggio non è passato: l’allarme neve potrebbe trasformarsi in emergenza gas per le aziende con un contratto da “cliente interrompibile”, e quindi a serio rischio di approvvigionamento: lo ha spiegato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni.
L’emergenza gas assume particolare rilievo per le aziende che già stanno patendo danni economici su altri fronti: bilancio pesante soprattutto per le imprese agricole, con decine di milioni di danni e grandi quantità di merce perduta.
Pesano per tutti le difficoltà di trasporto dei prodotti per la vendita al dettaglio (in un Paese in cui viaggia su strada quasi il 90% delle merci) e delle materie prime, e soffrono le aziende che poggiano su una rete di vendita e personale in movimento.
if (typeof(et_ord)=='undefined')
et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000);
if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1;
document.write('');
Ma partiamo dal capitolo relativo all’approvvigionamento del gas. Il problema è rappresentato dal fatto che l’ondata di gelo non ha colpito solo l’Italia, ma anche altri Paesi europei, ad esempio la Russia, che è un grande fornitore di gas della Penisola (attraverso Gazprom). Quindi si incrociano un picco di consumi, 440 milioni di metri cubi al giorno, con un problema di approvvigionamento dalla Russia, che a sua volta è colpita da un’ondata di freddo e ha annunciato un calo di forniture per l’Italia.
Scaroni ha spiegato che l’Eni ha fatto fronte alla situazione aumentando le importazioni dall’Algeria e dal Nord Europa. Tutto a posto fino a mercoledì, dunque, ma da giovedì potrebbero iniziare i problemi.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, sottolinea che anche in questa fase critica la situazione è ben monitorata.
Contratti interrompibiliResta il fatto che l’allarme di Scaroni preoccupa le imprese. Sono due le cose che potrebbero succedere: l’ipotesi peggiore è quella di lasciare senza gas i clienti interrompibili, ovvero quelle aziende che per contratto accettano il rischio di interruzione della fornitura in cambio di bollette più leggere.
Un’altra soluzione allo studio è quella di bruciare olio combustibile, invece che gas metano, nelle centrali termoelettriche per una settimana cosa che normalmente non si fa perché si tratta di una soluzione altamente inquinante.
Le prossime ore saranno decisive per capire quali misure di emergenza verranno intraprese, essendo prevista una riunione al ministero dello Sviluppo Economico per oggi, lunedì 6 febbraio.
Intanto, le aziende dichiarano la loro preoccupazione (è già successo in passato che si verificassero interruzioni delle forniture).
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, esprime preoccupazione per una situazione che «rischia di diventare critica»: «giovedì ci potrebbe essere la decisione di interrompere le aziende e su questo noi richiamiamo l’attenzione, perché le imprese hanno già subito gli scioperi dei Tir e in alcune aree del Paese l’impossibilitá di spedire la merce per problemi di maltempo. Se a questo si dovesse aggiungere anche questo, il rischio è di creare una forte penalizzazione per le imprese».
Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che a causa del maltempo non funziona il rigassificatore di Rovigo, al largo delle coste venete. Adriatic Lng, gestore del terminale, spiega che il mare grosso e le condizioni meteo hanno «avuto impatti sul programma di ormeggio delle navi metaniere per motivi di sicurezza» e di conseguenza «il volume di gas inviato nella rete nazionale gasdotti è stato ridotto». La ripresa delle normali attività dipenderà dall’evoluzione del meteo.
I danni all’agricolturaInfine, i danni a uno dei settori maggiormente colpiti dal maltempo, l’agricoltura. La Cia, confederazione italiana agricoltori, stima danni per 100 milioni di euro (stima analoga da parte della Coldiretti): ci sono circa 50mila imprese agricole paralizzate, ci sono 100mila tonnellate di ortofrutta, 200mila litri di latte, un milione di uova e quasi 2mila tonnellate tra carni bovine, suine e avicole bloccate sulle strade e nelle aziende. E ancora: danneggiati o distrutti il 5% tra alberi da frutta, olivi e viti e ben il 10% delle strutture aziendali, fra serre, stalle, magazzini, cascine e ripostigli. E c’è un’impennata dei consumi di gasolio agricolo per il riscaldamento delle serre e delle strutture aziendali.
Tutto questo rischia di provocare una nuova ondata di speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari.

Maltempo e danni per commercianti, produttori e imprese agricole: su tutti la minaccia di interruzione della fornitura di gas
Il maltempo ha causato ingenti danni alle imprese italiane, ma il peggio non è passato: l’allarme neve potrebbe trasformarsi in emergenza gas per le aziende con un contratto da “cliente interrompibile”, e quindi a serio rischio di approvvigionamento: lo ha spiegato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni.
L’emergenza gas assume particolare rilievo per le aziende che già stanno patendo danni economici su altri fronti: bilancio pesante soprattutto per le imprese agricole, con decine di milioni di danni e grandi quantità di merce perduta.
Pesano per tutti le difficoltà di trasporto dei prodotti per la vendita al dettaglio (in un Paese in cui viaggia su strada quasi il 90% delle merci) e delle materie prime, e soffrono le aziende che poggiano su una rete di vendita e personale in movimento.
if (typeof(et_ord)=='undefined')
et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000);
if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1;
document.write('');
Ma partiamo dal capitolo relativo all’approvvigionamento del gas. Il problema è rappresentato dal fatto che l’ondata di gelo non ha colpito solo l’Italia, ma anche altri Paesi europei, ad esempio la Russia, che è un grande fornitore di gas della Penisola (attraverso Gazprom). Quindi si incrociano un picco di consumi, 440 milioni di metri cubi al giorno, con un problema di approvvigionamento dalla Russia, che a sua volta è colpita da un’ondata di freddo e ha annunciato un calo di forniture per l’Italia.
Scaroni ha spiegato che l’Eni ha fatto fronte alla situazione aumentando le importazioni dall’Algeria e dal Nord Europa. Tutto a posto fino a mercoledì, dunque, ma da giovedì potrebbero iniziare i problemi.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, sottolinea che anche in questa fase critica la situazione è ben monitorata.
Contratti interrompibiliResta il fatto che l’allarme di Scaroni preoccupa le imprese. Sono due le cose che potrebbero succedere: l’ipotesi peggiore è quella di lasciare senza gas i clienti interrompibili, ovvero quelle aziende che per contratto accettano il rischio di interruzione della fornitura in cambio di bollette più leggere.
Un’altra soluzione allo studio è quella di bruciare olio combustibile, invece che gas metano, nelle centrali termoelettriche per una settimana cosa che normalmente non si fa perché si tratta di una soluzione altamente inquinante.
Le prossime ore saranno decisive per capire quali misure di emergenza verranno intraprese, essendo prevista una riunione al ministero dello Sviluppo Economico per oggi, lunedì 6 febbraio.
Intanto, le aziende dichiarano la loro preoccupazione (è già successo in passato che si verificassero interruzioni delle forniture).
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, esprime preoccupazione per una situazione che «rischia di diventare critica»: «giovedì ci potrebbe essere la decisione di interrompere le aziende e su questo noi richiamiamo l’attenzione, perché le imprese hanno già subito gli scioperi dei Tir e in alcune aree del Paese l’impossibilitá di spedire la merce per problemi di maltempo. Se a questo si dovesse aggiungere anche questo, il rischio è di creare una forte penalizzazione per le imprese».
Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che a causa del maltempo non funziona il rigassificatore di Rovigo, al largo delle coste venete. Adriatic Lng, gestore del terminale, spiega che il mare grosso e le condizioni meteo hanno «avuto impatti sul programma di ormeggio delle navi metaniere per motivi di sicurezza» e di conseguenza «il volume di gas inviato nella rete nazionale gasdotti è stato ridotto». La ripresa delle normali attività dipenderà dall’evoluzione del meteo.
I danni all’agricolturaInfine, i danni a uno dei settori maggiormente colpiti dal maltempo, l’agricoltura. La Cia, confederazione italiana agricoltori, stima danni per 100 milioni di euro (stima analoga da parte della Coldiretti): ci sono circa 50mila imprese agricole paralizzate, ci sono 100mila tonnellate di ortofrutta, 200mila litri di latte, un milione di uova e quasi 2mila tonnellate tra carni bovine, suine e avicole bloccate sulle strade e nelle aziende. E ancora: danneggiati o distrutti il 5% tra alberi da frutta, olivi e viti e ben il 10% delle strutture aziendali, fra serre, stalle, magazzini, cascine e ripostigli. E c’è un’impennata dei consumi di gasolio agricolo per il riscaldamento delle serre e delle strutture aziendali.
Tutto questo rischia di provocare una nuova ondata di speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari.
Arriva Volunia, il motore d’esplorazione del Web. A presentarlo questa mattina è il padre fondatore Massimo Marchiori, già inventore del concetto di Pagerank, il quale mira a una nuova modalità per vivere Internet: un motore di ricerca che sia anche social e che faccia della community il suo punto di forza.
Volunia rivoluziona il mondo dei motori di ricerca, ma anche quello dei social network, svincolandolo da quei paletti invisibili che sono stati imposti da colossi come Google e Facebook. L’esperienza di utilizzo diventa un tutt’uno con l’utente, che può così ricercare informazioni alimentando una community, generando contenuti condivisi.
La struttura di Volunia si basa sul concetto di “Seek & Meet“, ricercare e incontrare. Oltre a fornire i risultati su un determinato sito, infatti, Volunia mostra una mappa concettuale dello stesso, indicando quali argomenti, link o quant’altro gli altri utenti stiano visualizzando. E proprio con le persone connesse è possibile interagire scambiando opinioni, stringendo amicizie o fondando vere e proprie comunità virtuali. In altre parole, la ricerca si traduce in un tracciato visivo, la navigazione in un’occasione di socializzazione.
Una startup, presentata stamane a Padova, che non vuole essere però l’antitesi a Google e Facebook, anche se negli intenti parrebbe ripudiarli. Lo sottolinea lo stesso Marchiori, il quale conferma come Volunia non si proporrà in antitesi al colosso della ricerca mondiale, bensì proporrà un servizio semplicemente alternativo e, a suo avviso, più completo. Sui social network, tuttavia, l’impeto appare ben più battagliero:
«Il social network come si intende oggi è una gabbia in cui ci si rinchiude per poter interagire. Volunia rompe questa gabbia, e permette di fare amicizie in base ai reali interessi. Sì, il nostro motore di ricerca è una rivoluzione: adesso si potrà fare amicizia come nella vita, in un luogo di interesse comune. Che qui sarà il sito che si sta visitando insieme»
Molta curiosità ha destato l’annuncio di questo nuovo servizio innovativo, al momento destinato solo a un piccolo pubblico di selezionatissimi beta-tester. Non mancano nemmeno i dubbi, sollevati da molti su uno dei tanti torrenti concettuali che compongono Twitter: ricerca e navigazione sono nella totalità fatti privati – basti pensare a informazioni imbarazzanti o pruriginose – perché volerli condividere con il mondo? Non resta che attendere l’apertura a tutti di Volunia per scoprire se si tratta di critiche fondate o del tutto immotivate.

